Luigi Grillo: il premierato è una “terza via” che non funziona

Ideata per dare più poteri all’esecutivo, sembra invece una ricetta che produrrà confusione e caos. Avere un premier eletto direttamente dal popolo conservando un Capo dello Stato dotato dei poteri di gestione delle crisi è pressoché impossibile! Nessun al mondo ci è riuscito!

La premier Meloni nel corso della conferenza stampa con cui ha illustrato il disegno di legge di riforma del potere esecutivo, ha parlato di avvio della Terza Repubblica.

Progetto assai ambizioso a cui non sembra, da una prima lettura del testo circolato sui mass media, corrispondere una proposta all’altezza della situazione.

La Premier Meloni poteva prendere a modello i due sistemi elettorali e di governo esistenti e collaudati : quello Presidenziale americano o francese, quello del Cancellierato tedesco.

Ambedue i modelli hanno dato, in forme e intensità diverse, stabilità  ai governi dei loro Paesi.

La Meloni , dopo aver ricordato  che l’attuale assetto costituzionale  ha generato 68 Governi in 75 anni, ha scelto una terza strada; una terza strada che, ideata per  dare più poteri all’esecutivo, sembra invece  una ricetta  che produrrà confusione  e caos.

La Meloni ignora, purtroppo, che nella Prima Repubblica dal 1948 al 1992  si sono alternati alla guida del Paese tanti Governi con leader diversi  che – però – avevano un indirizzo politico unico e stabile ( con un protagonismo autorevole della DC e dei suoi alleati PRI – PSDI – PLI PSI ) , tanto che da Paese distrutto e svergognato dalla guerra, un Paese senza giacimenti petroliferi,senza miniere di carbone siamo diventati e siamo ancora oggi la settima potenza mondiale sul piano economico e finanziario.

 

 

 

Il PIL Italiano è superiore a quello russo, il reddito pro capite dei cittadini russi è assai inferiore  al reddito pro capite degli italiani.

Il modello a cui sembra essersi ispirata la riforma Melloni è quello del Sindaco d’Italia con il correttivo di consentire la possibilità di un cambio del Premier all’interno della stessa maggioranza prima di ricorrere a nuove elezioni.

Certamente la riforma deve dare stabilità al premier e al suo governo per tutto il periodo della legislatura, ma nel contempo deve mantenere un corretto equilibrio tra i poteri costituzionali.

In particolare tra quello esecutivo e quello del Parlamento che deve rimanere l’organo di controllo dell’Esecutivo e sede del potere legislativo.

Avere un premier eletto direttamente dal popolo conservando un Capo dello Stato  dotato  dei poteri di gestione delle crisi è pressoché impossibile!

Nessun al mondo ci è riuscito!

Se dai troppo poteri al premier trasformi il Presidente della Repubblica in un soprammobile.

Se lasci  quei poteri al Capo dello Stato  ma gli togli quello più grande e cioè la fonte di legittimazione perché il premier è eletto dal popolo  e lui no, provochi ,nella migliore delle ipotesi uno stallo del sistema , nella peggiore un conflitto permanente.

Se lasci formalmente intatte le prerogative del Quirinale e non si danno al premier  i poter forti che invece hanno i sistemi di “governo forte”, e cioè Gran Bretagna, Germania, Spagna, il nostro Primo Ministro potrebbe andare in giro indossando la  corazza dell’investitura  popolare, ma senza il bastone per dirigere autorevolmente la sua maggioranza.

Dovendo garantire un minimo di flessibilità al sistema, nella proposta di riforma non c’è l’automatismo tra la caduta dell’eletto dal popolo e lo scioglimento delle Camere.

Quando il premier viene messo in minoranza può essere sostituito da un secondo premier purché  parlamentare della stessa maggioranza che ha vinto le elezioni.

Quanti voti dovrebbe prendere il premier per risultare eletto

Nella proposta di legge non viene precisato.

Il testo del provvedimento legislativo si limita a dire che chi vince prende il 55% dei seggi.

E rinvia il tutto ad un disegno di legge elettorale ancora da scrivere.

Con questi contenuti molti critici hanno puntualmente osservato:

1) Palazzo Chigi nel confezionare simile proposta non ha fatto ricorso alla collaborazione di autorevoli costituzionalisti che mesi scorsi su diversi mass media hanno fornito idee e proposte al riguardo,

2) Il progetto sarebbe poco più di una mossa politica destinata a dare uno slogan per la futura campagna elettorale di Giorgia Meloni quando nel 2024 si andrà al rinnovo del   Parlamento Europeo.

 

Luigi GrilloGià senatore di Forza Italia, prima deputato della Dc-Ppi, questore del Senato, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e al Bilancio, presidente di Commissione

 

 

 

 

 

 

 

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