Arte, un italiano d’ingegno sfonda in Cina

Con un progetto culturale innovativo e strategico

Cultura

Carlo Maria Rossi, insieme a Penny Kwan, una giovane donna cinese, ha appena avviato in Cina uno “spazio creativo” che integra la comunità artistica internazionale con quella locale di Chengdu, capoluogo della provincia sud-occidentale del Sichuan in Cina.

Sostanzialmente, l’arte di tutto il mondo che sbarca in Cina passa da Shangai e si ferma a Chengdu, e questo accade grazie ad un progetto culturale tutto italiano, di respiro sovranazionale, così talmente visionario e innovativo che neanche i cinesi all’inizio ci avevano creduto fino in fondo. A reggere le fila e a guidare questo progetto è un giovane manager romano, Carlo Maria Rossi, intellettuale moderno, grande visionario, appassionato d’arte, esperto di design, ricercatore del bello, e soprattutto padrone delle nuove tecnologie digitali.

Figlio di una famiglia borghese – suo padre, Franco Rossi, è un famoso professore universitario -, Ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica all’Università della Calabria, dove è stato anche direttore del Dipartimento di Pianificazione Territoriale, un giorno Carlo molla tutto e parte per la Cina, dove costruisce il suo piccolo grande “impero”, che è un “impero di sogni e di progetti futuri”.

La sua curiosità innata per il “viaggio”, e il suo pensare creativo, unito naturalmente a una mentalità strategica, lo spingono nel 2012 dall’Italia fino a Shanghai, dove lavora a stretto contatto con l’Ambasciata italiana e l’Istituto di Cultura, e questo diventa per lui – italiano in Oriente – il valore aggiunto che ancora gli mancava.

Fondamentale sarà il suo coinvolgimento personale nelle celebrazioni del 77° anniversario della Proclamazione della Repubblica Italiana a Shanghai, dove questo ex alunno del liceo Lucrezia della Valle di Cosenza mette in mostra la sua “capacità di fondere espressione artistica e tecnologia dando al tutto anche una significativa connotazione storica”.

Carlo, ci spiega esattamente dove siamo?

CHART è situato nella Tianfu International Bio Town, parliamo di un’area di circa 3.700 metri quadrati e un totale di 3 piani. Questo museo è costruito e finanziato da Biotown, grazie alla collaborazione con “Chengdu Tianfu International Bio Town”, un parco dimostrativo biotecnologico globale.

Cos’è per lei tutto questo? Una sfida culturale o una provocazione al suo vecchio mondo?

Vede, nel giro di qualche mese, CHART sarà un polo attrattivo di eccellenza per artisti provenienti da tutto il mondo e per tutti gli appassionati di arte a 360 gradi. La creazione di CHART non è soltanto un impegno artistico; è una visione collaborativa sostenuta dal Governo Locale di Tianfu Bio Town. La partnership con le autorità locali sottolinea l’impegno nel promuovere lo scambio culturale e creare un ecosistema vibrante per l’espressione artistica. Il supporto del governo locale è un attestato al potere trasformativo dell’arte nella costruzione della comunità.

Posso provare a sintetizzare? Chart è in realtà una grande galleria d’arte?

Sarò più preciso. CHART è un vero e proprio concentrato di cultura, di creatività e di design, con lo scopo di avvicinare le persone alle diverse espressioni artistiche. Più che di una grande galleria d’arte preferirei pensare ad un nuovo canale per gli scambi internazionali, che metterà in mostra opere di artisti locali e internazionali, contribuendo in questo modo allo sviluppo culturale di Chengdu attraverso installazioni, workshop, eventi e spazi espositivi. Dunque, una sfida culturale certamente sì.

Come nasce l’idea di No.name Studio e della residenza? Perché so che lei ama chiamare il suo studio in questo modo.

No.name Studio nasce da un’interessante coincidenza. A settembre del 2019, Penny ed io siamo stati invitati a partecipare alla cinquantottesima Biennale di Venezia per realizzare un’opera di installazione video per il Padiglione Cinese. E dopo essere tornati da Venezia, Penny mi ha chiamato e mi ha detto: “Carlo, sto cercando uno spazio artistico”. Le ho detto che è fantastico e che volevo costruire anche un grande loft fuori Shanghai. Ha continuato a chiedermi di Zhujiajiao, se ne avevo sentito parlare, e mi ha detto che questa città è anche chiamata la “Venezia cinese”… Quindi pensare di allestire uno spazio a Zhujiajiao è stata alla fine una giusta coincidenza dopo la nostra installazione a Venezia in Italia.

Una bella avventura, immagino.

Alla fine, sono andato a visitare questo posto e sono letteralmente rimasto affascinato da questa piccola città che vive e si muove sull’acqua. Ricordo che quando abbiamo visto lo spazio per la prima volta, era solo un vecchio magazzino di una fabbrica abbandonata. Molto spazioso, però. Come artista, ho capito subito che vivere e lavorare in uno spazio così grande sarebbe stato il sogno di qualsiasi creativo. Quindi abbiamo subito deciso di affittarlo e di ristrutturalo. La nostra prima idea era quella di trasformarlo in uno studio d’artista, ma poi abbiamo deciso per una residenza d’artista. Questo perché volevamo anche la nostra galleria, il nostro bar e il nostro spazio abitativo. Con tutte queste idee, abbiamo finalmente scoperto che trasformare lo spazio in una residenza per artisti sarebbe stata la forma migliore per realizzare tutto ciò.

