Ambiente

Oltre il turismo, il ruolo politico dei parchi italiani

I parchi naturali italiani possono diventare molto più che spazi di tutela: vere infrastrutture culturali e civiche, luoghi di educazione, partecipazione e democrazia ambientale. Ma senza un nuovo linguaggio e una visione politica capace di raccontarli, il loro potenziale rischia di restare invisibile. Ripubblichiamo un estratto del volume “Parchi, l’arma segreta italiana. Valorizzare, curare e comunicare riserve naturali e territori” di Andrea Camaiora, edito per Editoriale Scientifica

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Ambiente

La comunicazione ambientale come strumento di dialogo

Nel pieno delle transizioni energetica e digitale, la comunicazione ambientale emerge come leva strategica per trasformare la crescente sensibilità degli italiani in comportamenti concreti, colmando il divario tra consapevolezza e azione attraverso dati, campagne istituzionali e un dialogo sempre più diretto tra istituzioni e cittadini. Proponiamo l’analisi di Domenico Repetto pubblicata su “EUROPA 2028 The European Magazine” anno I / n. 2

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Ambiente

Antropocene, intervista a Marco Galaverni (Wwf)

L’ennesimo extraterrestre, che per un guasto, o per fare pipì, dovesse fermarsi sul nostro pianeta, dopo esserci già stato, poniamo, un secolo fa, non avrebbe dubbi sul termine Antropocene, perché stavolta farebbe fatica a trovare un angolo dove riparare l’astronave, o liberarsi, senza essere avvistato. Composto dal greco àntropos, uomo, e kainòs, recente – dunque, età dell’uomo recente – il termine fotografa meglio di qualsiasi altro lo stato attuale della Terra: quei quasi nove miliardi di brulicante umanità, che saranno pure il segno del nostro successo come specie, ma, al tempo stesso, rendono il nostro futuro persino più precario di quello di tante altre che stiamo spingendo verso l’estinzione. Nonostante la sua evidente aderenza alla realtà, però, l’uso di Antropocene non ha ancora raggiunto lo status di parola universale. I geologi, veri titolari di questa classificazione, concordano nel considerarlo parte dell’Olocene, che è il secondo periodo del Quaternario, ed è cominciato circa 11500 anni fa, dopo l’ultima glaciazione. E ammettono che abbia una sua propria identità, perché segnala con chiarezza la recente capacità dell’Homo sapiens di lasciare sulla Terra tracce così profonde da potersi definire, appunto, geologiche, cioè capaci di durare per ere e di essere avvistate dallo spazio. Tuttavia, continuano a discutere sul momento dal quale farlo decorrere, il che vuol dire, in poche parole, quali impronte umane prendere in considerazione: se le emissioni in atmosfera, o la plastica, o il cemento, o la radioattività, o i rifiuti in generale. La verità è che, da un lato, è difficile dare termini precisi a un fenomeno del quale siamo insieme osservatori e protagonisti. Dall’altro, è impossibile ignorare che stiamo modificando per la prima volta, su scala globale, i meccanismi che regolano la vita sulla Terra. E allora, è meglio che a definire l’Antropocene sia proprio il bilancio del nostro impatto

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Ambiente

Oppenheimer, quando i fisici “conobbero il peccato”

Genio indiscusso del XX secolo della fisica quantistica. Era amante delle donne e della bella vita, americano per molti, spia comunista per altri, ma soprattutto fu l’inventore di uno dei strumenti di devastazione più potenti: la bomba atomica. Come fondatore e poi presidente del Progetto Manhattan fu un forte sostenitore dell’aggressione alle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Poi visti i ‘successi’ della bomba atomica fu preda di molte crisi di coscienza. In un’intervista commentò così l’esito: «I fisici hanno conosciuto il peccato». Poi nel dopoguerra, come presidente del comitato consultivo della commissione per l’energia atomica, si oppose alla costruzione della bomba all’idrogeno. Un uomo diviso tra luci e ombre, attuale come pochi scienziati ma anche forte conservatore. Iniziò gli studi alla New York Society for Ethical Culture, sotto l’occhio attento del futuro premio Nobel Percy Williams Bridgman. Nel 1926 decise di continuare gli studi all’Università Georg-August di Gottinga in Germania. Oppenheimer diede un altro importante contributo alla fisica teorica: mostrando come un campo elettrico debole poteva estrarre un elettrone dall’atomo al quale era vincolato.       Grazie a un ‘effetto tunnel’ l’elettrone poteva superare, anzi, attraversare la barriera che lo teneva confinato. Nel 1932 alla Caltech (fucina di scienziati, soprattutto fisici) conobbe Einstein con il quale condivise idee e lunghe conversazioni. Il fisico tedesco non partecipò mai attivamente alla creazione dell’atomica, ma la sua teoria della relatività diede a Oppenheimer la spiegazione di come liberare l’energia da una bomba. Fino al progetto Manhattan, dove insieme alle migliori menti applicò queste teorie e nacque l’abominio più grande della storia. «Signor Presidente, le mie mani sono sporche di sangue» disse il fisico a Henry Truman, presidente degli Stati Uniti d’America.     Nelle sale in questo periodo è uscito il film che ne racconta la storia. Un film intenso che

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Ambiente

Presidente Nomisma energia Davide Tabarelli: il gas resterà centrale. L’Ue vuole davvero la transizione energetica ma dovrà sempre servirsi di questa fonte d’energia

