Glossario di termini ebraici e palestinesi – seconda parte

Pubblichiamo la seconda parte del Glossario, la prima è uscita il 31 ottobre, la terza e ultima parte sarà pubblicata il 3 novembre

Gaza: v. Striscia

Geova: nome di Dio per gli ebrei, ripreso semplificandone l’origine concettuale, teologica e glottologica, da parte di molti non ebrei che vogliano nominare l’Essere supremo degli israeliti. Per gli ebrei (con estrema semplificazione) la parola “Dio” la si può scrivere (meglio se con allusione puramente simbolica), ma non deve essere pronunciata nel timore di profanare il “nome ineffabile”. Grazie a una complicata serie di passaggi di ordine concettuale e allo stesso tempo fonetico-glottologico, gli ebrei osservanti hanno escogitato una similitudine (che non si può comprendere appieno senza conoscere in profondità alfabeto e lingua ebraici) tra la parola “Adonai” (“Signore”), liberamente pronunciabile e comunemente usata anche nelle preghiere, e il tetragramma JHVH (qui sempre traslitterato con lettere latine) riconducibile a “Yehowah”, appunto Geova.

Gerusalemme (in ebraico Yerushalayim, in latino Ierusalem, in arabo al-Quds: in ebraico significa “Città della pace” ed è considerata “la Città santa” per antonomasia da tutte e tre le religioni “rivelate”, “abramitiche”, “del Libro” o come le si voglia chiamare. Capitale giudaica tra il X e il VI secolo a.C. è dal 1948 la capitale (contesa) di Israele e punto nodale del dissidio tra israeliani e palestinesi. Nessun’altra città è così carica di significati, in genere contrastanti, per tante persone appartenenti a fedi diverse. Definirla “della pace” appare un controsenso. Lungo i millenni della sua esistenza la città è stata distrutta due volte, assediata 23, attaccata 52 e catturata, perduta e riconquistata 44 volte. Nel contenzioso tra i due popoli, la “questione gerosolimitana” è probabilmente la più complessa e di più ardua soluzione. Forse per questo nei tentativi negoziali fatti sinora (nessuno dei quali andato a buon fine) Gerusalemme è stata sempre tenuta per ultima.

 

 

 

Giudea e Samaria: nomi storici della Cisgiordania (v.).

Golan: altopiano montuoso, dell’estensione di circa 1.800 kmq, compreso tra territori di Siria, Israele e Libano. Sono delimitate a ovest dal lago di Tiberiade e dalla valle di Hula, a est dal fiume Yarmuk e a nord dal monte Hermon. In età moderna la regione venne amministrata dall’Impero ottomano, passando poi nei mandati successivi di Siria, Francia, Libano e di nuovo Siria. Nella Guerra dei sei giorni (1967) Israele occupò il 70% della regione: 139 villaggi e 61 fattorie che ospitavano 130.000 abitanti, che dopo la conquista israeliana abbandonarono in massa la regione, non rimanendone che qualche migliaio. Nel 1981 Israele procedette all’annessione delle Alture, che non venne mai riconosciuta dalla comunità internazionale. La questione del Golan resta tra le più spinose del conflitto arabo-israeliano.

Guerra dei sei giorni: conflitto combattuto tra il 5 e il 10 giugno 1967 da Israele da una parte ed Egitto, Siria e Giordania dall’altra. La guerra finì con un disastro per la coalizione araba: Israele sottrasse alla Giordania la Cisgiordania e Gerusalemme est, all’Egitto la Striscia di Gaza e la Penisola del Sinai fino al Canale di Suez, territorio questo che venne restituito dopo l’armistizio seguito alla successiva guerra del Kippur (1973) e alla Siria parte delle Alture del Golan e di Kuneitra, oggi divenuta una città fantasma perché completamente abbandonata.

Halakhah: equivalente ebraico della sharia islamica, è l’insieme delle norme religiose, giuridiche e consuetudinarie dell’ebraismo, contenute in numerose scritture, tra cui la Legge biblica, le leggi talmudiche e quelle rabbiniche.

