C’era una volta “La Gazzetta del Mezzogiorno”. E c’è di nuovo

Oggi torna in edicola lo storico giornale del Sud. Dopo una intricata vicenda editoriale e giudiziaria che uno storico redattore della Gazzetta ricostruisce e descrive in un racconto che sembra un romanzo, purtroppo tutto vero. Beemagazine dà il bentornato alla “Gazzetta”, al suo direttore Oscar Iarussi e ai suoi redattori

Società

La notizia, intanto: sabato 19 febbraio, dopo più di sei mesi e mezzo di assenza, e dopo tre anni e mezzo di vita precaria, fra amministratori giudiziari, fallimenti, curatori fallimentari, gestione in fitto di ramo d’azienda e momenti di disperazione, torna in edicola e sul web La Gazzetta del Mezzogiorno, il più antico dei quotidiani meridionali tuttora esistenti, giornale di riferimento di Puglia e Basilicata.

Torna con una squadra motivata e di qualità, guidata da un nuovo direttore, che è comunque un “interno” Oscar Iarussi, raffinato intellettuale, critico cinematografico di caratura internazionale, a lungo a capo del settore Cultura & Spettacoli della Gazzetta, poi redattore capo, coadiuvato dal redattore capo centrale con funzioni vicarie Mimmo Mazza, già a capo della Redazione di Taranto, dove si è fatto le ossa nello sport e nella giudiziaria.

 

Oscar Iarussi, nuovo direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”

 

Poco più di 70 giornalisti, fra redattori a tempo pieno, redattori a tempo parziale, collaboratori fissi, oltre ai corrispondenti da quasi tutti i Comuni di Puglia e Basilicata ed ai collaboratori free lance. Un gruppo di notevole qualità, una comunità che è, comunque, la vera grande forza di un quotidiano che, al di là delle traversie giudiziarie e della dissennata conduzione editoriale, è riuscito a ribadire la propria difficile visione “glocal”, globale e locale, al servizio di un’area che legge poco, ed acquista nel caso un giornale solo, dal quale vuole l’informazione nazionale ed estera insieme con una puntuale informazione locale, non solo cronachistica, che dia voce alle istanze e legittime esigenze delle comunità e dei territori, e che dia loro nel contempo visibilità non solo localistica.

Ecco il perché del radicamento sul territorio anche attraverso edizioni locali e forti Redazioni provinciali. Riaprono infatti Redazioni fisiche (oltre a quella centrale, in viale della Repubblica, ed a quella di Potenza, unica sopravvissuta negli ultimi mesi delle gestioni provvisorie), con edizioni specifiche, a Foggia, Barletta, Taranto, Lecce (edizione Lecce-Brindisi), che si aggiungono all’edizione di Bari ed a quella della Basilicata. 

Ecco il perché del potenziamento della presenza sul web, con una specifica Redazione e con l’affidamento della supervisione su digitalizzazione e presenza sui social media alla società Arts Media di Andria (Bat), e il ritorno del supplemento sportivo del lunedì.

La nuova società editrice, che si è assicurata al termine di una lunga ed intricata vicenda fatta anche di ricorsi e contro-ricorsi giudiziari la proprietà della testata, dell’archivio storico (dichiarato dalla Soprintendenza per i beni archivistici e bibliotecari della Puglia “bene culturale” e sottoposto a vincoli) e della vecchia sede di via Scipione l’Africano, edificata negli anni ’70 ed abbandonata fra il 2014 ed il 2015, negli anni della disastrosa gestione del direttore generale Capparelli, l’uomo di fiducia dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo: mentre il palazzone restava inutilizzato, per il fitto di due piani in piazza Moro venivano bruciati, con un bilancio già in forte perdita, 200mila euro l’anno, è  la s.r.l. Editrice del Mezzogiorno, costituita pariteticamente dal gruppo Miccolis (Castellana grotte, Bari) e dal gruppo Albanese (Massafra, Taranto), guidata da un consiglio d’amministrazione (che ha sede a Bari in palazzo Fizzarotti, in corso Vittorio Emanuele) presieduto da Fabio Ficarella e che ha come amministratore delegato Aurelia Miccolis; consiglieri Antonello Tarantino e Dario Latrofa.

