Quirinale, eleggere Draghi al primo scrutinio. Evitare le ‘’lotte tra comari’’ Parlamento più debole nella prossima legislatura. Parla Gerardo Bianco

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Gerardo Bianco, nove legislature in Parlamento, ministro della Pubblica Istruzione, vicepresidente della Camera, capogruppo della Dc nel 1979 -1983 e nuovamente dal 1992 al 1994, poi segretario del PPI, europarlamentare, docente universitario di letteratura latina. Quindi un protagonista e un testimone di eccezione.

Quale metodo ricercare per la elezione del Presidente della Repubblica? 

In questo momento di ‘’eccezione della logica’’, per l’emergenza politica determinata dalla pandemia, con tutti i partiti con culture diverse al governo del Paese come in uno stato di guerra, a mio parere si debbono mettere da parte le differenze partitiche. In una situazione di guerra la risposta giusta dovrebbe essere la elezione immediata al primo scrutinio di un rappresentante di grande autorevolezza interna e internazionale con una alta ispirazione europeista.

Il nome c’è ed è quello dell’attuale presidente del Consiglio.

 

Stamane Guido Bodrato ha detto che serve un nome anche giovane che si faccia carico della Costituzione senza stracciarla. 

La grande lezione etico- politica che viene da Sergio Mattarella è lo scrupoloso rispetto della Costituzione nella lettera e nello spirito.

Ritengo positivo eleggere subito il presidente della Repubblica e non con tatticismi. Quando non c’è accordo si procede con schede bianche nelle prime votazioni per andare al quarto scrutinio quando la maggioranza si abbassa.  Sarebbe una scelta sciagurata.

 

E allora qual è la strada maestra? Quale metodo seguire?

Il metodo è trovare un nome al quale le forze politiche non possono dire di no.

 

Draghi apre un problema, ed è la continuità del governo fino al 2023. 

Non si devono sciogliere le Camere quando si deve realizzare compiutamente il PNRR con la piena messa a terra. Le soluzioni possibili per realizzarlo ci sono.

Se la soluzione della Presidenza della Repubblica è unitaria con una stragrande maggioranza parlamentare diventa più facile trovare la soluzione che arrivi alla scadenza naturale.

 

Quali rischi paventa?

Quello che trovo inaccettabile, in questo momento così delicato, sono le preclusioni e i litigi personali. Per la dignità della politica le lotte fra comari vanno assolutamente evitate ragionando sugli interessi principali del Paese che è duplice: rafforzamento dell’europeismo come ha detto Mattarella e ripresa economica guardando alla questione ecologica che richiede anche un profondo ripensamento della cultura economica.

 

Che Parlamento sarà dopo la riforma costituzionale che ha ridotto un terzo dei seggi? 

È una riforma che dal mio punto di vista poteva essere positiva in un quadro generale che coinvolgesse le autonomie locali come Regioni e Comuni. Se inquadrata, così come è ora, senza riforme verso le altre realtà, punitiva verso la rappresentanza, è concettualmente profondamente sbagliata.

 

Questa riforma ha rafforzato o indebolito il Parlamento?

 Non c’è il minimo dubbio: ha indebolito il Parlamento. La riforma doveva essere recuperata come asse portante della democrazia repubblicana, invece è stata presentata anche nella opinione pubblica come forma punitiva di riduzione della rappresentanza, e prende strada verso un semipresidenzialismo e presidenzialismo che è una pericolosa tentazione che riemerge per rafforzare l’efficacia di governo

In realtà è una forma di destrutturazione che favorisce il populismo, cancella il ruolo fondamentale dei corpi intermedi tra Governo e la organizzazione politica. I corpi intermedi sono essenziali, come si è visto in Francia, dove si è determinato un conflitto tra vertice dello Stato e di governo e la folla. Favorisce le Jacquerie che caratterizzano le manifestazioni politiche francesi.

 

C’è chi prevede, o teme, che con un Parlamento ridotto e forse indebolito si rafforzi il ruolo del governo

Il rafforzamento del Governo è necessario in Italia, ma dovrebbe seguire la logica del sistema parlamentare italiano. La Democrazia Cristiana propose la sfiducia costruttiva. Quasi tutti questi problemi furono già individuati e affrontati con provvedimenti presentati in Parlamento. Si trovano già le risposte.

 

Un ricordo di passate elezioni presidenziali? 

Posso fare riferimento alla elezione di Scalfaro avendo fatto parte della delegazione come capogruppo Dc.

La elezione di Scalfaro non fu una pagina esaltante per quello che accadde in quelle giornate. È stato un buon Presidente della Repubblica, ma tutto ciò è successo prima, i franchi tiratori, l’idea di imporre il proprio candidato dopo aver tradito, fu una visione miope. Chi sbloccò la situazione fu poi Bettino Craxi con l’accordo globale raggiunto con la delegazione Dc che prevedeva Scalfaro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano presidente della Camera e un socialista a Palazzo Chigi.

Di quella delegazione, dopo il ritiro di Forlani, facevano parte tre irpini: De Mita presidente del Partito, e i due Capigruppo Mancino e Bianco.

Se Forlani non si fosse ritirato poteva essere eletto.

 

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