Una ipotesi su una frase topica del Gattopardo

“Quanto più le cose cambiano, tanto più restano uguali”.

L’autore di questa frase è Alphonse Karr, giornalista, scrittore, aforista francese vissuto nell’Ottocento, autore di fulminanti battute satiriche che gli causarono anche guai giudiziari.

Questo aforisma mi ha fatto venire in mente, per la sua stupefacente analogia, una celebre battuta che si legge nel Gattopardo, dove Giuseppe Tomasi di Lampedusa fa dire a Tancredi, nipote prediletto del principe di Salina, che lo dissuadeva dall’associarsi ai garibaldini: “Se li lasciamo fare, quelli ti combinano la Repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Questa frase è poi diventata il paradigma interpretativo – e purtroppo anche riduttivo  della ricchezza tematica e stilistica del sontuoso romanzo: quasi un emblema della negazione del progresso, del rinnovamento sociale e politico, che si ritiene fallace e ingannevole.

Sarà stato forse per quella frase che Il Gattopardo – pubblicato postumo nel 1958, diventato un best seller mondiale  dopo il formidabile colpo editoriale di Giangiacomo Feltrinelli, tradotto in decine di lingue, come l’altro best seller Il Dottor Zivago, di un anno prima, scritto dal Premio Nobel Boris Pasternak – fu inizialmente scartato dalla casa editrice Einaudi. ( circostanza che può consolare gli aspiranti scrittori).

Elio Vittorini, forse sviato dalle sue idee politiche, valutò negativamente il contenuto e disse no alla pubblicazione.. E così Tomasi di Lampedusa non poté vedere pubblicato  Il Gattopardo, che uscì pochi mesi dopo la sua morte, grazie all’intuito e al fiuto di un altro scrittore, ideologicamente meno prevenuto: Giorgio Bassani, al quale il libro era stato segnalato da Elena Croce, figlia del filosofo di Pescasseroli.

La frase di Tancredi è citata spesso nei dibattiti e nelle aule parlamentari. E talvolta a sproposito. Come accadde a una deputata del centrodestra, di cui non faremo il nome (si dice il peccato non il peccatore) che volendo mostrare di aver letto ll Gattopardo, pronunciò la citazione in questo modo : “A evitare che tutto cambi, perché nulla cambia”. A parte il bisticcio del secondo congiuntivo assente, la citazione non è corretta.

Ma qual è l’ipotesi che ci viene di formulare accostando la frase citata dal “Gattopardo” e l’aforisma dello scrittore francese? La supposizione  è che Lampedusa, uomo di vaste e profonde letture, conoscesse l’aforisma di Karr. Dello scrittore siciliano, tra l’altro, sono uscite, sempre postume, le lezioni di letteratura (francese e inglese).

Vi sono contenute analisi finissime, intuizioni folgoranti fatte da un critico certo non di professione ma da un lettore di vastissima cultura e dotato di gusto, che egli illustrò a una ristrettissima cerchia di giovani, tra cui Francesco Orlando, poi diventato un importante critico letterario, e Gioacchino Lanza Tomasi, che poi adottò.

Le due frasi sono troppo somiglianti per far pensare a una mera casualità ,  il concetto è identico: se l’autore del Gattopardo non si è ispirato allo scrittore francese, parafrasandolo in un modo sicuramente più incisivo, certo si tratta di una coincidenza sorprendente.

Anche circostanze fanno parte delle sorprese della Letteratura.

Pangloss

 

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