Da papa Francesco al “piano Mattei per l’adozione e l’affido dei bambini africani”

È essenziale accelerare, specie con i Paesi africani, i protocolli di intesa in atto, alcuni dei quali sono addirittura bloccati perché in questo o quel paese dell’Africa profonda non vige una normativa sulla privacy analoga a quella italiana

Papa Francesco con l’intervento più significativo, plastico ed efficace tra i forse troppi che si sono alternati agli Stati generali della Natalità ha messo in stretta correlazione, quasi equiparandoli, natalità ed accoglienza.

 

 

È stata la critica più elegante, ferma ed intelligente alle non politiche dell’immigrazione che il governo sta conducendo.

Ormai tutti sanno che siamo nel pieno inverno demografico e che passare da un inverno demografico ad una primavera demografica non sarà certo facile.

Eppure alcuni Paesi sono riusciti a farlo, come ad esempio la Francia una trentina di anni fa.

Per appunto, le due rette parallele per contrastare la denatalità sono quelle di incentivare il più possibile, tramite sostegni finanziari, nuovi servizi alle famiglie e alle mamme e, tramite appropriate politiche fiscali, la natalità.

La seconda linea retta che si interseca con la prima è quella di favorire l’accoglienza. Questo significa progettare, creare, concordare, specie con molti Paesi africani, flussi di immigrazione regolare o in qualche modo controllati e poi regolarizzabili.

Ma c’è un aspetto che ho già avuto occasione di sottolineare. Visto che il governo italiano si accinge a lavorare per un “Piano Mattei” per l’Africa, in questo quadro sarebbe fondamentale avviare, progettare e costruire in modo operativo un Piano Mattei per i bambini africani.

Nessuno si era accorto, perlomeno fino agli Stati generali della Natalità, di quanto avevo intercettato e scritto da tempo, cioè che le adozioni internazionali in questo nostro Paese sono scese da una quota pur non certo alta di 4-5000 l’anno di una decina di anni fa, a 400 circa del 2022 e più o meno la stessa cifra negli anni immediatamente precedenti.

Sebbene l’adozione possa dare un contributo quantitativamente limitato alla questione della natalità è una delle forme più nobili di natalità che nascono dalla generosità, dall’impegno e dalla tenacia di tante coppie.

Per essere operativi, quali sarebbero le azioni da fare?

In primo luogo, semplificare i procedimenti di autorizzazione all’adozione presso i tribunali dei minori, che in non pochi tribunali languono e per i quali possono occorrere anche 2-3 anni.

In secondo luogo monitorare con attenzione gli accordi con vari Paesi, in molti dei quali le coppie stanno ad attendere, vuoi la dichiarazione di abbandono dei bimbi possibilmente assegnati, vuoi ostacoli burocratici. Ma soprattutto, è diffusa la sensazione che la Commissione per le adozioni internazionali, presieduta dal Ministro della Famiglia, con un magistrato vice-presidente operativo, sia per certi aspetti un po’ dormiente.

È essenziale quindi accelerare, specie con i Paesi africani, i protocolli di intesa in atto, alcuni dei quali sono addirittura bloccati perché in questo o quel paese dell’Africa profonda non vige una normativa sulla privacy analoga a quella italiana.

Forse il Ministero degli Esteri dovrebbe darsi una smossa rispetto a questo tipo di ostacoli, anche perché qualche decina di anni fa non esisteva una normativa sulla privacy adeguata neanche in Italia e non si capisce come si possa pretendere di trovarla in qualche paese dell’Africa.

Ma poi vanno anche preparati, progettati e costruiti protocolli di intesa con i Paesi africani in cui questi non esistono.

Ma in tanti Paesi esistono tante bocche di splendidi bambini da sfamare e tante vite da salvare o da risanare per questi bimbi spesso con grandi occhi e pupille profonde che chiedono sottovoce quell’accoglienza di cui così bene ha parlato Papa Francesco.

Nel nostro Paese esistono tante coppie che sarebbero felici di poter adottare e far crescere questi bimbi.

Oltre a favorire, accelerare, semplificare l’effettività dei procedimenti di adozione, anche nei paesi interessati, sarebbe il caso di risistemare e ridefinire la disciplina dell’affido che, di solito, ha un iter più veloce di quello dell’adozione.

Affido che dovrebbe essere avviato come tale e poter successivamente essere trasformato in adozione.

L’Italia ha delle chances in questo senso perché anche in vari Paesi africani risuona l’italian sound, ed è diffusa l’immagine di un paese dotato di tanti cuori, oltre che di tanti cervelli.

Ben venga, quindi, il piano Mattei per quanto riguarda le risorse energetiche, gli accordi economici e quant’altro, ma ben più nobile se, con un significato sociale ed umano ben più profondo, il piano inizialmente concepito fosse accompagnato da un vero e proprio “Piano Mattei per i bambini africani”.

Enrico Mattei, fra le tante caratteristiche aveva la capacità di decisione veloce, di coraggio nel superare gli ostacoli in Patria e nei paesi africani.

La stessa passione, la stessa capacità di superare gli ostacoli burocratici e la stessa attitudine all’accelerazione dei procedimenti, dovrebbe caratterizzare questo fondamentale “piano Mattei” per i bambini africani.

 

Enrico Mattei

 

Un progetto per il quale sono stato lieto di sentire la condivisione e il sostegno, pur da me non ricercati, anche da parte di grandi associazioni italiane per le adozioni internazionali.

Non a caso loro conoscono molto bene la fatica di migliaia di famiglie adottive che stanno a fare la fila e sanno come poter superare, sempre in un quadro di legalità, l’attuale “burocrazia dell’adozione”, per certi versi odiosa perché è un po’ come riempire di ostacoli “la strada del cuore”.

Spargere ostacoli rispetto ai più nobili sentimenti, passioni, emozioni è un po’ come pretendere di mettere una scatola rigida nei cuori.

La leadership di Papa Francesco si è, dunque, rivelata ancora una volta più larga e profonda.

Molto appropriata la bacchettata alle signore che in udienza gli portano a benedire i cani. Non possiamo, infatti, rischiare di essere un paese in cui i cani, detto con tutto il rispetto, finiscono per sostituire molti bambini.

Il bambino sapiens a due zampe, magari con gli occhi neri profondi e la pelle scura, deve tornare ad avere tutti gli effetti il ruolo centrale nella società italiana.

La sentenza di sintesi di Papa Francesco è infatti ineludibile: “la presenza dei figli è l’indicatore di felicità di un popolo”. E questo è anche lo slogan migliore per quell’imprescindibile e necessario rilancio del ruolo e della funzione delle adozioni sin qui negli ultimi anni troppo sottovalutato.

 

Luigi TivelliConsigliere parlamentare, già capo di Gabinetto in vari Governi, pubblicista, autore di numerosi libri in materia politologica e di pubblica amministrazione

 

 

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