Perché lo avete chiamato No.name Studio?

“No.name”, è uno spazio senza confini. Vogliamo collaborare con varie forme d’arte senza limiti o standard preordinati. Il nome di No.name Studio è venuto da una conversazione che ho avuto con Penny. Sappiamo di avere un concetto chiaro di questo luogo, una residenza per artisti in cui possiamo integrare tutto ciò a cui noi teniamo. Vogliamo invitare diversi artisti, ma la gente non saprà quali artisti saranno presenti contemporaneamente a loro. Quindi, abbiamo pensato: perché non chiamarlo semplicemente No.name Studio? Sarà anche un modo per dare voce agli artisti emergenti che al momento sono sconosciuti, quindi sì, chiamiamolo No Name Studio. Sembra fantastico. Inoltre, esisteva un importante gruppo cinese di arte contemporanea underground nel 1959, noto come Nameless o “No name painting society”, quindi il nostro nome è anche un omaggio a loro, un segno critico nella storia dell’arte cinese.

Mi sembra quasi una nuova filosofia di vita.

Se lei parla con Penny sa cosa le dirà? Che l’anno scorso abbiamo scoperto di condividere insieme visioni simili sugli spazi artistici. L’espansione urbana della Cina e la crescita dell’arte contemporanea hanno cambiato il modo in cui i giovani pensano allo spazio. Questo cambiamento è anche uno dei motivi che alla fine ci ha portato qui a Zhujiajiao. Io e Penny vogliamo creare un nuovo tipo di vita artistica fuori città, dove tu arrivi e ti immergi in uno spazio complesso che è allo stesso tempo una galleria, uno spazio creativo, una residenza e uno spazio all’aperto. Come spiegartelo meglio? È una fusione tra arte e vita quotidiana.

Carlo, qual è la vera chiave del vostro successo?

Il quartiere dove abbiamo istituito la residenza è sicuramente una delle cose che rendono questo posto davvero speciale. Il nostro studio è situato nel cuore della storica città sull’acqua, l’area intorno a Shanghai ha molte di queste città sull’acqua designate come patrimonio storico mondiale. Il quartiere è accogliente, avvolgente, e qui ci sono sempre persone felici di offrire il proprio aiuto. Questo lo rende un luogo dove puoi sperimentare la cultura tradizionale cinese. I tetti dei palazzi e dei vicoli hanno più di mille anni di storia. Questo tipo di architettura e atmosfera tradizionali sono ormai difficili o quasi impossibili da trovare in molte città urbane.

Se lei dovesse raccontarsi alla televisione cinese, in che modo lo farebbe?

Io sono un italiano, mi sono diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma. Vivo in Cina ormai da dieci anni. Penny e io ci siamo conosciuti e abbiamo lavorato insieme circa sei anni fa. Al momento mi concentro principalmente sulla new media art, sulle installazioni interattive e sull’arte contemporanea. Penny invece vive a Shanghai da 17 anni e prima era a Shenyang. Lei è stata prima di tutto regista teatrale e direttore artistico per la multinazionale cinese dell’intrattenimento Huayi Brothers. Abbiamo deciso di utilizzare i nostri risparmi e le nostre risorse personali per costruire questo spazio per assicurarci di poter rendere conto delle scelte che facciamo. Ciò ci garantisce sufficiente libertà di scegliere e collaborare con partner locali e internazionali che la pensano allo stesso modo e che condividono la nostra missione. Oltre a questo, il programma di residenza per artisti ha sponsor di marchi e locali che hanno abbracciato il progetto fin dall’inizio. Questo ci permette di coprire ulteriori costi di gestione e di sostenere e sponsorizzare la residenza e parte dei materiali agli artisti che ospitiamo. Ma è solo l’inizio.

 

Pino NanoGiornalista. Già capo redattore centrale della Rai

Scenari – La “solitudine” di Giorgia

Tra l'urgenza di costruire una forte classe dirigente e la necessità di progettare un partito nuovo di stampo liberal-conservatore di Read more

Ilaria Salis, quella inquadratura di un altro detenuto al guinzaglio

Dopo la lettera di Mattarella, di fronte all'evidenza delle immagini, su Ilaria Salis non ci sarebbe altro da aggiungere. Eppure Read more

Siamo ancora il Paese “dove il sì suona”?

Con buona pace di una storica sentenza della Corte Costituzionale – la n. 42 del 24 febbraio 2017 – l’Università Read more

Le tasse come indice di civiltà di uno Stato. L’Italia è il Paese al top dell’evasione fiscale

Il nostro è un Paese che fa fatica a digerire il pagamento delle tasse. Sarà per la sua storia che, Read more

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,
Articolo successivo
Sicilia, “Un Paradiso popolato da diavoli”
Articolo precedente
I pittori del futuro si affidano alla scienza: ecco la “new media art”

Menu