Il prezzo di vendita è di 1,50 euro, in abbinata con la Gazzetta dello Sport. La stampa è affidata alla Sedit di Giacomo Gorjux, nipote del direttore-fondatore della Gazzetta, Raffaele, che già stampa per il Sud il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport.

Obiettivo diffusionale immediato, risalire dalle sei/ottomila copie giornaliere degli ultimi mesi della gestione “provvisoria” (ultimo numero in edicola quello del 1° agosto 2021) ad almeno diecimila, per poi incrementare le vendite e soprattutto “sfondare” nel web. 

Che il ritorno andasse a buon fine non era scontato: altri importanti e radicati quotidiani, infatti, non ce l’hanno fatta: basti qui ricordare la torinese Gazzetta del Popolo o i romani Giornale d’Italia e Paese Sera.

L’ultimo atto della crisi della Gazzetta, distrutta da una gestione dissennata che ha sempre tagliato ogni investimento sul giornalismo, mentre moltiplicava spese per la pleonastica nuova sede centrale o per onerosissime consulenze che non han mai portato frutto, sembrava essersi aperto il 24 settembre 2018, con il sequestro a Mario Ciancio Sanfilippo, imprenditore ed editore siciliano, già presidente della Fieg, la Federazione italiana editori di giornali, delle quote di maggioranza, insieme con quelle di altri beni e società non solo editoriali, di Edisud e Mediterranea, società per azioni editrice la prima, proprietaria e concessionaria di pubblicità della Gazzetta del Mezzogiorno la seconda.

Per mesi i giornalisti (e gli altri lavoratori dipendenti) han fatto uscire il giornale senza ricevere stipendi, se non qualche irrisorio “anticipo”. Tagli salariali, chiusure delle sedi provinciali sopravvissute alla gestione Ciancio, messo in cassa integrazione a zero ore dei corrispondenti contrattualizzati e dei collaboratori fissi (art. 2 del contratto giornalistico); la gestione degli amministratori giudiziari, che non dialogano con la redazione e con i sindacati, sta portando il giornale verso la chiusura. Si fanno avanti un paio di “cordate” per rilevare la testata con selvaggi tagli del lavoro dipendente ed offerte che il tribunale di Catania ritiene assolutamente inadeguate. Poi, il colpo di scena: il 24 marzo 2020 a Ciancio vengono restituite le quote delle sue società. La Gazzetta del Mezzogiorno ha di nuovo un editore: ma appena torna al comando, Ciancio chiede il fallimento delle due società, Edisud e Mediterranea, e quindi del giornale da loro edito e detenuto. Il 14 giugno 2020 il Tribunale di Bari, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica, dichiara il fallimento di Edisud Spa e Mediterranea, rispettivamente società editrice e proprietaria della testata La Gazzetta del Mezzogiorno, disponendo al tempo stesso l’esercizio provvisorio, dunque assicurando la continuità dell’attività di impresa per consentire la regolare uscita del giornale.

Arrivano intanto manifestazioni di interesse per rilevare La Gazzetta del Mezzogiorno: decisamente peggiori di quelle avanzate durante i mesi del sequestro. Cautelativamente, i giornalisti costituiscono una cooperativa, come fanno anche i poligrafici (la coop dei poligrafici, col sostengo di Lega Coop, otterrà l’affidamento della stampa del giornale).

