Becciu: “La mia innocenza mi dà conforto”

Intervista del cardinale a DIE ZEIT

Politica

“Ciò che mi addolora di più è pensare che il Papa possa credere anche solo per un minuto che io gli abbia mentito. Soprattutto ora che siamo a Pasqua”.

É questo uno dei passaggi più significativi di una intervista al settimanale tedesco Die Zeit data dal cardinale Giovanni Angelo Becciu.

In questa conversazione, di cui pubblichiamo alcuni stralci, il cardinale parla del processo e torna a gridare la sua innocenza, in vista dell’appello la cui data non è stata ancora fissata (peraltro non sono state depositate nemmeno le motivazioni della sentenza, eppure il processo è finito alcuni mesi or sono).

Nel frattempo, eminenti giuristi, vaticanisti e intellettuali hanno espresso pesanti dubbi sul processo, sulle sue numerose anomalie, sulle regole cambiate ben quattro volte con altrettanti “rescritti” pontifici, e su alcuni punti della vicenda processuale rimasti oscuri. Un esempio per tutti: gli omissis apposti dal promotore di giustizia su centinaia di chat, che riportano sue conversazioni con testimoni di questo processo.

Queste chat dovrebbero essere desecretate per mostrare come il castello d’accuse a carico del cardinale Becciu sia stato costruito sul nulla, per non dire qualcosa di peggio.

Ma lasciamo la parola al cardinale e a Die Zeit che lo ha intervistato

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ZEIT: Vi opporrete solo alla sentenza o metterete in discussione anche lo svolgimento del processo, come fanno molti critici?

Becciu: Alcuni dei giuristi più prestigiosi in Italia hanno mosso delle severe critiche riguardo il processo. Penso soprattutto al Cardinale Herranz e ai professori universitari Paolo Cavana e Geraldina Boni. Ma io voglio che il processo d’appello dimostri la mia innocenza. Per chiarire le origini di questa vicenda una volta per tutte, spero anche che vengano desecretate le dichiarazioni dei testimoni, in particolare le oltre cento chat tra il Promotore di Giustizia del Vaticano e una testimone.

ZEIT: Nel 2020 ha lasciato la carica di Prefetto. La Procura vaticana l’ha indagata per irregolarità finanziarie nella Segreteria di Stato. Da quanto tempo era responsabile di queste finanze?

Becciu: Non è proprio così! Come Sostituto, ero responsabile di diciassette dipartimenti, uno dei quali amministrava i fondi della Segreteria di Stato. Lavoravamo insieme in un clima di fiducia. Il compito di questo ufficio amministrativo era quello di proporre investimenti, mentre il mio era quello di dare l’approvazione finale. Ho sempre accettato le proposte che mi venivano presentate. Il nostro dovere era quello di lavorare in favore della Santa Sede, e i nostri esperti erano stimati da tutti.

ZEIT: Si dice che il Vaticano abbia perso almeno 100 milioni di euro, una cifra relativamente bassa rispetto agli investimenti statali. Perché la sanzione è così alta?

Becciu: Non solo la sanzione è troppo alta, ma non avrebbe proprio dovuto essere irrogata. Non sono responsabile di alcuna perdita, in quanto ho agito con l’autorizzazione dei miei superiori, seguendo la procedura standard della Segreteria di Stato. E perché mai un investimento, seppur sbagliato, viene considerato reato? Questa domanda mi tormenta ogni giorno da quando è stata pronunciata la sentenza il 16 dicembre 2023. Perché sono stato condannato? Chi ha emesso la sentenza sa benissimo che non un solo centesimo dell’affare di Londra è finito nelle mie tasche, e sa anche che non possiedo alcuna proprietà ad eccezione di una vecchia Mazda del 2001.

ZEIT: Probabilmente l’accusa più pesante nei suoi confronti è quella di aver sottratto, insieme alla consigliera sarda del Vaticano Cecilia Marogna, dei soldi per la liberazione di una suora colombiana. Ma anziché impiegarli per pagare il riscatto ai terroristi, Marogna li ha sperperati in oggetti di lusso e viaggi.

Becciu: Questa accusa è assurda e offensiva! Avrei approfittato del rapimento di una suora in veste di sacerdote e diplomatico esperto? Non sono certo così cinico! L’accusa era così assurda che un avvocato della parte civile, il professor Giovanni Maria Flick, rappresentante dell’APSA, ha chiesto la mia assoluzione!

ZEIT: Il tribunale l’ha giudicata colpevole di aver trasferito 125.000 euro a suo fratello in Sardegna. Il trasferimento era legale, ma lei non avrebbe dovuto fare delle transazioni a favore di un parente.

Becciu: Ho agito su richiesta dei Vescovi della mia diocesi in Sardegna, che mi hanno chiesto aiuto per le loro opere di carità nel 2015 e nel 2018. Tali donazioni rientravano pienamente nei miei poteri. Il tribunale ha anche stabilito che il denaro non è finito nelle tasche di mio fratello, ma sul conto della Caritas della diocesi.

ZEIT: Vede la sua crisi personale come parte della crisi della Chiesa?

Becciu: La mia Chiesa sta attraversando un momento difficile. È scossa dal secolarismo e dagli scandali sugli abusi, dal relativismo teologico e dalla polarizzazione ideologica, dalle persone che abbandonano la Chiesa e dalla carenza di sacerdoti. Ma da queste crisi ne è sempre uscita migliore.

ZEIT: A volte pensa al fatto che suo padre non voleva che lei andasse a Roma?

Becciu: No, ma sto soffrendo. Ciò che mi addolora di più è pensare che il Papa possa credere anche solo per un minuto che io gli abbia mentito. Soprattutto ora che siamo a Pasqua.

 

Mario NanniDirettore editoriale

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