L’amministrazione e i conflitti di interessi, una guerra sempre aperta

"Il confine algido tra politica e burocrazia viene spesso abbattuto dalla tendenza indomita della prima ad invadere il campo della seconda rendendo il conflitto di interessi non un rischio potenziale ma un costante riferimento dell’agire amministrativo, quasi un male necessario"

Il nuovo Governo, obtorto collo, sarà occupato su tanti dossier ed emergenze contingenti e strutturali, che per essere affrontate necessiterebbero di una macchina amministrativa efficiente, trasparente e al passo con i tempi.

Già a partire dal PNRR, le riforme avviate dal Governo Draghi ed ‘indotte’ dal sistema di aiuti comunitari imponevano alle varie articolazioni centrali e periferiche della nostra macchina amministrativa: sanità, scuola, sviluppo economico, difesa, ecc., di approdare su un modello di pubblica amministrazione diverso da quello formalistico e burocratico, che si è radicato nel tempo.

L’adeguatezza degli assetti organizzativi, con l’emanazione del nuovo codice della crisi di impresa, è entrata come un mantra nel lessico comune delle imprese italiane, obbligandole ad una analisi al proprio interno e ad una revisione delle regole organizzative da un lato e delle figure che assumono la responsabilità operativa dall’altro lato, tentando di favorire il mercato con una iniezione di legalità, competenza e sostenibilità.

Questa necessità che il Legislatore ha imposto di recente agli imprenditori, senza distinzione di taglia dai piccolissimi sino alle società per azioni, di per sé, sul versante pubblico riposa su tante norme, forse anche troppe, senza scomodare Tacito e la sua massima Corruptissima re publica plurimae leges.

Imparzialità, trasparenza, efficienza ed economicità corollari del “buon andamento”, principio di derivazione costituzionale, di fatto, ad oggi, costituiscono, prevalentemente, la base di riferimento per l’esercizio del sindacato giurisdizionale nelle sue molteplici sedi, amministrativa, penale, ordinaria e contabile, più che il denominatore comune delle condotte dei funzionari pubblici.

In particolare, lo spettro del giudice penale, con l’inasprimento delle sanzioni e l’introduzione di nuovi reati, tra questi, meritevole di menzione, il reato di “traffico di influenze illecite”, costituisce un ‘deterrente spuntato’, che al netto delle esigenze special preventive non ha prodotto, nemmeno indirettamente, alcuna spinta innovativa e di miglioramento degli assetti organizzativi delle pubbliche amministrazioni.

Il giudice penale come il medico contrasta la patologia e non ha alcun ruolo rispetto al normale funzionamento della macchina amministrativa, che necessita di una vera e propria revisione completa e non di un banale tagliando di routine.

Nella P.A. italiana, nonostante la digitalizzazione introdotta per decreto, ancor oggi, si producono troppe carte; la cui utilità, oltre che dubbia è dannosa, perché dietro le carte si declinano i peggiori italici vizi, orientati al fare l’indispensabile che si traduce in poco o nulla e spesso ad ostacolare cittadini ed utenti.

Il confine algido tra politica e burocrazia viene spesso abbattuto dalla tendenza indomita della prima ad invadere il campo della seconda rendendo il conflitto di interessi non un rischio potenziale ma un costante riferimento dell’agire amministrativo, quasi un male necessario.

La gestione del rischio dei conflitti di interessi è il vero tema che riguarda qualsiasi organizzazione e a maggior ragione la P.A.; indimenticabile Mario Brega con “sta mano po esse fero o po esse piuma” in Bianco Rosso e Verdone, il rischio è ontologicamente vocato al danno o all’opportunità.

Gli organi apicali della P.A. dovrebbero essere selezionati tra persone con competenze specifiche nella analisi, valutazione e gestione dei rischi operativi.

È imprescindibile, per qualsiasi Ente che si rispetti, conoscere il contesto in cui si opera i soggetti cointeressati le aspettative di questi ultimi; inoltre, occuparsi della comunicazione non solo come adempimento di un formale dovere di pubblicare gli atti prodotti, che pure è utile ma non sufficiente, consentirebbe di raggiungere l’obiettivo della “Casa di vetro” evocata da Turati.

