Un volume collettaneo edito da The Skill Press prova a fare sistema attorno a uno dei casi giudiziari più complessi e significativi nella storia del diritto ambientale italiano: il processo Miteni-PFAS, concluso con la sentenza della Corte d’Assise di Vicenza che ha segnato un punto di svolta nella giurisprudenza sulla contaminazione delle acque sotterranee da sostanze perfluoroalchiliche. Ambiente, impresa e salute nella sentenza PFAS. Dal rischio invisibile al giudizio penale raccoglie i contributi di quattro studiosi, Andrea Camaiora, Antonio Marcomini, Angelo Merlin e Andrea Sottani, che rappresentano altrettante discipline: comunicazione, chimica, diritto e idrogeologia. La scelta non è casuale: la vicenda PFAS è, per sua natura, un caso di frontiera, dove nessuna singola competenza basta a comprendere l’intera catena causale che va dall’inquinante invisibile alla condanna penale. Il volume nasce dagli interventi del convegno promosso dall’Università Ca’ Foscari di Venezia in apertura della XII edizione del Master in “Risanamento sostenibile dell’ambiente e bonifica dei siti contaminati”, e si propone come strumento di analisi per studiosi, professionisti, amministratori pubblici e operatori del settore.
Un caso paradigmatico
La contaminazione da PFAS nel Veneto — con epicentro nella zona compresa tra le province di Vicenza, Padova e Verona — ha esposto per decenni centinaia di migliaia di persone all’ingestione di acqua contaminata da sostanze ritenute persistenti, bioaccumulabili e potenzialmente cancerogene. La fonte principale è stata identificata nello stabilimento di Miteni SpA, società chimica attiva nella produzione di composti fluorurati. Il processo penale che ne è seguito ha sollevato questioni giuridiche di rilievo eccezionale: come si accerta il nesso causale quando gli effetti sulla salute sono diffusi, latenti e scientificamente dibattuti? Quali soglie di responsabilità si applicano all’impresa? Come si governa il rischio ambientale quando i meccanismi di allerta istituzionale hanno fallito? Sono domande che il volume non elude, ma affronta con metodo interdisciplinare: la ricostruzione idrogeologica della diffusione della contaminazione dialoga con l’analisi chimica delle molecole coinvolte, che a sua volta informa la lettura giuridica della causalità, mentre la dimensione comunicativa restituisce il quadro della percezione pubblica e della gestione mediatica della crisi.
Il valore della sentenza oltre l’aula
La Corte d’Assise di Vicenza ha prodotto una sentenza che il volume analizza non solo nei suoi aspetti tecnico-giuridici, ma anche come documento scientifico e sociale. Un giudizio penale su un caso ambientale di questa portata ha un valore che trascende il caso specifico: diventa precedente, linguaggio condiviso, strumento di governance. In un’epoca in cui la transizione ecologica accelera e la pressione regolatoria sulle imprese si intensifica a livello europeo, dalla direttiva sulle emissioni industriali al regolamento REACH, sapere come i tribunali valutano la responsabilità ambientale è informazione strategica per qualunque attore del sistema produttivo.




