Le agenzie di stampa – mi capitava di dirlo spesso, mezzo secolo fa – sono come l’aria che si respira. Dell’aria ci accorgiamo che esiste solo quando manca o quando è inquinata. Così le agenzie di stampa o, come è meglio chiamarle, agenzie di informazione, posto che da tempo si rivolgono non solo alla stampa, scritta e parlata, ma a tutti. Quanti sapevano allora, e quanti sanno anche oggi, che cosa sono, a che cosa servono, come funzionano? Figuriamoci a quei tempi, dopo venti anni di fascismo, con una firma – Stefani – che si vedeva nei giornali sotto tutti i testi ufficiali del governo e del partito: la firma dell’agenzia che era l’organo ufficiale del regime fascista,..di informazione e di propaganda. “La voce del Duce” dicevano di lei; ”uno strumento di azione e di lotta”. La Stefani-era morta tragicamente alla fine di aprile del 1945, con il suo ultimo direttore, Ernesto Daquanno, cadavere accanto al cadavere di Mussolini in piazza Loreto a Milano. Sulle sue ceneri era nata l’Ansa, ed era nata – a Roma, il 15 gennaio del 1945; la guerra non era ancora finita – con un viatico lusinghiero da parte delle potenze alleate. In Germania, a guerra finita, inglesi, americani, francesi e russi avrebbero distribuito, nelle rispettive zone di occupazione, una versione in tedesco della loro agenzia, la Reuter, l’ Associated Press, la France Presse, la Tass. In Italia, invece, no. Prendeva vita, col consenso e la spinta degli inglesi e degli americani, un’agenzia italiana, società cooperativa di tutti i quotidiani italiani, già nati nell’Italia centrale e meridionale e poi, a guerra terminata, anche dell’Italia del nord. Anche questo valeva come riconoscimento del contributo che nel 1944 e nel 1945 l’Italia aveva dato, con i suoi soldati e i suoi partigiani, alla guerra contro la Germania