Hamas: Acronimo in arabo del Movimento islamico di resistenza, responsabile di aver scatenato la guerra attuale con Israele in seguito agli eccidi del 7 ottobre da esso perpetrati. Hamas è guidato da Ismail Haniyeh, antico collaboratore del fondatore del movimento, Ahmed Yassin. Capo delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio operativo di Hamas, è Mohammad Deif (alias Mohammad al-Masri), considerato l’ideatore del piano di attacco contro Israele e autore di decine di sanguinosi attentati contro il “nemico sionista”. Attualmente è il più ricercato di tutti gli operativi di Hamas, ma una sua immagine non circola da decenni. È anche il più strenuo oppositore di qualsiasi forma di cessate il fuoco o di trattativa con Israele. Si ritiene che viva nella più assoluta segretezza tra Doha (Qatar) e Istanbul.

 

 

 

Haredi: sono ebrei ultra-conservatori tra gli ortodossi, che considerano la loro fede e il relativo impianto dottrinario come parte di una catena ininterrotta che risale a Mosè e alla consegna che Dio gli fece delle Tavole della Legge sul monte Sinai. Per gli haredi qualsiasi altra forma di vivere e praticare la religione è una deviazione dai veri precetti. Nonostante questo, gli ultra-ortodossi non formano un gruppo omogeneo, ma si diversificano per la provenienza (hassidici, aschenaziti lituani, persino sefarditi), potendo avere differenze anche notevoli per dottrina e stile di vita, che si riflettono in una chiusura più o meno accentuata nei confronti del mondo a loro esterno.

Hezbollah: organizzazione sciita (v.) libanese nata nel 1982 come organizzazione paramilitare durante il conflitto con Israele, amica di Hamas e legata a filo doppio all’Iran, il cui nome significa “Partito di Dio”. È tornata al centro dell’attenzione politica internazionale per il suo possibile appoggio ad Hamas e il ruolo che potrebbe aver avuto nella preparazione degli attacchi del 7 ottobre contro Israele. Da molti anni divenuta un partito politico rappresentato nel parlamento a Beirut (attualmente all’opposizione) è guidata da Hassan Nasrallah dal lontano 1992. L’ala militare del Partito di Dio è denominata al-Muqawama al-Islamiyya (“Resistenza Islamica”), a differenza dell’Hezbollah ritenuta dall’Ue un’organizzazione terroristica. USA e Israele, invece, classificano come tale anche Hezbollah. Secondo la Cia, l’Iran foraggia ogni anno Hezbollah con 700 milioni di dollari.

Huthi: movimento islamista radicale yemenita, che prende il nome da un clan sciita nello Yemen settentrionale, ma poi esteso anche a militanti di altre fazioni, non esclusi combattenti sunniti; gli huthi si fanno chiamare anche “ansarullah” (coadiutori di Allah).  Come dimostrano i loro recenti attacchi con missili e droni contro Israele stanno fiancheggiando i palestinesi di Gaza, appoggiati, sinora indirettamente, dall’Iran. Al di là delle differenze o delle analogie di tipo teologico, gli huthi sono nemici giurati di Israele e della confinante Arabia Saudita, che li combatte strenuamente anche con l’appoggio indiretto degli Usa. Dal 2015 decine di migliaia di rivoltosi huthi e di altre denominazioni islamiche hanno fatto un colpo di stato nella capitale Sana’a, dando origine a una guerra civile sanguinosissima, in cui sono morte almeno 110.000 persone, in quello che la BBC ha definito “il peggior disastro umanitario del mondo, con milioni di persone sull’orlo della carestia”.

Intifada: termine arabo che significa “rivolta”, “sollevazione”. Il termine è entrato nell’uso comune come nome con cui sono conosciute le rivolte arabe dirette a porre fine all’occupazione israeliana in Palestina. La prima intifada palestinese ebbe inizio nel dicembre del 1987, con una serie di eventi che assunsero le dimensioni di una vera e propria rivolta popolare, con il classico lancio di pietre alle truppe israeliane soprattutto da parte di palestinesi minorenni.

