Argo, patrono degli 007

Capire l’oggi con la mitologia

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Per la vasta mitologia greca, che vantava almeno un semidio per ogni urgenza, patrocino, inclinazione umana – buona o cattiva – accadimento, fenomeno naturale e chi più ne ha più ne metta, Argo era un mostro superdotato quanto a disponibilità di occhi.

Che ne fossero parecchi era certo, quanti non si è mai capito bene: un centinaio ne sono accreditati dai più. Il poveraccio era condannato all’insonnia perché obbligato a lasciarne aperto sempre qualcuno, la qual cosa gli guadagnò la fama di ottimo custode di umani e di cose. Giunone, infatti, lo ingaggiò per tenere “d’occhi” Io, una bella fanciulla che aveva fatto invaghire delle sue dolci fattezze nientedimeno che suo marito e signore degli dei Giove, noto femminaro olimpico.

L’incauta sorveglianza, però, costò al povero Argo l’ira del Capo che mandò un sicario d’eccezione, Mercurio, a farlo fuori. Giunone, a ricordo dell’occhiuto suo complice, provvide ad eternare la sua prodigiosa dotazione ornando con cento occhi la coda del pavone.

Uno così andrebbe nominato patrono dei professionisti dell’occhio aperto e impiccione che oggi chiamiamo, con anglismo da James Bond, intelligence. E forse andrebbe invocato dagli 007 contemporanei, anche dai più blasonati, come quelli del Mossad, i celebrati servizi segreti israeliani, e dell’FSB, l’ex KGB di sovietica memoria, ribattezzato servizio Federale per la Sicurezza della Federazione Russa, dopo la caduta del Muro.

Già, perché più di un occhio si dev’essere addormentato in due circostanze cruciali che hanno generato tragedie per i popoli che i “servizi” avrebbero dovuto tutelare con il loro mestiere di allertatori. C’è, infatti, qualcosa che non torna, una convergenza parallela, negli episodi che hanno generato gli scempi di esseri umani nella striscia di Gaza sei mesi fa ad opera di Hamas, e la carneficina al Crocus City Hall di Mosca il 22 marzo, rivendicato dal redivivo Isis.

L’attentato di Hamas al tragico rave sulla striscia di Gaza il 7 ottobre 2023, costato la vita ad almeno 1200 israeliani, attraversato da ogni tipo di orrore, tra cui stupri, sevizie, rapimenti di 250 persone tra cui 30 bambini, ha scosso l’opinione pubblica mondiale, ferito profondamente il popolo israeliano, rinsaldato, a causa della tragedia, il claudicante governo di Benjamin Netanyahu, che ha allestito una risposta bellica giudicata molto aggressiva e non proporzionata dagli osservatori internazionali perché colpisce in modo indistinto civili palestinesi innocenti.

Ma la domanda che tutti si posero il giorno del massacro del rave fu: “Dov’era il Mossad? È plausibile che i servizi israeliani, noti al mondo intero per la loro efficienza, proprio in quei giorni si fossero distratti? E, quand’anche fosse stato così, perché non si diede ascolto ai warning che persino i servizi egiziani – oltre alla CIA – avevano diffuso sugli eccessivi movimenti di Hamas intorno alla Striscia, nei pressi dei Kibbuz israeliani?”.

Qualcosa del genere è avvenuto pochi giorni fa a Mosca. È finita solo da qualche ora la festa per celebrare la quinta volta di Putin sul trono dello zar, la città è presidiata in ogni suo angolo dalle forze dell’ordine e su tutto rassicura la sorveglianza dell’FSB. La CIA mette in allarme qualche giorno prima su possibili incursioni terroristiche a teatri, stadi, luoghi di concentrazione popolare. L’allerta viene trascurato e una banda di sedicenti militanti dell’Isis penetra con serena lentezza e mitragliatori spianati, nel grande centro plurifunzionale dove il pubblico si raduna per un concerto rock. Come se stessero sorseggiando una Coca-Cola appena presa dal distributore abbattono e filmano, persino con qualche svogliatezza, almeno 140 persone, poi incendiano e se ne vanno. Subito dopo l’eccidio ritroviamo la storica efficienza della polizia russa e gli assassini vengono catturati. Raccontano storie tipo: “Ci ha arruolato attraverso internet un predicatore mascherato e ci ha pagato con cinquemila dollari”. Sembrano degli sfigati ma così non è: l’azione terroristica è perfetta. Arriva la rivendicazione. Il mondo, che assiste alla tragedia in diretta, è commosso. La giusta solidarietà e commozione sospendono ogni asprezza dell’occidente nei confronti dell’imperialismo putiniano. Ma subito lo zar fa sapere che sarà spietato con i mandanti e aggiunge che gli punge vaghezza che Zelensky c’entri qualcosa, quantomeno nelle vesti di complice. Intanto ci sono ad oggi 140 morti e 180 feriti.

Ecco, Argo, tu che hai tutti quegli occhi, vedi di prestarne qualcuno a quelli dell’intelligence, che al momento giusto sembrano girarsi dall’altra parte. O non è così?

 

Pino Pisicchio

 

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