Il Natale nella letteratura siciliana

Sebbene tradizionalmente più sentito e celebrato nei paesi freddi e del nord, anche in Sicilia il Natale è ricco di suggestioni. Lo testimoniano diverse pagine di letterati isolani. A cominciare da quelle de I Malavoglia in cui risalta il contrasto tra le case allietate dalla festa e ‹‹la casa del nespolo›› avvolta, anche nei giorni delle novene, dalla tristezza: ‹‹In ogni casa si ornavano di frasche e d’arance le immagini dei santi, e i fanciulli si affollavano dietro le cornamusa che andava a suonare davanti alle cappellette colla luminaria, accanto agli usci. Solo in casa dei Malavoglia la statua del Buon Pastore rimaneva all’oscuro››.

Diversi e spesso contrastanti sono i sentimenti che il Natale ispira. Pirandello vi dedica, oltre a una poesia poco suggestiva, due novelle. In Natale sul Reno – legata al suo trascorso tedesco e al suo primo vero amore, Jenny Schulz Lander – prevale la nostalgia della sua terra, dei riti siciliani, della ‹‹zampogna›› e della ‹‹pia novena››, per quanto ‹‹il freddo intenso, la nebbia, la neve, il vento, lo squallore della natura›› rendano in Germania ‹‹la festa del Natale più raccolta e profonda, più soavemente malinconica e religiosa››. In Sogno di Natale la ricorrenza suscita allo scrittore agrigentino  amarezza per come l’uomo abbia tradito la lezione di Gesù: «Ero già entrato, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve d’un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita».

L’amarezza di Pirandello è simile a quella che prova Salvatore Quasimodo nei versi del suo Natale: ‹‹Pace nel cuore di Cristo in eterno;/ ma non v’è pace nel cuore dell’uomo./ Anche con Cristo e sono venti secoli/ il fratello si scaglia sul fratello./ Ma c’è chi ascolta il pianto di un bambino/ che morirà poi in croce fra due ladri?››.

Il Natale ha forza magnetica nel calamitare verso i propri ‹‹nidi›› chi se ne è allontanato ma suona come una beffa nella novella di Giovanni Verga Il carnevale fallo con chi vuoi. Pasqua e Natale falli con i tuoi e in quella di Nino Savarese Il richiamo. Nella prima vi è il dramma di Compare Menico che, nel ritorno a casa per le feste, scopre il tradimento e l’abbandono della moglie; nella seconda un omicida datosi alla macchia, la notte di Natale, non resiste al desiderio di rivedere la fidanzata e la madre ignaro che i carabinieri lo stanno aspettando.

Sempre Savarese in Prima novena racconta la conversione natalizia agli affetti familiari di chi li trascura vittima dei vizi e del gioco: «Santo sedette che non si reggeva in piedi, attrasse a sé la figlia e la baciò sulla fronte mentre delle lacrime gli solcavano le guance. – Domani sera illumineremo bene l’altare, – disse egli con la voce fioca timido e impacciato, – ci penserò io…e resterò in casa e ascolterò la novena seduto accanto a te…Va bene Maria…sei contenta?».

Ne Le parrocchie di Regalpetra di Leonardo Sciascia il Natale di alcuni bambini trasuda di povertà e piccoli gesti lo rendono più magico; uno di essi racconta al maestro: ‹‹La mattina del Santo Natale mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi››. La povertà è il leitmotiv del racconto-favola di Maria Messina Storiella di Natale: nell’universo femminile che in Sicilia nessuno ha esplorato meglio della scrittrice di Mistretta, una bambina ricca ma malata rende felice una bambina bisognosa facendole trovare la mattina del Natale i regali che desiderava: «Il balcone era pieno di doni: c’era un cappottino rosso con le tasche, una bambola più alta di Carmelina, provveduta di corredo come una principessa, e poi scatole di biscotti e di cioccolata». Troppo buonismo? Può darsi, ma a Natale può perdonarsi.

