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Meloni illustra alla Camera un cantiere di governo di cinque anni

“Vaste programme”, ora si attendono le decisioni concrete. Messaggio alle opposizioni sulle riforme: se non collaborate ma fate opposizione pregiudiziale noi andremo avanti lo stesso. Citati Montesquieu (la libertà è un bene che rende possibili tutti gli altri), papa Francesco e papa Giovanni Paolo II, definito “statista e santo”.

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Violante: da Meloni non vedo pericoli per la democrazia. Per il resto attenderei senza pregiudizi e distrazioni

Presidenzialismo? Rispetto la proposta ma non la condivido. Governo ombra? Non si può quando ci sono più partiti di opposizione. Con il Parlamento ridotto, se non si fanno alcune riforme, vedo instabilità e disordine parlamentare. Presidenze delle Camere tutte alla maggioranza? Non parlerei di spoil system. È logico che sia così. Cosa metterei in testa alla Carta di valori condivisi? Il rispetto dell’altro. Il bicameralismo perfetto non ha senso ma non è utile eliminare il Senato. Meglio fare le riforme. Intervista all’ex presidente della Camera

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L’ultimo miglio che La Russa non ha percorso. Significative omissioni e l’abbozzo di un suo personale Pantheon

Del discorso di Ignazio La Russa, quando si è insediato alla presidenza del Senato, sono tante le cose da annotare. A cominciare dall’espediente retorico che ha usato dicendo di non aver preparato un testo, ma solo alcuni appunti. Gli crediamo ma fino a un certo punto, a patto che si riconosca che di trovata si tratta. La sua designazione a presidente del Senato era nota da giorni e quindi è poco credibile immaginare che non avesse preparato almeno una scaletta. Ma queste, come direbbe Totò, sono quisquilie, divertenti ma non importanti. Ci interessa invece cogliere alcuni aspetti delle cose che La Russa ha detto e non ha detto. Per esempio, una frase rivelatrice che sembra quasi una excusatio non petita: sono stato sempre un uomo di parte, anzi di partito (non vediamo tutta questa differenza, NdR), ma quando ho assunto incarichi pubblici (vice presidente del Senato, della Camera, ministro della Difesa, NdR), sono stato capace di essere al disopra delle parti. La Russa non ha giocato a travestirsi da agnello: ha rivendicato le idee politiche professate da suo padre e dai suoi figli: idee di destra. La parola “fascista”, neanche “postfascista”, non l’ha mai pronunciata. Per pudore? Perché ha cambiato idea? Per opportunità? Per non suscitare polemiche? Era invece l’occasione per rivendicare le sue idee e dire fino a che punto le conserva o le ha aggiornate. Invece niente. Non ha sottaciuto che uno dei suoi fratelli, Vincenzo, ha abbandonato “l’idea professata in famiglia” e se n’è andato nella Democrazia Cristiana. Ha citato Tatarella, ministro dell’Armonia, un personaggio mite e gentile, così lo ricordiamo noi, e sono le due qualità che Liliana Segre ha auspicato segni distintivi dei dibattiti e dei comportamenti dei politici.  Era un uomo anche spiritoso: quando in Europa ai ministri di destra del governo Berlusconi rifiutavano

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Aspettando il governo “di alto livello”. Tra Costituzione scritta e Costituzione materiale, riti e miti

Il 13 ottobre si riuniranno le due Camere per dare inizio alla XIX legislatura: eleggere i presidenti delle Assemblee, i vicepresidenti, i segretari, i questori. Questi ultimi non sono, come pensava l’autore di una articolo uscito anni fa su un prestigioso quotidiano, alti funzionari di polizia, ma i responsabili dell’amministrazione e comunque hanno compiti di intervento nel caso di tumulti o di rifiuto del parlamentare (per es. Sgarbi) oggetto di provvedimento di espulsione di uscire  dall’aula. Il questore interviene con l’aiuto dei commessi per far rispettare l’ordine deciso dal Presidente. Pochi giorni dovrebbero bastare per questi e altri adempimenti, tra l’altro la costituzione dei gruppi parlamentari, con i loro rispettivi uffici di presidenza, e la composizione delle Commissioni. Così il 17 ottobre il presidente della Repubblica potrà avviare le consultazioni, non previste dalla Costituzione ma consolidatesi in una lunga prassi di Costituzione materiale, ricevendo i segretari dei partiti e i capigruppo parlamentari. Al termine di questo giro, il capo dello Stato affiderà l’incarico di fare il governo alla personalità che i partiti vincitori delle elezioni gli avranno indicato. Una indicazione importante ma, in punto di diritto, non vincolante per il presidente della Repubblica al quale la Costituzione affida il potere di nomina del presidente del Consiglio e, su proposta di questi, i ministri. Qualche commentatore che scambia i propri desideri con la realtà, è arrivato a ipotizzare che Mattarella potrebbe anche non dare l’incarico a Giorgia Meloni, la segretaria del partito vincitore all’interno della maggioranza vincitrice. Ma qui siamo nelle fantasticherie, anche perché il centrodestra che si vanta di essere unito e compatto, come una falange macedone (in realtà non è proprio così) proporrà a Mattarella non una rosa di nomi, come si faceva al tempo della cosiddetta Prima Repubblica, ma un nome secco: Giorgia Meloni. E per evitare giochi

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Quel manoscritto di Letta trovato a… Parigi. Spiega la disfatta. Il testo è apocrifo, il disastro è vero

