Senatore Pittella, cominciamo dall’inizio. Lei ha sbattuto la porta al Pd. Nessuno se l’aspettava. È stata una decisione improvvisa, o maturava da tempo e poi è arrivato, e quale, un fattore scatenante. Una decisione meditata, ponderata nel tempo e fondata su due elementi inestricabili. Una linea politica ondivaga, in cui il riformismo progressista che avrebbe dovuto essere il carattere del PD si alternava a conati massimalisti all’inseguimento dei 5Stelle. La vicenda poi di Marcello Pittella ne è un esempio lampante. Non una parola garantista quando fu arrestato, non una parola di sostegno quando fu assolto, superando anche un brutto male fisico, e infine epurazione politica dalle liste. Secondo Lei, volendo fare una enumerazione degli errori fatti da Letta in questa campagna elettorale, da dove comincerebbe? Semplicemente non si percepisce la linea politica del PD su alcun tema che riguardi l’economia, la fiscalità, il sostegno alle imprese. Forse si percepisce una posizione legittimamente avanzata sui diritti civili e poco altro. E poi comunicativamente il nulla. Il Pd è ancora un partito garantista? Suo fratello, Marcello, ex presidente della Basilicata, benché assolto, non è stato candidato. Lo raccontavo prima. Un partito serio dopo che un presidente di Regione al principio della sua riconferma viene arrestato per un presunto abuso d’ufficio, poi in silenzio affronta il processo e anche un brutto male fisico, restando nel partito e poi viene assolto con piena formula, bene un partito serio profitterebbe per riabilitarlo agli occhi dell’opinione pubblica. Ne farebbe diventare un simbolo di marzialità nell’affrontare la giustizia. E invece non una parola ma un doppio veto nella composizione delle liste. Assurdo e vergognoso. La leadership di Letta è in pericolo? Qualcuno, in panico per i sondaggi, è già andato all’agenzia di viaggi a preparargli il biglietto un biglietto di solo andata per Parigi, dove riprenderebbe a insegnare politica.