Ma torniamo ai conflitti di interessi e, per quanto ovvio, appare utile ricordare che, il confine tra il lecito e l’illecito è sempre legato ad un filo sottile, visto che, l’inopportuno spesso e volentieri rappresenta per la nostra società un pericolo sostanziale alla pari di condotte espressamente vietate e sanzionate anche penalmente.

Volendo soffermarsi sulla possibilità di ricoprire ruoli elettivi o non in favore della P.A. occorrerebbe sempre procedere ad un bilanciamento tra il diritto universale di partecipazione alla vita pubblica di cui all’art. 51 della Costituzione “tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza” secondo i requisiti stabiliti dalla legge”e il rischio che, i titolari di poteri e/o prerogative, rivenienti dall’incarico pubblico ricoperto possano avvalersi di quest’ultime per influire, indebitamente, su procedimenti amministrativi i più diversi.

Pensiamo al rilascio di concessioni urbanistiche, all’affidamento di servizi, lavori e forniture, dalla partecipazione alle competizioni elettorali ai concorsi pubblici  – il conflitto di interesse e/o la violazione di limiti posti da norme di legge o atti aventi forza di legge  alterano la c.d. par condicio fra i vari concorrenti attraverso la possibilità di esercitare e/o beneficia di captatio benevolentiae o di metus publicae potestatis.

In astratto, il vigente codice di comportamento dei dipendenti pubblici, così come, recentemente, modificato, dal legislatore, evidenzia la necessità di contemperare i sacrosanti diritti individuali del soggetto ricoprente la carica con quelli della comunità allo scopo di evitare o prevenire confusione di ruoli e funzioni.

L’obbligo di “facere” del dipendente pubblico, alla luce di quanto sopra, si riduce, (si fa per dire), pertanto, nel dovere di comunicare al superiore gerarchico la presunta ed astratta ipotesi di conflitto di interessi privati, onde consentire all’Amministrazione presso cui svolge la sua funzione di determinarsi nel merito e proporre, laddove ritenesse sussistente il conflitto, la soluzione dello stesso, ad esempio con il trasferimento “per un tempo congruo” del dipendente interessato a quel procedimento specifico, ovvero, con la possibilità del collocamento volontario dello stesso in aspettativa temporanea.

Sempre rifacendoci alla Costituzione che, tra tutti gli strumenti in uso all’interprete giuridico, credo sia quello più utile ed affascinante per risolvere questo caso, devo rammentare prima di tutto a me stesso, che l’art. 54 pone l’argine della “disciplina ed onore” per l’adempimento delle funzioni pubbliche.

Da qui deriva che, l’eventuale mancata comunicazione di una situazione di conflitto, quale quella del “candidarsi all’elezioni amministrative”, da parte del pubblico funzionario o incaricato di servizio o aspirante pubblico funzionario, anche alla luce di una autorevole interpretazione proposta dall’INPS, in una recente circolare, cristallizzerebbe una ‘fattispecie indecorosa’ suscettibile di sindacato disciplinare interno all’ente e di scrutinio giurisdizionale per abuso d’ufficio anche sulla base di eventuali esposti/denunce degli elettori.

Per cui il tema del conflitto di interesse dei pubblici funzionari con i suoi corollari di ineleggibilità, incandidabilità è giusto che venga, sempre, valutato, a monte, dalla Amministrazione di appartenenza da persone che abbiano la competenza e la maturità per poterne saggiare in modo concreto la sussistenza di presupposti o di aspetti sintomatici dello stesso e, quindi, assumersi la responsabilità dei provvedimenti più opportuni nella prospettiva del buon andamento.

L’adeguata valutazione degli assetti organizzativi unita ad una effettiva semplificazione dell’agire amministrativo complessivo, che, peraltro, la digitalizzazione diffusa rende non più procrastinabile rappresentano una sfida reale per il Governo che verrà; sul coraggio di assumere decisioni forti nel segno di un vero cambio di passo della macchina amministrativa si misurerà lo sviluppo del Paese reale dei prossimi anni.

 

Vincenzo Candido Renna – Avvocato, compliance and ethics specialist

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