“Come (non) consegnare il Paese alla Destra su un piatto d’argento”. Questo il titolo di un testo che un anonimo ricercatore di libri e manuali avrebbe trovato in uno scantinato della Sorbona, il luogo dove Enrico Letta professore a Sciences Po insegnava la politica ai giovani e, supponiamo, con qualche necessaria ispirazione a Machiavelli, i modi per conquistare il consenso e i mezzi per non perderlo. Ma è bastato un primo esame per capire che si tratta di un apocrifo, di un falso insomma, e quindi non può essere attribuito al segretario del Pd. Ma per una imperscrutabile logica che governa i falsi – la storia ne è piena – il lettore che scorre le pagine arriva a una semplice conclusione: il testo è falso ma la sostanza c’è. Ed è vera! Vera al punto che è quello che esattamente è successo il 25 settembre, in un inizio d’autunno che la sinistra segnerà nel calendario come la stagione più nera della sua storia.  ****** Il lettore scuserà questo ricorso, fin troppo scoperto e abusato, all’espediente retorico e satirico del libro ritrovato, del falso, con il quale vogliamo abbozzare un’analisi delle cause che hanno portato il Partito democratico a un bagno di sangue elettorale, a una emorragia, diciamo pure, in qualche caso, non solo dolorosa, ma anche umiliante nelle forme in cui è avvenuta.  ***** Una doverosa premessa per stornare il sospetto di pregiudizi Enrico Letta è una persona stimabile, preparata, dai modi garbati e civili. È stato ministro con Prodi, presidente del Consiglio, uomo di idee e di studi, ha collaborato con Beniamino Andreatta. Gli italiani lo conobbero meglio quando arrivò a Palazzo Chigi, con un ruolo che egli svolse con onore ma anche con qualche lentezza nelle realizzazioni. Ma il suo compito non era facile: mentre da Palazzo Chigi

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Quel curioso incrocio del calendario con la Storia. C’è una data che Meloni eviterà per presentare il governo alle Camere: il 28 ottobre

Il 13 ottobre è la data in cui si riunirà per la prima volta il Parlamento della XIX legislatura. La prima volta di un Parlamento più snello – 400 deputati invece di 630 e 200 senatori invece di 315 (più i senatori a vita). In pochissimi giorni i due rami del Parlamento dovranno provvedere ad alcuni adempimenti: eleggere i rispettivi presidenti, i vice presidenti, i questori, i segretari. Poi si costituiranno i gruppi parlamentari alla Camera e al Senato, e saranno eletti i rispettivi capigruppo, i vicepresidenti, i segretari. Tutte occasioni, specialmente la elezione dei presidenti delle Assemblee,  in cui ci sarà la prova del fuoco della compattezza della maggioranza vittoriosa delle elezioni. Un punto interessante da vedere è se la maggioranza, autosufficiente alla Camera e al Senato, quindi non bisognosa di apporti esterni, ricorrerà alla pratica del cosiddetto spoil system (sistema delle spoglie) e “non farà prigionieri” secondo una burbanzosa frase di Cesare Previti durante la formazione dei primi governi Berlusconi. Oppure, com’era prassi della cosiddetta Prima Repubblica, si vorrà tenere un filo di dialogo con l’opposizione offrendogli la presidenza di una delle due Assemblee? L’aria che tira in questi giorni di post voto non fa apparire probabile una tale ipotesi. Ma in politica le cose possono cambiare dall’oggi al domani quando c’è la volontà (appunto politica) di farle. ****** Passati quattro giorni, il presidente della Repubblica comincerà le consultazioni Le consultazioni non sono formalmente previste dalla Costituzione che ci dice soltanto che il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e su sua proposta i ministri. Ma nulla ci dice sul modo come il capo dello Stato arriva a questa decisione. Ce lo dice invece quella che si chiama Costituzione materiale, che si è andata con gli anni formando, e prevede una serie di prassi, di liturgie,

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Il centrodestra torna a vincere dopo 14 anni. La Destra per la prima volta in 74 anni. Palazzo Chigi si vestirà di rosa? Forse finita la teoria dei governi tecnici

A differenza del 2013, quando i sondaggisti avevano dato per probabile vincitore il centrosinistra e Bersani segretario Pd già si vedeva a Palazzo Chigi (poi si scoprì all’alba che si erano sbagliati), stavolta le previsioni, confermate via via negli ultimi mesi, sono state confermate. Piaccia o non piaccia, e a molti milioni di italiani non piace, il centrodestra ha vinto le elezioni. È la democrazia. E le regole della democrazia, se siamo una democrazia, impongono di rispettare il risultato. Ci sarà modo e tempo, quando i risultati saranno completi, per fare analisi particolareggiate. Per ora, a caldo, si possono fare queste notazioni e azzardare alcune modeste previsioni. ***** Primati Per la prima volta un partito guidato da una donna arriva primo. E per la prima volta, secondo le previsioni, una donna sarà la prima presidente del Consiglio della storia d’Italia. Per la prima volta il meccanismo incrociato tra l’amputazione del Parlamento e una legge elettorale sciagurata ha prodotto risultati inattesi e imprevisti, e anche esclusioni eccellenti. Un nome su tutti: Luigi di Maio, ministro degli Esteri, non tornerà in Parlamento. Per la prima volta l’affluenza segna un livello tra i più bassi del Dopoguerra. Un chiaro segnale di disaffezione dei cittadini verso la politica. Che poi molti di questi “disertori delle urne” saranno i primi a lamentarsi di come andranno le cose, anche questo è un segno di malcostume civico. “Cannibalismo politico” nel centrodestra, Fdi si è mangiata la Lega, ma anche FI l’ha rosicchiata Con il suo strepitoso bottino elettorale Fdi surclassa i principali alleati: Lega e Forza Italia. Ora sarà interessante vedere se Berlusconi e Salvini collaboreranno lealmente con quella che a tutti gli effetti si pone e s’impone come la guida politica della coalizione o cominceranno con i dispetti, le frecciate, le gelosie, il rifiuto di svolgere

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