La Turchia al voto decide il suo futuro e quello dei rifugiati

Focus sull’attuale situazione del Paese, tra vecchi e nuovi problemi: migranti, tensioni politiche, disastri e polemiche dopo l’ultimo sisma

 

Scarpette, pezzi di legno, vestiti e giocattoli sparsi sulla sabbia. Le immagini del naufragio al largo di Steccato di Cutro (in provincia di Crotone) del 26 febbraio scorso, in cui hanno perso la vita 93 persone, hanno fatto il giro del mondo. A bordo della Love Summer, il barchino che dalla Turchia avrebbe dovuto raggiungere la costa calabrese, erano in circa 180. Un’altra tragedia, l’ultima di tante, consumatasi nel mar Mediterraneo. Una strage, l’ennesima, in cui sono morte persone in fuga da fame, guerra e cambiamento climatico. Persone con una storia finita prematuramente. E in alcuni casi, ben 36 minorenni, con una storia ancora da scrivere.

In una lettera indirizzata ai vertici delle istituzioni europee e durante le comunicazioni alle Camere in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2023, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel mirino delle opposizioni per la gestione della vicenda, ha chiesto all’Unione Europea di “non lasciare sola l’Italia davanti a una pressione migratoria senza precedenti”. Così come, ha spiegato la premier, si è fatto nel 2016 con la Turchia e “l’onerosissimo accordo” con Ankara, affinché “collaborasse con i principali Paesi di origine e di transito dei migranti”.

 

L’EU Facility for Refugees in Türkiye

 

 

L’Unione europea, come si legge sul sito della Commissione europea, infatti, si è impegnata ad assistere Ankara nell’affrontare la “sfida” dell’accoglienza in Turchia di rifugiati siriani e stranieri destinando circa 10 miliardi di euro a favore del governo turco. L’EU Facility for Refugees in Türkiye (https://neighbourhood-enlargement.ec.europa.eu/system/files/2023-02/frit_factsheet.pdf), l’accordo approvato il 18 marzo 2016 tra Bruxelles e Ankara, a cui Meloni fa riferimento, prevede l’investimento di 6 miliardi di euro da ricevere in due tranche (2016-2017 e 2018-2019).

A questi va aggiunta una dotazione ulteriore di 3 miliardi di euro (https://neighbourhood-enlargement.ec.europa.eu/enlargement-policy/turkiye/eu-support-refugees-turkiye_en), giustificata dal fatto che gli arrivi attraverso la rotta del Mediterraneo orientale nel 2020, in seguito all’accordo euro-turco, erano scesi del 98% rispetto al 2015. (https://www.consilium.europa.eu/en/policies/eu-migration-policy/eastern-mediterranean-route/)

I fondi europei, negli intenti di Bruxelles, mirano a facilitare la gestione turca dei flussi migratori, favorendo, inoltre, assistenza umanitaria, scolastica e sanitaria per profughi e rifugiati. Le istituzioni europee, come emerge da numerosi atti comunitari (https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2016/03/18/eu-turkey-statement/), rivendicano gli effetti positivi delle politiche attuate.

Tra i risultati raggiunti: l’apertura, da parte della Turchia, del mercato del lavoro ai siriani soggetti a protezione temporanea, l’introduzione di un nuovo obbligo in materia di visti, il rafforzamento dei controlli da parte della polizia e della guardia costiera dei confini turchi e una maggiore condivisione di informazioni.

 

 

La risposta internazionale al terremoto in Siria e in Turchia

A questi investimenti vanno anche aggiunti i 7 miliardi che la comunità internazionale si è impegnata a donare a Turchia e Siria per la ricostruzione post sisma. Lo scorso 6 febbraio, infatti, un terremoto di magnitudo 7.8, seguito da altre due devastanti scosse, ha distrutto migliaia di edifici e ucciso più di 50mila persone. L’Ue – come annunciato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al termine della Conferenza internazionale dei donatori che si è svolta a Bruxelles il 20 marzo 2023 – donerà 3,3 miliardi di euro. “Questo impegno comprende 1,1 miliardi di euro della Commissione europea e 500 milioni di euro della Banca europea per gli investimenti, sostenuti dal bilancio dell’Ue”, (https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/stronger-europe-world/donors-conference-turkiye-and-syria_en), ha detto von der Leyen, spiegando che i fondi saranno utilizzati per coprire le “esigenze umanitarie e aiutare la ricostruzione” delle regioni più colpite dal sisma, dove vivono oltre 2 milioni di rifugiati siriani.

Tuttavia, Save The Children sostiene la necessità di “un intervento di vasta scala della comunità internazionale” che si aggira intorno ai 100 miliardi. Basti pensare che solo in Turchia oltre 15 milioni di persone sono state colpite direttamente e 2,7 milioni sono ancora sfollate.