Nell’ultima fase di questa prima intifada, oltre alle pietre, cominciarono a essere frequenti gli incidenti contro israeliani da parte di palestinesi (in genere isolati) armati di coltelli e in qualche caso di armi da fuoco.

Gli accordi di Oslo (agosto 1993) e la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) sono considerati come i termini conclusivi della prima intifada palestinese.

La seconda intifada palestinese (nota come intifada di al-Aqsa) indica il violento riesplodere del confronto israelo-palestinese, dopo che il 28 settembre 2000 l’allora capo dell’opposizione israeliana Ariel Sharon entra nel complesso della Spianata delle moschee (v.) di Gerusalemme dove sorgono le due antiche moschee (al-Aqsa e la Cupola della Roccia). Non c’è accordo tra gli storici su quando sia la conclusione di questa seconda sollevazione. Nei primi di ottobre 2015 scoppiò una terza ondata di violenze, rinominate “l’intifada dei coltelli”, per il fatto che, come alla fine della prima intifada, la maggior parte degli attacchi, apparentemente isolati, furono condotti con armi da taglio contro militari e anche diversi civili israeliani. Nonostante ciò, esiste l’ipotesi che gli attacchi fossero in realtà frutto di una rivolta organizzata, per rilanciare la questione palestinese.

Islam: termine arabo che letteralmente significa “sottomissione a Dio”.

Israele: fondato nel 1948 dopo il voto largamente favorevole all’Onu, quello che era un paese fondato essenzialmente sull’agricoltura e con una popolazione composta in buona parte da ebrei della diaspora, molti dei quali scampati alla Shoah, in qualche decennio è riuscito ad affermarsi come uno dei poli industriali tecnologicamente più avanzati del mondo e certamente il più avanzato del Medio Oriente. Purtroppo in anni recenti non si è riusciti a superare uno dei grandi dissidi dell’epoca contemporanea, quello tra israeliani e palestinesi. V. anche Sionismo.

Kabbalah ebraica: secondo gli studi accademici sull’ebraismo, la kabbalah indica le dottrine, le pratiche e il metodo esegeticoesoterico dello studio della Torah (v.), che vennero ad emergere nel XII e XIII secolo in Francia e in Spagna e furono ulteriormente sviluppati nel XVI secolo nella Palestina ottomana. Questi costituirono la base del successivo sviluppo mistico ebraico. Come definizione della Kabbalah riporto quella di Gershom Scholem (Berlino 1897-Gerusalemme 1982), forse il maggiore studioso di mistica ebraica del nostro tempo: “Le forme particolari di pensiero simbolico che nella Kabbalah ha trovato la propria espressione (…) sono il tentativo di scoprire la vita che si cela sotto le forme esteriori della realtà e di rendere visibile quell’abisso in cui si rivela la natura simbolica di tutto ciò che esiste.  (…) La ricerca della vita nascosta dell’elemento trascendente nella creazione formerà sempre una delle preoccupazioni più importanti della mente umana”.

Kasher (kosher, secondo la pronuncia aschenazita, in cui prevale il suono “o”): le norme ebraiche sull’alimentazione, contenute nella kashrut (compendio sancito da una autorità rabbinica) di ciò che è kasher (“giusto”, “corretto” in ebraico), regolano il modo in cui cibi e bevande sono prodotti, serviti e consumati. Tali regole sono complicatissime e alcuni loro particolari sono oggetto di dibattiti e dispute senza fine tra i rabbini, mentre spesso lasciano indifferenti molti ebrei non osservanti o osservanti, per così dire, solo “per grandi linee”. Per esempio, gli animali di cui è permesso cibarsi devono essere erbivori e con lo zoccolo diviso, come ovini e bovini. Non sono consentiti suini o equini. È permesso mangiare pollame, tacchino, anatra e oca, ma non uccelli rapaci e notturni. Gli animali devono essere sacrificati secondo uno specifico rituale e il sangue va completamente eliminato. Inoltre non è mai permesso consumare carne e latte in uno stesso pasto, a meno che non siano trascorse almeno sei ore. Il pesce kasher deve avere pinne e squame: quindi non si possono mangiare pesce spada, anguilla, squalo, così come molluschi o crostacei.

