Qatar 2022, ‘’il Mondiale dello sfruttamento dei lavoratori e delle violazioni dei diritti umani’’

Intervista al portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury

Società

Due mesi ci dividono dal calcio d’inizio dei Mondiali di calcio in Qatar. La ventiduesima edizione del campionato mondiale che sta per svolgersi non è stata esente da polemiche per via della sua organizzazione, dei rigidi divieti imposti agli spettatori e per le reiterate violazioni di diritti umani, in particolare quelli dei lavoratori provenienti da altri Paesi.

Nonostante qualche tentennamento da parte della Fifa, la sede del Mondiale non è cambiata, anzi qualcuno ha visto nel mastodontico evento una possibilità per un avanzamento sul tema dei diritti umani nel Qatar. Ma è veramente così? Ne abbiamo parlato con il portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury, autore del libro “Qatar 2022: i mondiali dello sfruttamento”.

Quali diritti umani sono stati violati nella preparazione dell’evento?

Quello più clamorosamente violato è il diritto a condizioni di lavoro dignitose e sicure. Questa violazione si è concretizzata in uno sfruttamento massiccio equivalente a una forma moderna di schiavitù nei confronti delle centinaia di migliaia di lavoratori migranti giunti in Qatar per costruire strutture e infrastrutture per i Mondiali.

E quali altre categorie sono stati appunto colpiti da questa violenza?

Principalmente i lavoratori migranti che sono coloro che hanno permesso alle autorità del Qatar di arrivare a conclusione dei lavori nel tempo utile ultimando tutti gli impianti e le infrastrutture.

Collegata allo sfruttamento del lavoro c’è stata anche l’impossibilità di accedere ai risarcimenti, di accedere alla giustizia e naturalmente la soppressione di ogni voce che provava a lamentarsi delle condizioni di lavoro.

Come ha reagito la Fifa alle vostre segnalazioni?

La Fifa, alla quale abbiamo sempre ricordato che dall’assegnazione dei Mondiali al Qatar avrebbe dovuto monitorare le condizioni di lavoro, ha avuto una responsabilità importante nel tacere sotto la segreteria di Blatter e nel fare qualcosa-in maniera insufficiente-sotto quella di Infantino.

Noi abbiamo chiesto alla Fifa quest’anno di mettere a disposizione una somma di circa 400 milioni di euro per un fondo di risarcimento per tutti i lavoratori che hanno subito violazioni dei diritti umani e per i familiari dei lavoratori che sono morti nella costruzione degli stadi. La risposta è stata negativa.

Doha si è difesa dalle accuse?

Si è difesa con una narrazione secondo la quale i Mondiali avrebbero contribuito a far progredire le norme sui diritti umani e ha alzato una grossa cortina fumogena parlando di riforme. Qualcosa è stata fatta, soprattutto nella seconda metà dello scorso decennio, alcune riforme come l’introduzione del salario minimo, l’abolizione di quel meccanismo giuridico che di fatto legava il lavoratore alla volontà del datore di lavoro e addirittura con il sequestro del passaporto.

È stato istituito un comitato che avrebbe esaminato le “vertenze lavorative”, soprattutto in termini di stipendi non pagati. Questa narrazione eccessiva ha millantato successi che non ci sono stati ed oltretutto intorno al 2018 il processo riformista si è fermato. I lavoratori migranti sono ancora in vulnerabilità totale.

Nel corso dell’ultimo anno è nato un neologismo interessante riguardo l’evento che si svolgerà in Qatar: sportwashing, cosa vuol dire?

In realtà abbiamo iniziato a usarlo un po’ di tempo fa, quando ci siamo accorti che gli Stati del Golfo quindi Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti ricorrevano allo sport attraverso sponsorizzazioni di squadre di calcio e di eventi sportivi come automobilismo, motociclismo fino ad arrivare all’assegnazione dei Mondiali per nascondere una situazione spaventosamente grave dal punto di vista dei diritti umani. Viene usato lo sport e la passione degli sportivi per non far vedere cosa accade all’interno del Paese.

Lo sportwashing è esteso anche in Europa?

Colpisce già in Europa: ci sono squadre di calcio importanti come il Manchester City e il Psg che sono di proprietà di fondi legati a questi stati, nella stessa Premier c’è anche il Newcastle. Stiamo vedendo qualche effetto anche in Italia perché il City Group-stesso gruppo proprietario della squadra di Manchester dal 2008- ha acquistato quest’estate il Palermo.

Nel corso dell’evento sono previste delle proteste da parte degli attivisti?

Le autorità qatariote hanno detto chiaramente che non tollereranno iniziative di questo genere. Hanno messo in guardia su i rischi che verranno per manifestare pubblicamente il proprio orientamento sessuale.

Hanno inoltre mandato a dire che chi arriva in Qatar con un orientamento sessuale non conforme a quello consentito dovrà “limitare le proprie effusioni nelle stanze di albergo”. Preoccupa che l’Italia abbia deciso di mandare oltre 500 militari in Qatar per garantire la sicurezza, a tal proposito ci chiediamo in caso si verifichino manifestazioni di dissenso che verranno represse dalle forze di sicurezza locali cosa faranno i nostri soldati.

 

Francesco Fatone – Giornalista 

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