Ambiente

Oltre il turismo, il ruolo politico dei parchi italiani

I parchi naturali italiani possono diventare molto più che spazi di tutela: vere infrastrutture culturali e civiche, luoghi di educazione, partecipazione e democrazia ambientale. Ma senza un nuovo linguaggio e una visione politica capace di raccontarli, il loro potenziale rischia di restare invisibile. Ripubblichiamo un estratto del volume “Parchi, l’arma segreta italiana. Valorizzare, curare e comunicare riserve naturali e territori” di Andrea Camaiora, edito per Editoriale Scientifica

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Ambiente

La comunicazione ambientale come strumento di dialogo

Nel pieno delle transizioni energetica e digitale, la comunicazione ambientale emerge come leva strategica per trasformare la crescente sensibilità degli italiani in comportamenti concreti, colmando il divario tra consapevolezza e azione attraverso dati, campagne istituzionali e un dialogo sempre più diretto tra istituzioni e cittadini. Proponiamo l’analisi di Domenico Repetto pubblicata su “EUROPA 2028 The European Magazine” anno I / n. 2

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Ambiente

Giuseppe Zollino: “Caso plutonio, Sogin ha rispettato tutte le procedure. Il nucleare di terza generazione? È la filiera energetica più sicura di tutte”

Parla il docente dell’Università di Padova: “È giusto che l’episodio al centro Enea di Casaccia sia stata messa in risalto, ma le procedure sono accurate: non parliamo di controlli a campione ma sistematici, di un monitoraggio costante per evitare anomalie che, sebbene rare, possono accadere”

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Ambiente

Sfruttamento risorse minerarie dei fondali marini: tempo di decidere

Tra poco più di un mese, si riunirà a Kingston, in Giamaica, il Consiglio dell’Autorità internazionale dei fondali marini (International Seabed Authority – ISA). Organizzazione un pò misteriosa e lontana dai riflettori, l’Autorità è l’organizzazione del sistema delle Nazioni Unite che gestisce e controlla tutte le attività relative all’esplorazione e allo sfruttamento delle risorse minerarie nella cosiddetta “Area”, la regione del fondale oceanico, pari a circa il 58% dell’intera superficie sottomarina degli oceani, fuori da qualsiasi giurisdizione nazionale. Ad oggi, lo 0,61% di questa superficie (pari a 1,47 milioni di km2) è oggetto di contratti di esplorazione e potenzialmente di futuro sfruttamento. Le risorse minerarie dell’Area sono “Patrimonio comune dell’umanità”: nessuno Stato può rivendicare diritti sovrani esclusivi su di essa o sulle sue risorse. Per questo, dal 2011, quando le capacità di esplorazione e di sfruttamento dei fondali marini hanno cominciato a uscire dallo stadio pionieristico, l’Organizzazione è impegnata in un complesso negoziato per l’adozione di un Regolamento sullo sfruttamento delle risorse minerarie di questa sconfinata regione sottomarina. Oggi, questo negoziato sembra ormai avvicinarsi a una conclusione. A marzo il Consiglio sarà chiamato a lavorare sul primo testo consolidato di una bozza di Regolamento. Quando questo sarà adottato, potrà aprirsi la strada all’estrazione dai fondali oceanici di una serie di minerali che includono cobalto, nichel, manganese, molibdeno, platino e titanio. Si tratta di risorse utili per la transizione energetica e digitale, ma rare e spesso concentrate in pochi Paesi, alcuni condizionati da instabilità politica e situazioni di conflitto, altri competitori geostrategici dell’occidente. Questi minerali hanno soprattutto la forma di noduli polimetallici posati sul fondale, per i quali la tecnologia di estrazione è relativamente più semplice, poiché consiste essenzialmente in un’attività di dragaggio sul fondo del mare. Le prossime riunioni del Consiglio non saranno facili. La questione più delicata riguarda la

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