Kibbutz: comunità agricole a gestione collettiva sorte in Palestina a opera del movimento sionista (socialista) agli inizi del Novecento e affermatesi poi nello Stato di Israele (v.), a partire dal 1948.

Kippah: copricapo circolare (in italiano “zucchetto”) usato correntemente dagli ebrei maschi osservanti e obbligatoriamente nei luoghi di culto. Il Talmud afferma che bisogna coprirsi la testa affinché il timore del cielo sia sugli uomini. Molti rabbini consigliano agli uomini di coprirsi il capo per onorare Dio e perché la presenza divina è sempre sopra la testa degli uomini.

Kippur (guerra e ricorrenza): nel tentativo di riconquistare i territori perduti nella Guerra dei sei giorni (1967), il 6 ottobre 1973 Egitto e Siria sferrarono a sorpresa un attacco coordinato contro Israele, dando inizio alla quarta guerra arabo-israeliana, detta anche guerra del Kippur, dal nome della festività ebraica in cui gli ebrei digiunano per 24 ore e celebrano il giorno dell’espiazione dei peccati. Agli inizi gli arabi ebbero la meglio e per la prima volta Israele fu messo in grave difficoltà. Dopo pochi giorni però le forze israeliane riuscirono a ribaltare a loro favore la situazione e a minacciare seriamente le capitali Il Cairo e Damasco. Dopo tre settimane il conflitto cessò per l’intervento dell’Onu e di tutta la comunità internazionale.

Leggi noachiche: derivazione dell’alleanza stretta da Dio con Noè (in ebraico Noah) dopo il Diluvio, sono in numero di sette, riguardano tutte le persone, in quanto discendenti da Noè, indipendentemente dalla loro religione, etnia o sesso. Le Sette leggi noachiche sono vincolanti per qualsiasi gentile (non ebreo), che non sarà tenuto a osservare altri obblighi o divieti, vincolanti invece per un ebreo osservante.

Queste le Sette Leggi: 1) proibizione dell’omicidio; 2) proibizione del furto; 3) proibizione dell’immoralità sessuale, ossia i rapporti omosessuali maschili, l’incesto, la bestialità e l’adulterio; 4) proibizione di consumare carne prelevata da un animale ancora vivo; 5) proibizione di adorare, pregare o confessare di credere in un idolo o un feticcio; 6) proibizione di bestemmiare o dichiarare cose blasfeme; 7) obbligo per qualsiasi consorzio umano di instaurare un sistema di giustizia che amministri i sei precetti elencati. Riguardo all’adulterio, di cui al n. 3, è bene precisare che al tempo delle Sette Leggi l’ebraismo considerava lecita la poligamia e l’adulterio era soltanto quello di un uomo con la moglie di un altro. Salvo casi particolarissimi, sanciti da singoli rabbini di specifiche comunità, la poligamia tra gli ebrei ha cessato di essere praticata in coincidenza con i primi secoli dell’Era volgare (ossia d.C).

Maometto (Muhammad): fondatore e profeta dell’islam, riconosciuto da tutti i musulmani come messaggero di Dio, indipendentemente da quale sia la denominazione islamica a cui appartengono. Nacque alla Mecca nel 570 (data imprecisabile e fissata per convenzione) e morì a Medina nel 632. È considerato dai musulmani “il sigillo dei profeti”, cioè colui che ha concluso il ciclo della rivelazione cominciata da Adamo.

Messia: gli ebrei, a differenza dei cristiani, credono che l’Unto del Signore, il messia (mashiach in ebraico) non sia ancora giunto e con fede assoluta attendono ogni giorno e ogni istante della loro esistenza la sua venuta, pur consapevoli che potrebbe tardare.

