Rocco Scotellaro il sindaco poeta contadino, a 100 dalla nascita

In un'epoca in cui il Sud Italia è ancora spesso associato alla povertà e alla criminalità, la poesia di Scotellaro ci invita a guardare oltre gli stereotipi e a scoprire la bellezza e la ricchezza di una cultura millenaria che ha molto da offrire al mondo. Dalla sua poesia, dalla sua figura una lezione di dignità, di lotta e di generosità

La sua figura è stata spesso citata come esempio di coraggio e di impegno civile, e la sua poesia continua ad essere un mezzo di lotta contro le disuguaglianze e di promozione della bellezza e della dignità della vita.

Parliamo di Rocco Scotellaro – nato a Tricarico in provincia di Matera il 4 aprile 1923 – uno dei maggiori poeti dialettali del Novecento. Figlio di contadini, Scotellaro conosce fin da piccolo la fatica della vita in campagna e le difficoltà della condizione sociale della sua famiglia. Tuttavia, la sua passione per la letteratura lo spinge a studiare e a coltivare il suo talento poetico.

 

Rocco Scotellaro

 

Le sue prime poesie risalgono alla fine degli anni ’30 e sono caratterizzate da un forte impegno sociale e politico. In quegli anni, infatti, l’Italia era ancora un Paese molto povero e il Sud era particolarmente colpito dalla disoccupazione e dalla miseria. Scotellaro si schiera a favore dei contadini e dei lavoratori, denunciando le ingiustizie e le disuguaglianze che li colpiscono. Negli anni della scuola e del ritorno a Tricarico, Scotellaro ha avuto anche molteplici incontri con persone importanti dell’epoca, da Carlo Levi a Manlio Rossi-Doria, da Adriano Olivetti a Giulio Einaudi, da Leonardo Sinisgalli a Rocco Mazzarone.

 

Carlo Levi

 

Nel 1952 pubblica “Poesie”, la sua prima raccolta di versi, che riscuote un grande successo di critica e di pubblico. In queste poesie, Scotellaro utilizza il dialetto lucano per raccontare la vita e le difficoltà dei contadini del suo paese, ma anche per esprimere il suo amore per la natura e per la bellezza del mondo che lo circonda. Scotellaro muore prematuramente a soli 30 anni, nel 1953, lasciando un’eredità poetica straordinaria.

La sua opera, profondamente radicata nella sua terra e nella sua cultura, ha influenzato molti altri poeti e scrittori del Sud Italia e non solo. In occasione dei cento anni dalla sua nascita, il suo paese natale gli ha dedicato una serie di iniziative culturali per ricordare la sua figura e la sua poesia. Ma l’eredità di Scotellaro va ben oltre i confini del suo paese e della sua regione, perché la sua poesia parla a tutti noi, indipendentemente dalla nostra provenienza e dal nostro background culturale.

 

Manlio Rossi Doria

 

La poesia di Scotellaro ci ricorda che la bellezza e la dignità della vita non dipendono dalla ricchezza o dallo status sociale, ma sono presenti ovunque, anche nei luoghi più impervi e difficili. Ci insegna che la poesia può essere un mezzo per denunciare le ingiustizie e per ribadire i valori dell’umanità, della solidarietà e della giustizia sociale.

In un’epoca in cui il Sud Italia è ancora spesso associato alla povertà e alla criminalità, la poesia di Scotellaro ci invita a guardare oltre gli stereotipi e a scoprire la bellezza e la ricchezza di una cultura millenaria che ha molto da offrire al mondo intero. Rocco Scotellaro è infatti considerato il simbolo del riscatto del Mezzogiorno d’Italia.

A questa “liberazione”diede in prima persona anche un contributo facendo il sindaco, incappando peraltro in disavventure giudiziarie che non macchiarono la purezza ideale della sua fulgida figura.

Una macchinazione dei suoi avversari politici gli provocarono le accuse di concussione, truffa e associazione a delinquere, fu rinchiuso in carcere per 45 giorni in una cella del carcere di Matera che oggi porta il suo nome. Chiarito che si trattava di una cospirazione, Scotellaro fu assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. Ma tale fu la delusione che  che abbandonò la politica attiva per dedicarsi maggiormente alla letteratura, senza mai abbandonare la lotta per i diritti del popolo del Mezzogiorno.

La sua azione poetica, che mirava a denunciare le ingiustizie sociali e a promuovere i valori della solidarietà e della giustizia, è stata stroncata dalla sua morte prematura. Tuttavia, la sua opera ha continuato ad influenzare la cultura e la letteratura del Sud Italia, diventando un punto di riferimento per le generazioni successive.

Per l’indomito spirito di lotta e l’indomabile speranza nel futuro: “Perché lungo il perire dei tempi, l’alba è nuova, è nuova!”

Sono versi di una poesia che Carlo Levi definì “La Marsigliese contadina”, scolpita nella tomba di Scotellaro, e che qui vale la pena riportare:

“Non gridatemi più dentro

Non soffiatemi in cuore

I vostri fiati caldi contadini

 

Beviamoci insieme una tazza colma di vino

Che all’ilare tempo della sera

S’acquieti il nostro vento disperato.

 

Spuntano ai pali ancora

Le teste dei briganti, e la caverna –

L’oasi verde della triste speranza-

Lindo conserva un guanciale di pietra

 

Ma nei sentieri non si torna indietro.

Altre ali fuggiranno

Dalle paglie della cova,

perché lungo il perire dei tempi

l’alba è nuova, è nuova”.

 

Pierantonio Lutrelli – Giornalista

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