Sardegna, tanto tuonò che …Todde. Il Pd teme l’effetto-rondine, Salvini lascia o raddoppia?

Politica

Analisi del post voto in Sardegna: la vittoria di Alessandra Todde interrompe il ritmo lento della campagna elettorale verso le Europee. E apre molti interrogativi, Spira un vento nuovo di alternativa per il campo largo o la competizione tra Schlein e Conte non renderà l’esperimento esportabile? La faglia però si è aperta nel centrodestra. Dove le prossime settimane diranno se il leader della Lega, incalzato dal partito del Nord, affonderà il coltello nelle difficoltà della premier o cercherà una tregua. Banco di prova: il terzo mandato per i presidenti di Regione 

 

 

 

 

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Un pugno di voti – poche migliaia, frutto di uno spoglio tartaruga indegno di un Paese moderno – ha scompaginato l’andamento lento della campagna elettorale verso le Europee e le prossime tornate locali. Sintesi brutale: a destra Gorgia Meloni si è risvegliata senza il mantello dell’invincibilità che il piglio, le circostanze e la debolezza degli avversari le avevano finora cucito addosso; a sinistra, dove ci si preparava a salutare la prematura dipartita dell’ennesimo leader del Pd, è improvvisamente balenata la scintilla di un’alternativa all’orizzonte; nelle teste dure del Terzo Polo si è fatta strada l’idea che soli non si va da nessuna parte (almeno con questa legge elettorale) e litigando ancora meno.

 

 

 

E dunque, il day after del voto sardo è fitto di inquietudini. Alessandra Todde – la prima presidente dell’Isola, il primo governatore in quota grillina, l’artefice della prima riconquista di una regione alla destra in un decennio – è una pentastellata sui generis: profilo da manager, expat per diversi anni, viceministro allo Sviluppo Economico nel governo Draghi, da sempre dialogante con i Dem. Circostanze non facilmente replicabili, al netto degli altri ostacoli disseminati sulla strada del campo largo, a partire dalla politica estera.

Ad esempio, ci si chiede nelle file Pd se Giuseppe Conte sarebbe capace di sostenere con pari generosità un candidato Dem. Ma soprattutto, al netto di vaghe suggestioni su federatori, chi sarebbe in un futuro ancora indefinito tra l’ex premier ed Elly Schlein a correre per Palazzo Chigi? Insomma: sarà vento nuovo di alternativa o rondine che non fa primavera?

 

 

 

Tuttavia, la sconfitta del (quasi ex) sindaco di Cagliari Paolo Truzzu – docile capro espiatorio della vicenda – apre principalmente una faglia nel centrodestra. Meloni paga l’azzardo eccessivo su un nome che era in coda nella classifica del Sole 24 Ore sul gradimento dei sindaci e che è stato respinto dalla sua stessa città. Ma anche l’arroganza, di cui la si accusa,  e il decisionismo che l’hanno portata a gestire il voto come l’ennesima prova di forza rispetto agli alleati.

 

 

 

Matteo Salvini vede il bicchiere mezzo pieno: licenziare il governatore in carica, il suo Solinas, è risultato in un fallimento (sebbene i leghisti siano consapevoli che il medesimo fosse alquanto impopolare sul territorio). “Il Capitano” dimentica però che la Lega è precipitata al 4% superata da Forza Italia (l’unica nel centrodestra a poter tirare un mezzo sospiro di sollievo), inseguita dalle accuse di sabotaggio nel segreto del voto disgiunto, accompagnata dai mugugni del partito del Nord.

 

 

 

Ecco perché nelle prossime settimane sarà utile tenere d’occhio la dinamica dei rapporti tra la presidente del Consiglio e il suo ministro meno gestibile: per capire se Salvini porgerà all’on. Meloni in difficoltà – anche sul piano dell’immagine: sconfitta da una donna giovane ed energica – il ramoscello d’ulivo di una “tregua costruttiva” o se amplierà le distanze di contenuto e l’aggressività del profilo in vista delle Europee (dove, come noto, si vota il partito e non la coalizione).

Primo e significativo banco di prova: il terzo mandato per presidenti di Regione e  sindaci di grandi città, camomilla per l’inquietudine del veneto Luca Zaia sul proprio futuro e – finora – veleno per le orecchie di FdI a caccia di un bottino tra le regioni del Nord. Ma, appunto, si vedrà se la brezza spirata dalla Sardegna potrà trasformarsi in vento nuovo per il campo largo o in tsunami per il centrodestra.

 

Federica FantozziGiornalista

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