Alle origini della città. Un convegno internazionale ai Lincei risveglia un dibattito sempre attuale

Per capire anche che cos’è oggi la città e come dovrebbe essere

CulturaSocietà

Negli ultimi tre giorni (8-10 giugno 2022) si è svolto all’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma un importante convegno internazionale dedicato al tema della città: “The City across Time. Emergence, developments, and social, economic, political, cultural and health impact”, organizzato da Marcella Frangipane, professoressa di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza e membro dell’Accademia (anche di quelle americana e britannica).

La città, sorta per sviluppare le capacità economiche, sociali e culturali di comunità in crescita, si è manifestata dal più remoto passato nel Vicino Oriente, in Egitto e poi a Creta, a Cipro, in Grecia  – nella forma unica della polis (la comunità politica degli uomini liberi) -, e così nella nostra Magna Grecia e in Sicilia, in tutto il bacino del Mediterraneo e, infine, nell’intera Europa continentale. Tanti, molteplici, spesso tra di loro contraddittori modelli di città.

Quaranta studiosi del mondo antico riuniti a Palazzo Corsini hanno discusso, confrontato, analizzato le testimonianze e ancor più le interpretazioni della città, forma di organizzazione politica, manifestazione spaziale architettonica e urbanistica delle aspirazioni e visione del mondo delle comunità antiche. Dalle antichissime città orientali sorte alla fine del IV millennio a.C., come Uruk, Arslantepe (che forse non lo era propriamente, ma era il centro di uno Stato), Gerico, Biblo, Hattusa, Menfi e Tebe in Egitto, alle poleis della Grecia, a Roma, fino ai centri mesoamericani e alle megalopoli della Cina di oggi.

Ricostruzione dell’antica città di Uruk nella Mesopotamia meridionale, sorta nella seconda metà del IV millennio a.C.

 

Città spazio della diseguaglianza e del controllo sociale, ma anche della cura della salute e dell’innovazione. Fari di cultura, luoghi dove è stata inventata o forse meglio codificata la scrittura per essere trasformata nel più grande strumento di regolamentazione dell’economia, ma anche del pensiero e della vita degli umani.

L’idea di città, descritta dalle fonti e dagli studiosi, e la città come gli archeologi l’hanno effettivamente rivelata con il loro prezioso lavoro, attento a riportare l’attenzione sui dati materiali, spesso più complicati e affascinanti delle interpretazioni astratte.

La città, spazio dove sviluppare un modello di società. Luogo dove prendono casa gli dèi prima degli uomini, perché chi comanda ha bisogno di fondare il suo disegno su una giustificazione religiosa. La città, spazio pensato dal potere per rappresentare se stesso o per mascherarsi, senza riuscirci, quando una delle prime caratteristiche dei grandi centri antichi erano gli straordinari sistemi difensivi eretti per mostrare a tutti le capacità economiche ed organizzative delle élites che li governavano. Mura alte e spesse, intonacate e merlate, per estendere il dominio visuale della città sul suo territorio.

E se nella Mesopotamia a Eridu e a Uruk attorno al 3500 a.C. sono i luoghi di culto a svolgere la funzione di catalizzatori di funzioni economiche e sociali necessarie per far funzionare comunità umane che possono superare i 10.000 abitanti, nella Siria e nell’Anatolia il modello si differenzia e assume forme più parcellizzate nello spazio, ma ugualmente complesse nell’organizzazione della società, dell’economia, della proprietà della terra e delle risorse.

 

Veduta della “collina dei leoni” – Arslantepe in Anatolia, antico centro di uno stato territoriale (https://www.archeologiaviva.it/19547/arslantepe/).

 

Come mostrano ad esempio Gerico in Palestina o Ebla in Siria, alla città si accompagna necessariamente la guerra, come istituzione economica e culturale. Diviene vantaggioso attaccare i propri vicini per depredarli o assoggettare i loro territori. Nascono gli eserciti ed essere soldati diventa una professione. Tutti i mestieri si differenziano e specializzano con la città, divengono parte di quella che chiamiamo la “civiltà urbana”.

Ma in Mesopotamia e in Egitto dapprima e poi in tutto il Vicino Oriente e nel Mediterraneo minoico, miceneo, greco e romano è la scrittura la potentissima arma nelle mani dei governanti delle città. Lo strumento che servirà – attraverso le leggi scritte – ad amministrare società complesse, dotate di apparati burocratici e sistemi di riferimento ideologici sempre più raffinati.

Fiumi bibliografici sono stati riversati sull’uditorio, ripercorrendo millenni di riflessioni su questa forma di organizzazione e di vita. È impossibile citare le opere innumerevoli che hanno affrontato il tema da ogni punto di vista. Ma vorrei citare l’opera dello storico normalista Giuseppe Cambiano, Polis. Un esempio per la cultura europea, Laterza 2000, perché fa di una delle esperienze urbane del passato – quella delle poleis greche – qualcosa di significativo ancora oggi.

 

Veduta delle mura di Gerico in Palestina, la “più antica città del mondo”, sorta nel periodo neolitico (c. 10.000 a.C.) e più volte ricostruita attraverso i millenni, fino a diventare una vera e propria città attorno al 3000 a.C. (www.lasapienzatojericho.it).

 

Un cammino lungo, articolato e contraddittorio quello che l’interessantissimo Convegno appena conclusosi ha raccontato, che termina, tra tante, con una domanda: “Se la città è tale per le funzioni che assolve, per quello che offre ai suoi abitanti come individui, ma soprattutto come membri di una comunità che si riconosce tale, l’attuale crisi della città è forse lo specchio della profondissima crisi della nostra comunità – globalizzata – de-culturalizzata – destrutturata, in poche parole, impoverita culturalmente e identitariamente frammentata?”.

Può lo studio del Passato aiutarci a recuperare il senso delle finalità e delle funzioni della città – al servizio di una comunità umana che desidera ancora essere o diventare città – nel senso più pieno e vario che il convegno ha illustrato?

 

Lorenzo Nigro – Professore Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente antico presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

 

Giustizia, intervista ad Antonio Sensale

Lei è andato in pensione da poco tempo, da Sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma. Vogliamo ricordare Read more

Se il “Bel Paese” non canta più

A ben vedere è una sorte poco benevola quella delle canzoni: sottovalutate, prese sottogamba, snobbate. Eppure... Sono una impagabile compagnia, Read more

Centri storici, il parere del filosofo

Sui numerosi problemi che oggi affliggono i centri storici, oggetto di un convegno a Spoleto in corso da ieri, pubblichiamo Read more

Molestie sul lavoro, affinare il sistema di monitoraggio

Il tema delle molestie nel lavoro è centrale per ciò che rivela del rapporto tra le donne  e il potere. Read more

Articolo successivo
Lettere Americane 6 | Buon Cinco de Mayo | Omaggio alla cultura Messicano – Americana
Articolo precedente
Centri storici a rischio svuotamento. Il caso – simbolo di Lecce

Autore

Menu