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Iran, neuroscienziato Mahmood Amiry Moghaddam: “Gli iraniani chiedono una vita normale”

Quello che succede in Iran è sotto gli occhi del mondo intero: soprusi, violenze e omicidi in un Paese dove il fondamentalismo regna sovrano. Le recenti proteste però potrebbero segnare un punto di svolta nella storia iraniana. Ne abbiamo parlato con il neuroscienziato e attivista per i diritti umani Mahmood Amiry Moghaddam, vincitore dello Human Right prize di Amnesty International nel 2007.

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Aleksandr Dugin, ideologo di Putin: Intervista alla professoressa Daniela Steila

L’ideologo russo Aleksandr Dugin è scampato, lo scorso 20 agosto, a un attentato-nel quale è rimasta uccisa la figlia-nella periferia di Mosca. Da filosofo legato all’estrema destra, semisconosciuto, Dugin è diventato protagonista delle prime pagine dei giornali occidentali assieme alle sue teorie. Per comprendere meglio questa figura e il suo impatto sul Cremlino e sul mondo occidentale abbiamo intervistato Daniela Steila, professoressa di Storia della Filosofia russa.

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Voci parlamentari. On. Federico Conte: “È stata una legislatura travagliata e complessa”

Prosegue l’ascolto di BeeMagazine delle “voci” di singoli parlamentari che ci illustrano il loro impegno legislativo e rispondono ad alcune domande sulle prospettive della prossima legislatura. L’onorevole Federico Conte è deputato di Articolo Uno nonché segretario della Commissione Giustizia e dal 16 marzo 2022 componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie.

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Voci parlamentari, parla l’on. Michele Bordo (Pd): “Urge riforma del regolamento della Camera”

Prosegue l’ascolto di BeeMagazine delle “voci” dei singoli parlamentari che ci illustrano il loro impegno legislativo e rispondono ad alcune domande sulle prospettive della prossima legislatura L’on. Michele Bordo, da sempre impegnato in ambito politico prima a livello locale e successivamente nazionale, è deputato del Partito Democratico dal 2006 ed è componente dal 2020 della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

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Sri Lanka, il futuro dopo la fuga dell’ex premier Rajapaska. Neironi (T.wai): “Difficile prevedere le prossime tappe”

Il popolo cingalese si è ribellato al premier Gotabaya Rajapaska dopo un 2022 vissuto all’insegna di una crisi economica e sociale. Resta ora da capire quale potrebbe essere il futuro dello stato isolano a sud dell’India e quali insidie potrebbero celarsi nel breve e nel lungo periodo. Ne abbiamo parlato con Raimondo Neironi, ricercatore del Torino World Affairs Institute.   Cosa sta succedendo in Sri Lanka? In Sri Lanka è in corso la più grande crisi politica ed economica dalla fine della guerra civile nel 2009, che vide contrapporsi le Tigri Tamil al governo di Colombo. Gotabaya Rajapaksa, il presidente che ha rassegnato le proprie dimissioni, si è recato a Singapore dopo aver lasciato le Maldive. L’ormai ex presidente è il fratello di Mahinda Rajapaksa, capo di Stato del Paese dal 2005 al 2015. I due fratelli furono gli artefici della vittoria del governo centrale contro il movimento separatista Tamil. Il Premier uscente, Ranil Wickremesinghe, ha oggi giurato come Presidente ad interim del Paese, e rimarrà in carica fino all’elezione di una nuova figura al vertice dell’isola.  A cosa è dovuta la crisi? È solo economica? La crisi nasce per motivazioni di carattere prevalentemente economico: l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità come la farina, la penuria di alcuni prodotti alimentari e di consumo e i ricorrenti black-out di corrente elettrica hanno condotto la popolazione, soprattutto della capitale, a scendere in piazza per manifestare la propria insofferenza. Perdipiù, lo Sri Lanka è da aprile in trattative con il Fondo Monetario Internazionale per l’ottenimento di un prestito finalizzato a riportare in equilibrio la bilancia dei pagamenti e a ristrutturare il proprio debito con l’estero. Come tutti i piani di salvataggio predisposti dagli anni Ottanta in avanti in alcuni Paesi dell’Asia e dell’America Latina, il Fondo ha imposto al governo cingalese una serie

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Giappone, cosa succede dopo l’omicidio di Shinzo Abe. Intervista al prof. Frattolillo

L’omicidio di Shinzo Abe ha scosso il Giappone poco prima delle elezioni. La politica nipponica si prepara a continuare le opere portate avanti dall’ex premier soprattutto in tema di sicurezza e per la difficile riforma costituzionale. Abbiamo parlato dell’attuale situazione politica giapponese con Oliviero Frattolillo, professore associato di Storia e istituzioni dell’Asia dell’Università Roma Tre. Si è speculato molto sul fatto che potessero esserci anche interessi dietro la morte di Shinzo Abe, quello che è successo è da classificarsi come l’atto di un folle o c’è qualcosa in più? Escluderei che si tratti di un piano organizzato che nasconde degli interessi di altro tipo. Certo, non abbiamo tutti i dati ancora a disposizione. È presto per capire che cosa emergerà delle indagini ma io tenderei ad escludere che si possa trattare di un piano ordito ai danni del leader del partito al governo o quantomeno dell’establishment politico giapponese. Questi episodi non sono rari in Giappone, a differenza di quello che si potrebbe aspettare: Abe era già scampato a diversi attentati contro di lui. Quella di Shinzo Abe è una famiglia da sempre attiva nella politica? Abe era il nipote di Kishi Nobusuke, primo ministro giapponese dal 1957 al 1960 (Partito Liberal Democratico). Kishi era stato Ministro del commercio nel gabinetto di Tojo Hideki prima della fine della Guerra del Pacifico. Imprigionato per tre anni come sospetto criminale di guerra, poi riabilitato, è passato alla storia per aver ratificato il Trattato di cooperazione e sicurezza nippo-americano nel 1960 in un clima di diffuso dissenso popolare, che hanno visto le più imponenti proteste popolari che il Giappone abbia conosciuto. Quindi fenomeni simili sono già accaduti? In passato sono successe già cose simili: ad esempio pensiamo ai moti studenteschi del ‘68, quando gli studenti armati di manganelli perseguitavano soprattutto i docenti universitari che

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Scuola e post-pandemia, Margiotta (Priorità alla Scuola): gli errori da non ripetere

Il ministro Bianchi “ha disatteso le aspettative di precari e docenti”. Il concorso “a crocetta” un flop. La nostra battaglia perché cambi lo jus scholae. Battaglia sulle classi pollaio. Il ministro dimentica che c’è l’immigrazione in Italia e invece insiste sul calo demografico. L’Italia primo Paese in Europa per abbandono scolastico. Allarmante è anche l’abbandono universitario.

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