Ma l’incubo continua, sempre più cupo: i commissari prendono atto che la situazione economica, nonostante miglioramenti, non è stata risanata, ed anzi appare “destinata a peggiorare in modo considerevole” (relazione del 15 ottobre), sicché il Tribunale decreta che, salvo adesioni di qualche soggetto imprenditoriale disposto a prendere in fitto la testata fino al 31 luglio 2021, garantendo l’integrità della forza lavoro, La Gazzetta del Mezzogiorno cesserà le pubblicazioni con il numero di sabato 21 novembre. 

Quasi in extremis, si fa avanti un’impresa disposta a prendere in fitto il ramo d’azienda Gazzetta del Mezzogiorno, garantendo (senza diritto di prelazione ed impegnandosi a non ridurre nel frattempo il personale dipendente) l’uscita del giornale fino al 31 luglio 2021. 

Quando la testata, le due società e l’archivio storico del giornale (che intanto nel settembre 2020 la Soprintendenza per i beni archivistici e bibliografici per la Puglia ha dichiarato bene culturale ed ha sottoposto a vincoli che si estendono anche all’uso del marchio La Gazzetta del Mezzogiorno) saranno definitivamente messi in vendita. È il gruppo barese Ladisa, che opera nell’ambito della ristorazione collettiva in molte Regioni d’Italia. Gruppo che non nasconde di mirare all’aggiudicazione definitiva del giornale (con tutti gli annessi e connessi, palazzo di via Scipione in testa). 

Intanto vengono chiuse tutte le redazioni fisiche delle Province (resta solo Potenza), mentre la sede centrale viene trasferita dall’oneroso palazzo di piazza Moro in una palazzina di proprietà del gruppo Ladisa, nell’area industriale, fuori del centro abitato. E in maggio viene annunciato un avvicendamento alla direzione del giornale: a Giuseppe De Tomaso, che ha guidato la Gazzetta negli ultimi, travagliatissimi 13 anni, succede, dal 15 giugno, Michele Partipilo. 

Ancora una scelta interna, come era stata quella di De Tomaso, subentrato a Lino Patruno nel 2008. Intanto si avvicina la scadenza del 31 luglio, e spunta un nuovo pretendente: il gruppo Miccolis di Castellana grotte (Bari), che gestisce autolinee private e, soprattutto, impianti di trattamento di rifiuti; in associazione, come si chiarirà in seguito, con il gruppo Albanese di Massafra (Taranto), anch’esso attivo del settore del trattamento dei rifiuti e dell’energia.

La definitiva cessione del giornale (e delle società, dell’archivio eccetera) deve slittare; intanto il 31 luglio scade il contratto d’affitto del ramo d’azienda; il gruppo Ladisa che fino agli ultimi giorni s’era detto disposto a prorogare di un mese l’attività editoriale fa dietro front, ed annuncia che il numero di domenica 1 agosto sarà l’ultimo in edicola. I giornalisti e il resto del personale, che erano transitati alle dipendenze del gruppo Ladisa, retrocedono nella mani della curatela fallimentare.

Le speranze di una celere aggiudicazione, e di un rapido ritorno in edicola (e sul web) del giornale svaniscono per l’autentica guerriglia che si scatena fra Ladisa da un lato, Miccolis-Albanese dall’altro, la cui proposta di acquisto è giudicata dal Tribunale (audito il parere del comitato creditori) comunque migliore.

Mentre continua la schermaglia giudiziaria, il gruppo Ladisa mette in cantiere un suo nuovo quotidiano interregionale: si chiamerà La Nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata. Parte il ricorso della curatela fallimentare, e Ladisa deve cambiare in corsa la testata: si chiamerà L’edicola del Sud, la dirige una giovane ed agguerrita giornalista, Annamaria Ferretti, che aveva riportato al successo l’emittente regionale Antenna Sud. E sbarcano a Bari, con edizioni baresi o di Bari e della Provincia BAT (Barletta Andria Trani), il Quotidiano del Sud (area di diffusione Calabria, Basilicata, parte della Campania) ed il Nuovo Quotidiano di Puglia (Lecce, Brindisi, Taranto).

