Milei e l’Anarco-capitalismo

Lo hanno definito populista, di estrema destra, vicino a Trump e Bolsonaro (entrambi, insieme ad Elon Musk, si sono congratulati con lui dopo la vittoria), ma Javier Milei, l’economista noto per il suo stile esuberante ed eccentrico, leader del movimento La Libertad Avanza ed eletto domenica nuovo Presidente dell’Argentina con il 56% dei voti sconfiggendo il peronista Massa, promette una "rivoluzione liberale", annuncia la volontà di voler chiudere la Banca centrale e soprattutto si definisce anarco-capitalista. Ma in cosa consiste questa filosofia politica e soprattutto quali conseguenze economiche e sociali può determinare?

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Ognuno ha una proprietà nella sua stessa persona. Su di essa nessuno può accampare diritti, se non l’individuo stesso. Qualunque cosa egli rimuova dallo stato in cui era posta dalla natura, applicandovi il proprio lavoro, aggiungendovi qualcosa che è suo, egli la rende sua proprietà.

Queste righe, tratte dall’Etica della Libertà di Murray Rothbard (1982), riassumono in gran parte l’essenza di questa teoria politica, che prevede il superamento dello Stato, il quale deve essere ridotto ai minimi termini in quanto considerato addirittura un ostacolo allo sviluppo della società. Concepito come un’evoluzione del liberalismo, considerato troppo statalista, questa corrente si sviluppa attorno alla seconda metà del XX secolo, quando Rothbard, allievo di Von Mises, illustre esponente della scuola austriaca, iniziando a scrivere diversi articoli, propose un modello di organizzazione economica e politica in grado di fare totalmente a meno dell’istituzione statale, ritenuta dal filosofo americano violenta e, di conseguenza, da abbattere.

 

 

 

 

Il pensiero di Rothbard parte, innanzitutto, dall’idea di sviluppare un modello di società capace di porre al minimo la violenza (facendo suo il principio della non aggressione), affiancando parzialmente alle teorie della scuola austriaca le idee dell’anarco-individualismo (incarnate dai filosofi Spooner e Tucker), dando luogo, dunque, ad una forma di anarchismo, lontanissima però dai quei principi tradizionali anarchici fondati sulla critica alla proprietà e ai modi di produzione capitalistici, sull’egualitarismo e sull’antiautoritarismo, e fondata invece su un capitalismo radicale e su uno sfrenato libero mercato.

Quando si parla dell’anarco-capitalismo il primo aspetto che deve essere immediatamente posto sotto analisi è, ovviamente, il ruolo dello Stato nelle scelte economiche. Tale corrente filosofica e politica, che affonda le radici nell’idea assoluta del libero mercato, considera lo Stato come un nemico, e di conseguenza il suo intervento in economia deve essere nullo e le stesse sue entrate che, riprendendo le parole di Rothbard in Etica della Libertà “vengono prelevate in maniera coercitiva”, sono considerate “un furto puro e semplice”, anche nei casi in cui le tassazioni riguardano gli individui che posseggono risorse privilegiate. Da qui, si comprende la ragione per cui gli anarco-capitalisti concepiscano l’entità statale come una vasta organizzazione criminale, ed è, infatti, proprio sull’enorme taglio delle tasse che il neo Presidente dell’Argentina Javier Milei, definendosi anarco-capitalista, ha basato gran parte della sua campagna elettorale.

Ma c’è un altro fondamentale aspetto economico che caratterizza il pensiero anarco-capitalista, ovvero la privatizzazione dell’intera società, dai mezzi di produzione ai beni demaniali (incluse le risorse naturali). Anche sotto questo aspetto, l’uomo con le basette in stile Wolverine, come lo ha definito il New York Times, dopo cinquant’anni di politiche peroniste in cui lo statalismo ha prosciugato le casse argentine e ha portato al default il Paese, ha promesso, in piena linea con la teoria politica ideata da Rothbard, la privatizzazione delle aziende pubbliche, della sanità e, persino, dell’istruzione.

E per comprendere meglio la volontà di Milei di allontanare lo Stato dal controllo di determinati settori della società, riducendone al minimo il ruolo non esclusivamente dal punto di vista economico, basta osservare il video, ormai diventato popolarissimo nel web, in cui annuncia, coerentemente ai proclami fatti in campagna elettorale, la soppressione di numerosi ministeri (tra cui quelli riguardanti l’ambiente e l’educazione, in quanto fortemente contrario alle politiche green e all’indottrinamento).