Mikvah (impropriamente traslitterato anche come mikveh): bagno lustrale per entrambi i sessi. In orari diversi e senza mai entrare in contatto, donne e uomini che necessitano di purificarsi, dopo la Niddah (ciclo mestruale), o il keri (eiaculazione), che sia per un rapporto o per polluzione involontaria, o nell’imminenza di un passaggio di stato come matrimonio, divorzio, conversione all’ebraismo, compiono una serie di abluzioni rituali nel mikvah del quartiere o del villaggio.

Monte del tempio: (v. Spianata delle moschee)

Moschea: la moschea, chiamata anticamente anche meschita, dall’arabo masgid, è il luogo di preghiera per i fedeli dell’islam. La parola italiana deriva direttamente dallo spagnolo. Significa propriamente luogo di adorazione o prosternazione. Nella religione islamica la moschea è il complesso architettonico destinato al culto sia per la preghiera, sia per l’insegnamento religioso.

Movimento per la jihad islamica in Palestina: è un’organizzazione radicale, considerata terrorista dal Consiglio europeo, dagli Usa e dal Canada, oltre che da Israele, la seconda più grande organizzazione islamista palestinese a Gaza dopo Hamas (v.). Fondato nel 1981, il Movimento per la jihad islamica ha lanciato migliaia di razzi e tentato in molte occasioni e con varie modalità di colpire civili israeliani. Si ritiene che sia composto oggi da alcune migliaia di combattenti e al pari di Hamas riceva sostanziosi finanziamenti “indiretti” dall’Iran. La sua leadership ha sede nella capitale siriana, Damasco. Hamas e la jihad islamica sono accomunati dall’obiettivo strategico della distruzione di Israele, dalle tecniche e tattiche d’azione contro obiettivi civili israeliani e dall’essere entrambi designati come gruppi terroristici. Tra i due, il Movimento per la jihad islamica è considerato più aggressivo e audace, perché può concentrarsi su attività solo militari, al contrario di Hamas che invece è impegnato nel governo di un territorio con 2,3 milioni di persone.

Muro del pianto: v. spianata delle moschee.

Nakba: in arabo “disastro”, “cataclisma”, è l’esodo della popolazione araba palestinese al termine del mandato britannico e durante la guerra arabo-israeliana del 1948, dopo la fondazione dello Stato di Israele.

Netanyahu Benjamin, detto Bibi’: politico ed ex militare israeliano, attualmente premier estremamente controverso, sul cui conto gravano gravi accuse di corruzione e abuso di potere, che Bibi sta cercando di evitare con una riforma della giustizia che molti reputano scandalosa e finalizzata ai propri interessi. Netanyahu è a capo di una coalizione che oltre al Likud, il suo partito, di destra, comprende partiti e soprattutto esponenti dell’estrema destra nazionalista e religiosa, compresi esponenti del movimento dei coloni, che tra i loro progetti dichiarano di volere aumentare gli insediamenti ebraici dalla Cisgiordania (che loro chiamano coi nomi biblici di Giudea e Samaria) fino all’estromissione completa di tutti i palestinesi dai Territori. Molti analisti ritengono che sia stato il “disinteresse” del premier per la Striscia di Gaza (alla quale effettivamente Israele non è interessato) che ha fatto passare inosservati ai servizi segreti israeliani i preparativi palestinesi per le stragi del 7 ottobre 2023, che hanno portato alla violentissima reazione israeliana attualmente in corso.

Niddah (ciclo mestruale), o il keri (eiaculazione), che sia per un rapporto o per polluzione involontaria, o nell’imminenza di un passaggio di stato come matrimonio, divorzio, conversione all’ebraismo, compiono una serie di abluzioni rituali nel mikvah del quartiere o del villaggio.

 

Carlo GiacobbeGiornalista, già corrispondente dal Medio Oriente. Ha scritto tra l’altro Il sionista gentile

 

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