
Unire la filiera della difesa. Confindustria lancia Connext Filiere
Connext Filiere, l’Italia della difesa si mette in rete. Confindustria lancia la piattaforma per il matching industriale nell’aerospazio, difesa e sicurezza

Connext Filiere, l’Italia della difesa si mette in rete. Confindustria lancia la piattaforma per il matching industriale nell’aerospazio, difesa e sicurezza

Le piccole e medie imprese italiane dell’aerospazio e della difesa hanno le carte in regola per reggere l’accelerazione della domanda europea. Parla Sergio A. Jesi, responsabile Programmi Europei di AIAD

La riunione dei ministri della Difesa dell’Alleanza a Bruxelles segna la nascita i una NATO 3.0, con Washington che riduce l’impegno diretto e gli europei che devono colmare il vuoto. L’Italia di Crosetto si gioca la partita su due tavoli

Rischi, incognite, esiti, sviluppi e speranze di difficile e prematura previsione nell’analisi sul conflitto iraniano di Paolo Sandalli, Ammiraglio di Squadra in congedo della Marina Militare Italiana

A sette giorni dall’avvio dell’offensiva aerea congiunta USA-Israele contro l’Iran, il bilancio è impietoso: le operazioni Epic Fury e Roaring Lion si scontrano con la dura realtà che Clausewitz aveva già chiarito secoli fa — la guerra è strumento della politica, non suo sostituto. L’analisi di Gregory Alegi, professore di storia e politica USA, Luiss

Geografia, soglia nucleare e guerra delle reti nel Medio Oriente del XXI secolo. Il generale Pasquale Preziosa, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, analizza quanto c’è di immutabile nella situazione geopolitica dell’Iran contemporaneo, per cercare di capire come si è arrivati al conflitto attuale

Il numero uno di Leonardo, Roberto Cingolani, all’evento “Aspettando il Festival della Geopolitica — Demarcazioni” a Roma: dall’impreparazione militare europea ai missili ipersonici, dalla cyberguerra da trilioni alla Space Factory. E un avvertimento sulla società: “Stiamo diventando algoritmi sulle gambe”

Antonio Rapisarda analizza il nuovo scenario internazionale, in cui gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, cercano di riaffermare il proprio ruolo globale puntando anche a ridimensionare l’influenza iraniana e consolidare gli Accordi di Abramo

Paolo Alli, già presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato e oggi segretario generale della Fondazione De Gasperi, analizza l’escalation tra Stati Uniti, Israele e Teheran: dal ruolo del consenso interno alla fragilità degli equilibri regionali, fino al rischio di un “Afghanistan iraniano”. E avverte: “Senza un progetto per ciò che viene dopo, si abbatte l’esistente senza alternativa”

La Relazione annuale 2026 del DIS fotografa una trasformazione strutturale: quasi un terzo delle informazioni portate all’attenzione dei decisori proviene già da fonti aperte. Ma navigare nell’oceano dei dati pubblici richiede tecnologie e competenze che ridefiniscono il mestiere dell’analista

Il 28 febbraio 2026, mentre i negoziatori iraniani e americani erano ancora seduti ai margini dei tavoli di Ginevra e il ministro degli Esteri dell’Oman dichiarava che la pace “era a portata di mano”, gli Stati Uniti e Israele hanno avviato l’operazione denominata “Epic Fury” — o “Ruggito del Leone” nelle versioni successive — contro l’Iran. Il timing fu deliberatamente studiato per cogliere di sorpresa la leadership iraniana, accentuando la sorpresa tattica in un momento in cui la diplomazia sembrava ancora attiva: nuovi negoziati erano stati annunciati a Vienna, e il Segretario di Stato Rubio aveva in agenda un viaggio in Israele la settimana successiva. Il risultato è un conflitto che in meno di settantadue ore ha già riscritto la mappa delle alleanze regionali e costretto l’Europa — Italia inclusa — a misurarsi con scenari che fino a poche settimane fa sembravano ipotesi accademiche. L’analisi del Generale Ivan Caruso, consigliere militare della SIOI.

Dall’Afghanistan al Venezuela, la costante è la stessa: interventi Usa avviati senza end state destinati a impantanarsi. Anche nel teatro iraniano il rischio è quello di una strategia incompiuta, sospesa tra l’ipotesi di cambio di regime e l’assenza di una reale via d’uscita. La vera domanda è se Donald Trump disponga di una strategia coerente o se ci si trovi davanti all’ennesimo capitolo di una lunga serie di missioni senza approdo. L’analisi del generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare
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