Breve “Codice sul ‘regalo’” tra propria sponte e ricerca di utilità. Un gesto immemorabile, quello di regalare qualcosa a qualcuno che “conta” (pubblica amministrazione). Oggi persino la Cassazione ci mette naso e tenta di regolamentare. Disamina “popolare” di un fenomeno che d’un colpo ha assunto rilevanza sociale e anche giuridica, attraverso esemplari ma anche curiosi fatti di cronaca. ****** Nel rapporto personale (ma anche giuridico) tra le parti, irrompe da tempo il “dono”, o “regalo” che sia, al “potente” di turno, o ritenuto tale e dal quale, si presume, si voglia poi ottenere qualcosa in cambio, un favore, una facilitazione. Oggi, con tanti occhi addosso, viene meglio specificato e regolamentato, connotandolo con la locuzione “ricerca di utilità”, nel contatto che si instaura con chi rappresenta la pubblica amministrazione. Si potrebbe pertanto rappresentare la situazione di chi voglia realizzare un disinvolto e pratico “do ut des”, messo in atto da qualcuno con “grilli per la testa”; eppoi ci sono i casi in cui si possono ravvisare “utilità” per entrambe le parti. Detto così, alla buona, il “potente” di turno potrebbe meravigliarsi del gesto ( di aver ricevuto un regalo), e a quel punto regolarsi di conseguenza: respingendo il dono, stizzito, non sapendone che fare, oppure accettarlo di buon grado. Ma anche chiedersi per quale motivo quel Tizio/a si è scomodato a farlo. Finanche può accadere che quel “benefattore”, a tempo debito, possa ricevere dal beneficiato poi il suo, di regalo. D’accordo, tutto teorico, quasi inverosimile, in questo pari e patta. Alla fine, chissà, anche un gesto elegante, amichevole e nient’altro da aggiungere, se non l’osservazione: “dobbiamo essere in tempi difficili, se “anche fare un regalo” ( o riceverlo) è diventato complicato, persino pericoloso!”. E comunque, a fare un po’ di storia, la domanda che subito viene in mente