La crisi energetica in questo momento si va sgonfiando. La scelta politica del governo è stata quella di restituire tutto al consumatore finale, anche l’ultimo ribasso della corsa del prezzo internazionale all’ingrosso sia dell’elettricità sia del gas, nonostante ci sia un problema di oneri di sistema

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Ambiente

Allarme Ue su vino, carne sintetica e peste suina africana, intervista a Caterina Avanza

Caterina Avanza, consigliera politica al Parlamento europeo per la delegazione francese di Renew Europe e responsabile Agricoltura per Azione, interviene per chiarire i principali temi divisivi all’interno del suo settore di riferimento. Dalle etichettature sui vini che introdurrebbero l’allarme sulla nocività, come per le sigarette, ai prossimi interventi per contrastare la peste suina africana, Avanza sottolinea come le prime non servirebbero a nulla, mentre assicura che la seconda si può sconfiggere, come hanno fatto Repubblica Ceca e Belgio. Mentre sulla nomenclatura di “carne sintetica” fa notare: “Come il latte di mandorla non può chiamarsi latte, anche la carne sintetica non potrà chiamarsi carne”. L’industria del vino dell’UE, a differenza del cibo, non è mai stata precedentemente obbligata a elencare ingredienti diversi dagli allergeni sulle etichette dei vini. Ora abbiamo una svolta con l’introduzione di tale obbligo con la PAC: crede che questa normativa penalizzi l’Italia e se sì, quanto? La nuova PAC 2023-2027 prevede che, a partire dal dicembre 2023, l’etichettatura dei vini riporti gli ingredienti utilizzati per la loro produzione. L’idea è di informare il consumatore con trasparenza. La Commissione, spinta dal Parlamento europeo ha accettato che l’etichetta fosse elettronica, come richiesto dalle filiere. Sulla bottiglia ci sarà quindi un codice da scannerizzare dove il consumatore troverà tutte le informazioni sui componenti. L’etichetta elettronica è più flessibile e corrisponde alle esigenze espresse dal settore. Nessuna inquietudine per il vino italiano quindi! La PAC si applica ai prodotti immessi sul mercato dell’UE, compresi i vini prodotti nell’Unione Europea ed esportati al di fuori dell’Unione Europea (compresi gli Stati Uniti). Ma quanto pensa che il mercato extra UE possa essere una risorsa importante per l’Italia? Pensa sia un danno economico aver vietato le esportazioni in Russia? La politica di promozione europea serve proprio ad aprire nuovi mercati per i nostri prodotti

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Ambiente

Verso l’indipendenza energetica: limiti e vantaggi dell’energia geotermica

È un dato di fatto. La guerra in Ucraina ha mostrato quanto siamo dipendenti dall’estero dal punto di vista energetico. Eppure, è possibile invertire la rotta. E puntare sulle energie rinnovabili. Usando i fondi del famoso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per gli amici PNRR. Tra le diverse forme di energia, c’è quella geotermica. In sostanza funziona così: si prende il calore da sottoterra e lo si usa per produrre energia elettrica o per riscaldare il Parlamento Europeo, Parigi o, anche, casa nostra. Perché, al contrario di quanto pensiamo, è l’Italia il leader europeo dell’energia geotermica. I vantaggi della geotermia Uno di questi è che si trova ovunque. Già tra i 5 e i 500 metri, proprio sotto i nostri stessi piedi, inizia a esserci calore. Per di più, a temperatura costante. Certo, bisogna andare più in profondità affinché possa essere usato come energia. Ed è pur vero che in ogni parte del mondo non ce n’è in ugual misura. Per cui, ci sono luoghi in cui è possibile usare questo calore per produrre energia, e altri no. Dipende da dove ci si trova. Questa, almeno, è l’opinione del segretario generale del Consiglio europeo dell’energia geotermica, Philippe Dumas riportata in un articolo della rivista europea “Cordis”. Secondo Dumas, per produrre energia la temperatura di questo calore deve superare i 110° C. Altrimenti, bisognerà usare una pompa di calore. Come spiegato da Assoclima – Associazione dei costruttori di Sistemi di Climatizzazione – è una macchina che permette di riscaldare o rinfrescare un ambiente, come la propria casa. Questo permette di avere due vantaggi: bolletta meno salata e aria meno inquinata. I limiti Ma allora, perché non usiamo di più questa energia? Secondo Dumas, è perché a volte non c’è spazio per gli impianti di trivellazione e di pompe di calore.

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Ambiente

Terremoti, epidemia sismica e previsioni: parla Carlo Doglioni Intervista al presidente dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia

I terremoti non si possono prevedere, solo ipotesi probabilistiche. Tra qualche anno potremo avere strumenti per cogliere i segni premonitori. Necessario costruire una cultura dei rischi naturali “Epidemia sismica”? e? una teoria abbastanza verificata. Il più grave terremoto finora mai registrato? Quello in Cile, del 1960, con magnitudo 9,5: ha avuto un’energia 1000 volte superiore a quella del secondo evento turco di M 7.5 del 6 febbraio scorso

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Ambiente

Fontana: un Acquedotto tra Italia e Albania è un progetto strategico contro i rischi di emergenza idrica e di desertificazione del Sud

Intervista a Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia e presidente di Confindustria Albania, che ha rilanciato l’idea di un acquedotto tra i due Paesi divisi dall’Adriatico. “L’Albania è un Paese ricchissimo di acqua che non utilizza e l’Italia, soprattutto il nostro Sud, si sta desertificando sempre di più”

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