L’ironia, in un autore che ne ha fatto la sua cifra stilistica, Vitaliano Brancati, è il perno anche del suo racconto Un uomo evoluto, in cui l’agnosticismo di un avvocato miscredente è smentito da un’immaginetta sacra che la notte della vigilia gli cade dalle tasche del soprabito: «D’un tratto, qualcosa tintinnò per terra, Trombetti si fermò, trattenendo l’amico: sapeva che quel tintinnio corrispondeva a un minuto oggetto caduto mentre ne cavava il fazzoletto. […] Guardò in viso il collega, lo riguardò da vicino rizzandosi in piedi, ed emise un oh di stupore: quel buon’uomo teneva gli occhi chiusi, e da almeno un quarto d’ora, sebbene passeggiando con la testa inclinata, dormiva. Allora Trombetti si chinò a terra rapidamente e raccattò la medaglia della Madonna che gli era caduta dal taschino».

Agli opposti l’approccio al Natale di Francesco Lanza e di Angelo Maria Ripellino. Lo scrittore di ‹‹Mimi siciliani››, con la vena descrittiva che lo contraddistingue, ci offre il ritratto idilliaco prima della caccia per imbandire la mensa di buone pietanze, poi della loro preparazione in cucina, della cena serale, della messa di mezzanotte. Il poeta slavista, invece, ne stronca i simboli con i  versi velenosi e visionari di Idiozia del Natale: ‹‹Cottorelli-alberelli mai dritti,/ con ciglia d’oro ed occhi mongolidi,/ cose che pendono dai rami come cappi,/ occhi biechi di luci balbettanti,/ e pezzetti guizzanti di anguille non morte››. Ma tra i due sono passati decenni e la civiltà rurale è stata soppiantata da quella consumistica.

Tra le fiabe natalizie più felici, Il presepe naturale di Vincenzo Consolo: la notte di Natale, due frati finiscono prigionieri dei briganti ma riescono a uscire indenni dalla disavventura. Uno scrittore, Consolo,  molto sensibile al Natale a cui dedica tre brevi racconti nella raccolta Il teatro del sole. L’autore de Il sorriso dell’ignoto marinaio mette a fuoco le contraddizioni tra un evento che richiama speranze ed evoca le tradizioni della sua terra e il cinismo imperante nell’attuale società non più a misura d’uomo: «Bellezza e orrore stanno insieme…Cantano i bimbi e scoppia il tritolo, s’offende l’innocenza, s’uccide la giustizia…Ma parlo della Sicilia o parlo di questo mondo? Che male! Che male! Mi stringo nel mio scialle in questo nero inverno»

Natale si tinge di giallo nell’inchiesta del commissario Montalbano di Andrea Camilleri del racconto Un caso di omonimia, e lo scrittore di Porto Empedocle in Don Sasà ricorda la sua disavventura giovanile in una partita a carte nei giorni di festa che gli sarebbe potuta costare assai cara:« Avevo perso diciottomila  amlire, una cifra per me irraggiungibile, che non avrei saputo mai pagare. […] “Vengo a pagare il mio debito” dissi estraendo la busta dalla tasca e porgendogliela davanti. Don Sasà non la toccò nemmeno. […] “Ripiglia i tuoi soldi” […] e mi fece: “T’avverto per il futuro: ti capitasse ancora di voler giocare, caro Nené, jocati solamente i soldi che hai nella sacchetta. Pirchì abbisogna stendiri lu pedi fino a quando il lenzolo teni”».

Per finire Giosuè Calaciura – tra gli scrittori siciliani viventi uno dei più talentuosi – che nel suo ultimo romanzo Una notte fa rivivere la Natività e le suggestioni che l’accompagnano. Suggestioni di una notte unica che richiama a Betlemme una folla di poveri convinta, chi più chi meno, che quel bimbo appena messo al mondo da una fanciulla mandata in sposa a un uomo avanti negli anni li riscatterà da miseria, sopraffazioni, ingiustizie.  Un romanzo dalla tante sfumature, Una notte, preceduto qualche anno prima dal lungo racconto Il tram di Natale, una favola metropolitana agrodolce; tra tanta miseria e cinismo, la vigilia della notte di Natale, complice il mistero di un neonato di colore abbandonato nella vettura, risveglia speranze assopite: ‹‹Il conducente che conosceva la verità delle strade illuminate dai suoi fari decise che non si sarebbe mai più fermato. […] E ancora corre. L’hanno visto i sonnambuli della notte di Natale e sembrò a tutti una stella cometa››.

 

Antonino CangemiScrittore

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