PMI della difesa. Jesi (AIAD): “Un’eccellenza, ma serve più Europa”

Le piccole e medie imprese italiane dell’aerospazio e della difesa hanno le carte in regola per reggere l’accelerazione della domanda europea. Parla Sergio A. Jesi, responsabile Programmi Europei di AIAD

La crescita degli investimenti nella difesa europea non è più un’ipotesi di lavoro: è una realtà con cui l’industria italiana deve confrontarsi adesso, con le strutture che ha. In questo scenario, le piccole e medie imprese — spina dorsale della filiera nazionale dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza — si trovano a dover dimostrare di saper tenere il passo con una domanda in rapida espansione, senza rinunciare a quella flessibilità tecnologica che ne costituisce il principale vantaggio competitivo. Ne abbiamo parlato con l’ingegner Sergio Jesi, responsabile Programmi Europei di AIAD, l’associazione delle industrie per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza.

Le piccole e medie imprese rappresentano oggi una componente strategica della filiera della difesa italiana: quale ruolo specifico possono giocare nel sostenere la crescita produttiva del comparto?

Integrate con le maggiori aziende del settore, grazie alla loro flessibilità e alle tecnologie proprietarie, le PMI sono in grado di assicurare valido complemento all’aumento capacitivo, richiesto da tutti gli end user istituzionali. In primis da quelli nazionali ed europei. I prodotti, sotto sistemi, componenti delle PMI italiana, integrati dalle aziende Prime, sono in grado di ottimizzare, in prestazioni, tempi e costi di produzione, l’intera filiera del comparto Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Possono, inoltre, complementare e/o integrare il necessario processo di innovazione tecnologica e la proiezione verso nuovi modelli capacitivi e realizzativi.

Di fronte all’aumento della domanda legato al rafforzamento delle capacità di difesa europee, il tessuto industriale delle PMI italiane è in grado di assorbire questo incremento? Quali sono le principali criticità?

L’intero comparto Aerospazio Difesa e Sicurezza, a livello nazionale, è competitivo, con centri di eccellenza riconosciuti a livello, quanto meno, europeo, se non mondiale; in questa dimensione, il tessuto industriale è ben posizionato per gestire la crescita tecnologica, realizzativa e capacitiva, richiesta dalle Istituzioni atlantiche, europee e dai diversi Stati Membri dell’UE.

Per ciò che riguarda le criticità, sono diverse, distinguendo tra criticità endogene ed esogene: le prime sono prevalentemente legate alle dimensioni ridotte della PMI italiana, strutturalmente più piccola rispetto alle omologhe di altri Stati Membri europei, su tutti Francia e Germania; tale aspetto ha impatto sull’intera catena del valore, sulla capacità di presidiare nuovi mercati, di innovare e continuare a farlo nel tempo, sia in termini di sviluppo che di realizzazione, di reperire risorse umane, specie nelle materie STEM, di accedere a strumenti finanziari per gestire al meglio mezzi propri e mezzi di terzi, per continuare a crescere dimensionalmente e per gestire, con rischi limitati, quei salti tecnologici che stanno avvenendo in tempi sempre più ridotti e con crescente frequenza.

A livello esogeno, la possibilità di avere una pianificazione temporale condivisa tra i principali Stati Europei, su specifiche tecniche pienamente comuni ed interoperabili, con standard e processi il più possibili omogenei sono sfide da vincere nel più breve tempo possibile; ove ciò si realizzasse, la semplificazione amministrativa, logistica, fiscale potrebbe ulteriormente velocizzare la messa a terra di nuovi programmi realizzativi e, quindi, migliorare la competitività delle PMI che, spesso, a livello di creatività e capacità di innovazione hanno poco da invidiare a terzi, ma che, a livello implementativo, soffrono la mancata omogeneità sopra citata.

Negli ultimi anni si è parlato molto di consolidamento e di integrazione tra grandi player e fornitori minori: come si sta evolvendo il rapporto tra le PMI e i grandi gruppi della difesa italiana?

L’intero settore è da decenni abituato a lavorare in modo integrato (Grandi gruppi e PMI, ubicati in tanti e diversi paesi europei); parimenti i grandi gruppi europei, stante i numerosi programmi multinazionali lanciati nel passato e i recenti programmi europei, quali ad esempio EDF e, in prospettiva, EDIP in corso di accelerazione attuativa.

Ciò che manca ancora è la piena autonomia strategica europea su alcune filiere tecnologiche e realizzative (ad esempio, componentistica microelettronica, produzione di terre rare non condizionata dall’import, tecnologie digitali nella loro accezione più ampia….); è un processo lungo, che richiede risorse umane e competenze distintive, risorse finanziarie importanti, sia a livello quantitativo che qualitativo, la necessità di pianificare nel tempo il processo di sostituzione degli assetti utilizzati nel passato; senza fughe in avanti e, nel contempo, senza posizioni predefinite, difficili poi da attuare.

Guardando al quadro europeo, quanto le iniziative comunitarie di sostegno alla base industriale della difesa possono realmente tradursi in opportunità concrete per le PMI italiane?

Tanto. Perché i programmi ci sono e sono declinati secondo tempistiche e allocazioni finanziarie note. L’importante è presidiare ex ante l’Istituzione europea, sull’intero processo decisionale, e, lato industria, considerare la dimensione europea quale scelta strategica di lungo periodo, coltivandone nel tempo il processo realizzativo, a livello istituzionale, operativo ed industriale. Le aziende italiane che hanno già fatto tale scelta, tutte, non se ne sono pentite: e per il ritorno contrattuale e per la proiezione industriale futura e per la costruzione di relazioni con partner europei pronti ad utilizzare competenze e capacità del Sistema Paese.

Previous slide
Next slide
Previous slide
Next slide
Previous slide
Next slide