Canto del Gallo /9. Che arte è… Nish… Manzoni…

Qualcuno mi ha chiesto (più di uno, molti…) ma che arte è

quella Nish, di Manzoni, di Burri, di Beuys, di Cattelan,

di Merz, di Prini; e l’elenco non può che essere aperto perché, ognuno aggiunge al proprio turbamento. Che senso ha, oggi,

il neo dadaismo, fluxus e tutto quello che possiamo definire, il versante poveristico, speculare a quello tecnologico; che,

abbiamo visto, quanto spaventi inquieti. Insomma quanto era

bella l’arte di una volta e quanto è brutta questa, tra schizzi

di sangue, merda d’artista ed elettronicità e cervelli artificiali;

come sempre, la verità, sta nel mezzo, nell’intelligenza, nella

volontà di comprendere, superando le ostilità pregiudiziali, senza però, alla fine vietarsi la legittima alternativa, mi piace, non mi piace. Intanto diciamo che, nel pluralismo dei linguaggi artistici, oggi si

può trovare di tutto, anche un proprio posto in cui stare, o con il neo antropologico o con il post-antropologico, perché il resto è tradizionalismo, laudator temporis acti, che non si schiera e che continua le belle arti, nel tempo dall’iperrealismo virtuale, che fa chiamare le arti di oggi arti visive.

 Le arti visive comprendono le belle arti, ma sono di più e diverso: intanto non si fondano sul canone,

ma sulla la gestualità, sull’invenzione, sull’originalità, per cui tutto è differenza, anche se non è così facile essere differenti, perché è una cosa tracciare un segno nuovo, un inedito e un’altra cosa è lavorare ai margini, ingrandire, rimpicciolire, modificare. Quindi quella che

permane è la storia del genio, del titolare del guizzo, del balzo, del rendere vita all’inesistente, il genio o c’è o non c’è; e allora i nomi messi in cima alla lista lo sono, a patto che vengano inseriti nella

intermittenza del caos, dell’atmosfera del delirio, nella follia, che è con noi. Senza di questa incidentalità, non saremmo altro che nella tecnica o nella decorazione. Piace ai più avvertiti, ai più liberi, agli altri servirà tempo, forse è meno di quello che oggi fa mettere sull’altare, impressionisti, cubisti futuristi e lascio pensare alla nostra povertà … se essi non ci fossero stati.

 

Francesco Gallo Mazzeo –  Docente Emerito ABA Roma. Docente di Linguistica applicata ai linguaggi creativi dell’Arte del Design dell’Architettura in Pantheon Institute Design & Tecnology. Roma                                                                          

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