Adesso, il ritorno della Gazzetta del Mezzogiorno: 134 anni di storia, contando dal 1887 anche quelli del quotidiano Corriere delle Puglie, da una cui secessione nacque nel 1922 La Gazzetta di Puglia, che per un po’ convisse in concorrenza col Corriere, poi lo assorbì, nel 1923, intestandosene anche l’anzianità; la denominazione Gazzetta del Mezzogiorno fu assunta invece nel 1928, non nascondendo ambizioni di più vasta rappresentanza (persino internazionale, dato che datava già dal 1927 l’esperimento della Gazeta Shqipetare, quotidiano bilingue in Italiano e Albanese vissuto fino al 1939, quando – con Vittorio Emanuele III Re d’Italia ed Imperatore d’Etiopia che aveva assunto anche il titolo di Re d’Albania – fu sostituito dal quotidiano del Partito fascista albanese, Tomori). Che in larga parte la Gazzetta, forte anche praticamente da sempre di un vivace e prestigiosa Redazione romana (Redazione romana che già Cassano aveva voluto per il Corriere delle Puglie), specie da quando la sua proprietà fu rilevata dal Banco di Napoli (dal 1928, in contemporanea in pratica con l’assunzione del nuovo nome, alla cessione della gestione a privati, nel 1978, ed alla definitiva privatizzazione, nel 1996), ha svolto. 

E ha accompagnato la crescita, sia pure contraddittoria, e a volte con qualche retromarcia, dell’area meridionale del Paese, dove è purtroppo sempre mancato un gruppo editoriale molto forte, e in particolare lo sviluppo, in alcune fasi impetuoso, della Puglia, accompagnando (come nella lunga vicinanza ad Aldo Moro, tanto che la Gazzetta diretta da un grande del giornalismo come Oronzo Valentini fu l’unico quotidiano, oltre all’organo del Psi, Avanti!, a rompere il cosiddetto fronte della fermezza che non voleva aprire alcuna trattativa con i terroristi per salvare la vita dello statista pugliese. A Valentini la fecero pagare: privatizzata la gestione del giornale, proprio durante i convulsi 55 giorni del rapimento Moro, la nuova società editrice, dopo pochi mesi, lo rimosse dalla direzione; una delle pagine nere della lunga storia della Gazzetta, intessuta di luci ed ombre) l’azione di governo ed esercitando una forte azione di rappresentanza delle istanze delle popolazioni pugliesi e lucane.

Con una nuova, solida proprietà, l’auspicio è che questa azione possa riprendere con autorevolezza.

 

 

Giuseppe Mazzarino – Giornalista, storica firma della “Gazzetta”, già cronista parlamentare della Gazzetta del Mezzogiorno, componente del Comitato di Redazione 1989/2012

 

Il “Tramonto dell’Occidente” tra civiltà scomparse e dimenticate

Gli ultimi ritrovamenti archeologici di San Casciano dei Bagni sono stati definiti come “Una scoperta che riscriverà la storia’. Potrà Read more

Musei, il ministro Sangiuliano: lavoreremo per aumentare la sicurezza, ma costerà

In tutti i blitz contro le opere d’arte nei musei, gli attivisti sono riusciti a introdurre di tutto. In Italia Read more

Anelli: “Chiediamo al Governo un’attenzione straordinaria verso i medici”

Presidente Anelli, prima di parlare di questioni più generali che riguardano la salute degli italiani e il fondamentale ruolo dei Read more

Chiese chiuse e porte spalancate per L’ombra di Caravaggio

Gian Maria Volonté in una scena dello sceneggiato RAI Caravaggio, regia: Silverio Blasi (Italia, 1967). Lo Read more

Articolo successivo
“Schwa”, un linguista ci spiega cosa c’è dietro la misteriosa parola
Articolo precedente
Giornalismo, buone notizie dall’Università dell’Insubria per un mestiere in crisi

Menu