Per quanto riguarda poi la politica estera, l’anarco-capitalismo, così come concepito dal suo fondatore Rothbard, è decisamente isolazionista, dal momento in cui, come ha affermato in una vecchia intervista concessa alla Fondazione Magna Charta, il filosofo e professore David Kelley, oggettivista, e in quanto tale profondamente vicino all’idea anarco-capitalista, “gli Usa devono proteggere i loro cittadini  agendo egoisticamente per la loro sicurezza” e “gli stessi servizi del governo che prevedono l’uso della violenza e della forza non possono rimanere in mano all’istituzione statale”. Ragionamento che riguarda, ca va sans dire, anche ministeri degli Esteri o eserciti permanenti. Parimenti, El Loco, così viene soprannominato Milei, ha previsto una politica estera non espressamente isolazionista, ma comunque vicinissima agli Usa e soprattutto idealmente a colui che, come anticipato in precedenza si è congratulato con lui per la vittoria, vale a dire Donald Trump, che spingendo per l’isolamento statunitense, ha fatto dell’America First, il suo slogan politico.

Invece, la questione più ambigua e più difficile da analizzare per la corrente anarco-capitalista è quella inerente ai diritti civili ed etico-sociali. Ad esempio, per quanto concerne l’aborto, Rothbard era totalmente a favore, motivando le sue ragioni anche in maniera decisamente cruda. Secondo il filosofo americano, infatti, il diritto all’aborto doveva essere sempre garantito in quanto riconosceva ad ogni donna il diritto di “espellere un ospite indesiderato dal suo stesso corpo”. Tuttavia, negli ultimi anni di vita l’esponente principale dell’anarco-capitalismo si avvicinò al populismo di destra e soprattutto alla corrente paleolibertariana e paleoconservatrice che, se sulla tassazione e decentralizzazione condividono le teorie rothbardiane della prima ora, in tema di diritti, ed in modo particolare su aborto e immigrazione, hanno una visione decisamente diversa rispetto all’idea libertaria degli anarco-capitalisti.

E anche Milei sul tema dell’aborto ha abbracciato la visione paleolibertariana e pro-life dichiarandosi fortemente contrario, in quanto sostenitore sempre e comunque “del rispetto della vita per gli altri”, discostandosi, di conseguenza, in maniera totale dalla concezione che ha l’anarco-capitalismo sull’aborto. Al contempo, però, il neo Presidente argentino non si è mai dichiarato contrario all’identità di genere o ai matrimoni omosessuali, ritenendo la prima una pura scelta personale ed il matrimonio un accordo tra due privati, e in ogni caso, in linea al principio cardine dell’anarco-capitalismo, materie per cui lo Stato non deve essere chiamato in causa e, soprattutto, non deve interferire. Inoltre, coerentemente alla sua volontà di avere un mercato sempre più libero e sfrenato, ha manifestato aperture alla vendita di organi e in un futuro anche alla possibilità di consentire la vendita dei bambini, tema su cui lo stesso Rothbard in L’etica della libertà aveva espressamente suggerito “un fiorente mercato libero dei bambini”.

In attesa, dunque, di vedere le misure che il Loco metterà in atto e gli effetti che da queste scaturiranno, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale, in quel Paese che cent’anni fa era il decimo al mondo per reddito pro-capite, mentre oggi, dopo il tracollo economico del 2001, continua a sprofondare in un’eterna crisi e con un’inflazione al 143%, bisogna constatare che l’anarco-capitalismo ideato da Rothbard è riuscito, con tutte le sue contraddizioni, ad affermarsi per la prima volta nella scena politica internazionale in maniera così netta, attraverso la promessa di realizzare misure del tutto opposte a quelle keynesiane attuate dai governi peronisti, i quali, invece, tramite mosse fortemente stataliste, per decenni hanno continuamente svuotato le casse dello stato generando un debito di 44,5 miliardi con il Fmi e portando l’Argentina nel baratro.

 

Francesco SpartàFunzionario, giornalista pubblicista e Tutor Accademico presso Luiss Guido Carli

 

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