
Kissinger, quando mortificò due Grandi Italiani
L’ex segretario di Stato ha compiuto cento anni. Le minacce a Moro e lo sgarro fatto a Guido Carli

L’ex segretario di Stato ha compiuto cento anni. Le minacce a Moro e lo sgarro fatto a Guido Carli

Tre le questioni delicate da affrontare in una futura riforma costituzionale: la loro effettiva partecipazione ai lavori parlamentari; l’influenza che il loro voto può avere sugli equilibri politici decisi dal voto popolare; il carattere vitalizio della nomina

A dieci anni dalla morte, i figli, ancora al lavoro sui Diari del padre, annunciano novità e presentano carte importanti su cui già lavorano gli storici per dare di Andreotti una lettura documentata e libera dallo spirito di fazione e da polemiche politiche datate. Chi teme una “beatificazione” si rassicuri. Ma anche molte demonizzazioni cadranno

Un saggio da leggere su queste figure previste dalla nostra Costituzione (ma anche dallo Statuto albertino)

Riproponiamo, nel 45/mo anniversario della morte di Aldo Moro, il discorso che nel titolo abbiamo definito fatale: nel duplice senso di rovinoso e di simbolico del destino, quello occorso, oltre che alla vita del presidente della Dc, alla sua politica, che fin dai primi anni Sessanta (con il Congresso di Napoli del 1962, l’apertura ai socialisti), si era contraddistinta per l’obiettivo di allargare, come aveva fatto in parte Giolitti la base democratica dello Stato, immettendo larghe masse popolari nella gestione del potere democratico e diffuso. Con il congresso Dc di Napoli si diede l’avvio alla collaborazione di governo con il Partito Socialista, che dopo Fanfani portò lo stesso Moro ad attuare da presidente del Consiglio la nuova politica del centrosinistra, tra resistenze di potentati economici, scelte discusse e dirompenti (la nazionalizzazione dell’energia elettrica), e tintinnar di sciabole (tentativi di golpe, il piano Solo, golpe Borghese) per bloccare il nuovo corso politico. Tra alti e bassi, la politica di centrosinistra durò meno di un quindicennio. Le elezioni del 1976, con i due maggiori partiti italiani – Dc e Pci quasi alla pari e un Psi ridotto al risultato più basso della sua storia – imposero nuove soluzioni politiche e nuovi equilibri: il governo della “non sfiducia”, presieduto da Andreotti, con l’astensione di quasi tutti i partiti, tranne la Destra, e poi il governo di solidarietà nazionale del 1978, con la novità storica del Pci che entrava nella maggioranza (non nel governo). Una prospettiva che aveva causato diversi mal di pancia nelle correnti più moderate della Dc (i dorotei, lo stesso Andreotti), e per converso molte perplessità nello stesso Pci. Berlinguer aveva detto a Moro: facciamo questa operazione, ma il governo lo devi presiedere tu. Moro rispose: se lo presiedo io il governo non dura, gli americani lo osteggeranno, facciamolo

Il presidente della Commissione cultura della Camera: A noi non interessa una cultura di destra e di sinistra, ma affermare, difendere, promuovere e riscoprire la cultura nazionale, italiana. Siamo per la costruzione di un nuovo immaginario profondamente italiano, e lo spazio mentale e operativo è nel “girotondo delle Muse”. Nella creatività e nella espressione dei talenti del Paese. Il ricordo di Pasolini uno “dei più importanti e vituperati intellettuali del Novecento”. Il pensiero di Vico sulla memoria e il ricordo, elementi imprescindibili da coltivare quotidianamente nelle piccole cose e che rendono possibile l’identità collettiva di una comunità nazionale. L’indagine conoscitiva della commissione Cultura sulla innovazione

Domani su Rai 1 una trasmissione su di lei. Alla fine di questa nota un podacast dedicato alla prima donna diventata ministro della Repubblica

Intervista con l’attrice, sullo spettacolo Mozartmaniac in cartellone da oggi a Roma, nella Cappella Orsini, sui suoi Maestri, sulla compagnia teatrale e, incidentalmente, su alcune parentele storiche

La fortuna ma anche la grande responsabilità di portare sulle spalle una eredità culturale, politica, economica e ideale di un nonno famoso, che è stato anche un grande Italiano, con una voce autorevole anche in Europa. Tra i firmatari del trattato di Maastricht che ha costruito l’Europa, anche se poi è finita nelle mani dei burocrati. Ma se si dice questo -lamenta Federico Carli -si viene arruolati d’ufficio tra gli antieuropeisti. Federico Carli, che del nonno ha curato l’opera omnia e ne ha raccolto il lascito ideale, in questa intervista espone le sue idee con garbo e misura, senza iattanza professorale ma con l’umiltà del ricercatore e dello studioso, ma anche con comprensibile orgoglio. Si vede che sa muoversi nell’ampio mare aperto dei problemi del nostro tempo, animato com’è da voglia di fare, studiare, produrre idee e proposte. Professor Federico Carli, immagino che intervistandola i giornalisti vogliano farla parlare del nonno Guido, che è stato Governatore della Banca d’Italia, ministro del Tesoro, presidente di Confindustria, parlamentare indipendente nella lista Dc: un esempio virtuoso di coesistenza in una stessa persona di tecnica al massimo livello coniugata con una coscienza storica e una sensibilità sociale. Non farò nemmeno io eccezione, parleremo di suo nonno ma prima parliamo di lei e soprattutto dell’Associazione che presiede L’associazione “Guido Carli” è nata nel 2003 a Milano…. A Milano? Come mai non a Roma? Le cose sono andate così. A mio nonno la Dc offrì un seggio al Senato come indipendente, il che meravigliò un po’ chi si aspettava che si candidasse con La Malfa. Il seggio era a Brescia, città dove il mio bisnonno Filippo, economista e sociologo, aveva lavorato frequentando anche la famiglia Montini. Mio padre Andrea, fu battezzato da Mons Montini, allora Sostituto alla Segreteria di Stato, il futuro Paolo VI.

Intervista all’avvocato Alessandro Sacchi, dal 2012 presidente dell’Unione Monarchica Italiana. Tra i temi affrontati: L`erede al trono? E’ il principe Aimone di Savoia. La monarchia e il fascismo, il referendum del ’46, ‘’la forza unificante della monarchia che non ha colore politico ’’ come mostra la convivenza nelle grandi monarchie europee con i socialdemocratici, i socialisti, i popolari, i laburisti. Vittorio Emanuele III e le leggi razziali, perché accanirsi con il sovrano e non invece con chi quelle leggi le approvò in Parlamento? Se non le avesse firmate Mussolini, allora all’apice del potere, avrebbe abolito la monarchia e proclamato la Repubblica fascista. Una testimonianza di Ciano. Un aneddoto di Talleyrand
BeeMagazine è un progetto culturale ed editoriale fondato da The Skill Group nel 2021 e animato da un gruppo di giovani, con l’inserimento di alcuni professionisti di lungo corso Continua a leggere
Per i vostri comunicati stampa scrivete all’indirizzo: beemagazine.it@gmail.com
Testata registrata presso il tribunale di Roma il 22/10/2020
The Skill Srl – Società benefit
Viale Parioli 56, 00197, Roma (RM)
P.IVA 01468310113
Direttore editoriale: Marco Battaglia
Direttore responsabile: Giovanni Cioffi