Assoreca: bonifiche ambientali, un mercato da 43 miliardi

Assoreca porta alla Camera i numeri del settore: 3,5 miliardi di fatturato, 25mila occupati, oltre 36.800 siti da risanare. Il presidente Merlin chiede una riforma organica del Testo Unico Ambientale, modificato più di duecento volte in vent’anni. Il sottosegretario Barbaro: “Semplificare non vuol dire abbassare la guardia”.
Assoreca

Un mercato da 43 miliardi di euro che l’Italia rischia di lasciare inespresso per l’incertezza normativa e i tempi dilatati delle autorizzazioni. È il quadro emerso alla Camera dei Deputati, dove Assoreca ha presentato i dati del comparto delle bonifiche ambientali nel corso di un confronto istituzionale promosso dall’onorevole di Fratelli d’Italia Silvio Giovine, membro della commissione Attività produttive, in sinergia con Alessandro Benigno, Head of Corporate Communication di The Skill. All’incontro sono giunti i saluti del sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza energetica, Claudio Barbaro.

“Le bonifiche ambientali rappresentano una sfida decisiva per la competitività del sistema produttivo e per la capacità dell’Italia di attrarre investimenti. Restituire valore ai siti contaminati significa creare opportunità di sviluppo, favorire la rigenerazione dei territori e coniugare crescita economica e tutela dell’ambiente”, ha dichiarato l’onorevole Giovine, sottolineando la necessità di un confronto stabile con gli operatori del settore per rendere più efficaci e rapidi i processi di recupero delle aree interessate. “Ringrazio l’onorevole Giovine e il sottosegretario Barbaro per aver portato al centro del dibattito le istanze delle imprese impegnate nella tutela ambientale. Il dialogo con le istituzioni è fondamentale per consentire al settore di crescere e contribuire allo sviluppo del Paese”, ha affermato Angelo Merlin, presidente di Assoreca.

I numeri di Assoreca per un settore strategico

Il comparto vale oggi tre miliardi e mezzo di euro di fatturato annuo e impiega circa 25mila persone, a fronte di un potenziale di mercato stimato in 43 miliardi. In Italia sono oltre 36.800 i siti interessati da procedimenti di bonifica a livello regionale e comunale, per una superficie complessiva da risanare che supera i cinquecento milioni di metri quadrati tra siti di interesse nazionale e aree locali. Un patrimonio territoriale ancora in larga parte inespresso, che secondo le stime presentate genera, per ogni euro investito, oltre due euro di benefici in termini di salute pubblica, rigenerazione urbana e coesione sociale.

La richiesta di riforma

Al centro dell’intervento del presidente di Assoreca il tema della revisione normativa. “In questi anni il D.Lgs. 152/2006 è stato modificato oltre duecento volte. È necessario aprire una riflessione sul modello di codificazione ambientale più adatto alle sfide attuali. Una normativa moderna non è soltanto un’esigenza giuridica, ma una scelta strategica per la competitività, la sostenibilità e il futuro dell’Italia”, ha aggiunto Merlin. Quattro le priorità indicate per la riforma: l’adeguamento del quadro normativo alla revisione costituzionale degli articoli 9 e 41; l’aggiornamento degli allegati tecnici, con particolare attenzione ai contaminanti emergenti come i PFAS; il coordinamento tra le discipline della bonifica e del danno ambientale; l’introduzione di obblighi assicurativi o procedure di due diligence ambientale nelle operazioni di trasferimento d’impresa.

Assoreca e il nodo dei tempi certi

A chiudere i lavori è stato Gianni Andrea Mannucchi, consigliere di Assoreca, che ha evidenziato come l’incertezza sui tempi dei procedimenti rappresenti oggi il principale ostacolo agli investimenti nelle aree contaminate. “Servono tempi certi per le autorizzazioni e incentivi fiscali per chi investe nelle bonifiche, sul modello di quanto già avviene per la transizione energetica e digitale. Le aree da risanare possono diventare sede di data center, impianti per le energie rinnovabili e nuovi insediamenti produttivi, contribuendo a ridurre il consumo di suolo vergine”.

La posizione del Governo

Dal palco è arrivata anche la sponda dell’esecutivo. “Semplificare non significa abbassare la guardia sul fronte della protezione ambientale – ha sottolineato il sottosegretario Barbaro – significa, al contrario, renderla più efficace, più certa, più credibile. Il Governo è pienamente consapevole di questa sfida e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica sta lavorando con determinazione per costruire un quadro normativo che sappia coniugare rigore ambientale e competitività del sistema produttivo nazionale. In questo percorso, il contributo di Assoreca e delle realtà della filiera tecnico-scientifica che essa rappresenta è prezioso e non può essere ignorato”.

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