Ex Ilva, ex ministro Clini: “il risanamento passa dalla sua competitività”

“Più di dieci anni fa, quando ero ministro, avevamo trovato la soluzione ai problemi ambientali di Taranto imponendo a Ilva un piano di risanamento che doveva concludersi entro il 2015 e che le avrebbe consentito di produrre acciaio con l’impiego delle migliori tecniche disponibili individuate dalla Commissione europea. Ilva era stata convinta a investire 3 miliardi di euro per realizzare questo piano e il programma di risanamento e gli impegni finanziari erano contenuti in una legge approvata il 24 dicembre 2012 quasi all’unanimità dal Parlamento.

 

 

 

 

E poi che è successo?

“Purtroppo questo percorso venne bloccato dalla magistratura di Taranto che presentò un ricorso alla Corte costituzionale contro questa legge che poi a metà aprile del 2013 fu dichiarata assolutamente legittima. Si tenga conto che la legge si rese necessaria anche per sbloccare una situazione destinata a precipitare irrimediabilmente perché magistratura tarantina aveva proceduto anche a un sequestro di tutti i prodotti finiti all’interno dello stabilimento che erano già venduti per il valore di un miliardo”.

Così l’ex ministro dell’Ambiente, Corrado Clini ai microfoni di On Air! The Skill (The Skill Group) nel podcast dal titolo “Ex Ilva, ecco come può tornare la più grande d’Europa”, disponibile su tutte le piattaforme streaming.

“Purtroppo – ha proseguito l’ex ministro –  questa legge poi venne applicata in ritardo portando alla crisi economica dell’Ilva, la perdita di competitività e alla decisione di commissariamento da parte del governo Letta. Commissariamento che dura ancora adesso, che è costato molto più di quanto avrebbe speso la famiglia Riva per il risanamento degli impianti che doveva essere completato entro la fine del 2015 ed è stato progressivamente rinviato fino alla fine del 2023 senza essere ancora completato.

Dopo il blocco da parte della magistratura qual è stato il risultato?

Da quando è stato bloccato dalla magistratura il piano di risanamento, il risultato è stato solo unicamente ridurre il ruolo di Ilva nel mercato europeo dell’acciaio, fino ad arrivare poi alla situazione attuale.

Che fare dunque?

Se vogliamo che Ilva continui ad avere un ruolo come acciaieria, bisogna far funzionare gli altiforni più in fretta possibile completando il processo di risanamento ambientale. Se Ilva risale ai 10 milioni di tonnellate di produzione è credibile la sua riconversione al gas e all’idrogeno, altrimenti è una pia illusione. È in corso in tutta Europa un tentativo di riconversione per le imprese che hanno una presenza nel mercato attuale e un piano di investimenti che sostenga la transizione ecologica. Attualmente questo non è il caso di Ilva che ha perso il proprio posizionamento sul mercato passando dai 10 ai 3 milioni di produzione.

E allora? La prima cosa, fattibile, è completare il risanamento degli altiforni e sostituire parzialmente l’alimentazione a carbone coke con le plastiche. Le plastiche da raccolta differenziata in Italia vengono oggi esportate in parte in Austria a Linz. Le soluzioni ci sono già e trovano già imprese italiane di qualità con progetti finanziati dal PNRR. Bisogna solo avere la voglia di tenere l’Ilva sul mercato.

 

Simone MassaccesiRedattore

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