 

La Turchia e l’ininterrotto flusso di migranti proveniente dal Medioriente

Il terremoto con epicentro nella regione di Kahramanmaras, nel sud-est della Turchia, uno dei sismi più violenti avvenuti dal 1968, è stato accompagnato da accese polemiche interne su politiche edilizie selvagge e ritardi nei soccorsi (in particolare ad Hatay, provincia al confine con la Siria).

Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato violazioni dei diritti umani nelle zone colpite dal sisma. Secondo le due Ong le forze di polizia inviate dal governo turco “hanno picchiato e sottoposto a maltrattamenti e torture le persone sospettate di furto e saccheggio”. “La dichiarazione dello stato d’emergenza a seguito di un disastro naturale è stata usata per compiere maltrattamenti e torture e persino per uccidere impunemente”, ha detto Hugh Williamson, direttore di Human Rights Watch per l’Europa e l’Asia centrale. (https://www.amnesty.it/turchia-amnesty-international-e-human-rights-watch-denunciano-violazioni-dei-diritti-umani-nelle-zone-colpite-dal-terremoto/)

Accuse che rischiano di avere effetti sulle elezioni turche in programma il prossimo 14 maggio e che, come sottolinea il “Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo 2022-2023” di Amnesty International, si uniscono a quelle dei “violenti rimpatri sommari di afgani e altri” che hanno causato morti e feriti gravi, “in un contesto di crescente retorica razzista contro i rifugiati da parte di politici e organi d’informazione. Sono state avanzate accuse serie e credibili di tortura e altri maltrattamenti” (https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2022-2023/europa-e-asia-centrale/turchia/)

Negli ultimi anni la Turchia, anche in virtù EU Facility for Refugees in Türkiye, ha continuato a ospitare il maggior numero di rifugiati al mondo. Secondo la Turkish Presidency of Migration Management (PMM), nel paese vivono oltre 5,2 milioni di stranieri, dei quali 3,9 milioni hanno richiesto protezione internazionale ad Ankara. Di questi oltre 3,5 milioni sono rifugiati siriani registrati. Nell’ultimo report del Turkish Statistical Institute, il TurkStat, si legge che solo nel 2021 sono stati accolti in Turchia 739.364 immigrati, il 116,9% in più rispetto all’anno precedente. Di questi 124.269 sono cittadini turchi e 615.095 sono stranieri. Il 12,1% degli immigrati sono cittadini iracheni, il 10,9% iraniani, il 6,5% provengono dall’Uzbekistan, il 6% dalla Siria e il 5,5% dall’Afghanistan. (https://data.tuik.gov.tr/Bulten/Index?p=International-Migration-Statistics-2020-37212&dil=2)

 

La sfida tra Erdogan e Kilicdaroglu

 

Foto Pixabay di Recep Tayyip Erdoğan

 

Alle prossime elezioni presidenziali la scelta tra Recep Tayyip Erdoğan, presidente turco e leader del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP), e Kemal Kilicdaroglu, il candidato dell’opposizione turca del “Tavolo dei Sei”, potrebbe decidere il destino della Turchia nel contesto internazionale.

Secondo alcuni recenti sondaggi Erdogan – da oltre vent’anni alla guida della Turchia – è dietro Kilicdaroglu. Pesano sul leader uscente le polemiche legate alla gestione e alla ricostruzione post sisma; la crisi economica che attanaglia il paese con l’inflazione ancora in crescita e la lira turca sempre più deprezzata; la gestione dei rimpatri dei profughi siriani e afghani; le politiche ostili contro i curdi, le ambiguità verso Mosca e Damasco e il veto all’ingresso della Svezia nella Nato.

Sullo sfondo la continua richiesta di liquidità all’Unione europea per affrontare la questione migranti e una sempre più impantanata procedura di adesione all’Ue. Le relazioni tra Bruxelles e Ankara, infatti, nonostante si guardi con favore alla volontà della Turchia di agire come mediatore nella guerra russa contro l’Ucraina, sono peggiorate a tal punto da imporre un profondo riesame da parte dell’Ue, come indicato nella relazione adottata dal Parlamento il 19 maggio 2021 (https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/world/20170426STO72401/i-rapporti-tra-ue-e-turchia-tra-cooperazione-e-tensioni). I membri del Parlamento europeo hanno espresso preoccupazione sul rispetto dei diritti umani e sullo Stato di diritto nel paese, “avvertendo che le relazioni con la Turchia sono arrivate al minimo storico”.

Anche perché l’European Union Agency for Asylum (EUAA) rivela che nel 2022 nell’Ue sono state presentate circa un milione di domande di protezione internazionale, con una tendenza che vede in considerevole aumento le domande di cittadini siriani, afghani e turchi. (https://euaa.europa.eu/news-events/asylum-applications-remain-high-levels-january) A prescindere, quindi, da chi vincerà le elezioni, per ottenere qualcosa di più da Bruxelles servirà un cambio di passo da parte di Ankara.

 

 

Gabriele CrispoGiornalista

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