Abusi sessuali nella Chiesa, la strategia d’attacco di Bergoglio. Archiviata la cultura della segretezza

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La lotta alla pedofilia si combatte anche con le leggi.

Entrato in vigore l’8 dicembre, il libro VI del Codice di diritto canonico sulle sanzioni penali nella Chiesa contiene alcune novità anche per quanto riguarda gli abusi sui minori. In primo luogo gli abusi sono ora inseriti nel titolo VI come “delitti contro la vita, la dignità e la libertà dell’uomo”. Lungi dall’essere una semplice formalità, questa tutela sancisce il grande cammino compiuto dalla Chiesa nel superare ogni arroccamento in difesa dell’Istituzione per mettere invece al centro la protezione delle vittime.

Non solo. Oltre all’abuso o agli atti di pedopornografia compiuti da un esponente del clero, vengono ora sanzionati anche gli abusi di esponenti di Istituti di vita consacrata o di laici che svolgano una funzione nella Chiesa. La protezione poi è estesa agli adulti vulnerabili. C’è infine una norma non specifica per gli abusi che però vi si applica convenientemente: è punibile chi non ottempera all’obbligo di denuncia.

Le novità in vigore dall’Immacolata coronano il periodo 2019-2021, durante il quale papa Francesco ha dato una solida base giuridica alla lotta contro gli abusi nella Chiesa, acquisendo molti dei suggerimenti venuti da vescovi, superiori religiosi e  fedeli durante l’Incontro del febbraio 2019 in Vaticano.  Frutto di quell’Incontro è anche il Vademecum della Congregazione per la dottrina della fede (CDF) rivolto ai vescovi, “su alcuni punti di procedura nel trattamento dei casi di abuso sessuale di minori commessi da chierici”, pubblicato lo scorso luglio.

Il manuale d’azione per i vescovi, oltre ai rapporti sessuali e ai contatti fisici, elenca varie tipologie di delitto, compresa la produzione, detenzione o acquisizione di immagini pedopornografiche o le proposte a carattere sessuale anche mediante i media e i social. Ai vescovi viene raccomandato di indagare, anche in assenza di una denuncia formale, e di non trascurare alcuna segnalazione che sia “almeno verosimile”, e di denunciare alle autorità civili ogni volta che ciò sia indispensabile per tutelare la vittima.

Si stabilisce che la prima indagine abbia “corrette procedure e tempi ragionevolmente rapidi” e che gli atti vengano trasmessi alla CDF per il processo.

Il Vademecum è stato pubblicato sul sito della Santa Sede, archiviando quella cultura della segretezza che tanto ha impedito in passato la difesa delle vittime e la lotta al ripetersi di questi crimini.

Tornando al Libro VI: i reati e le sanzioni sono meglio specificati, c’è preoccupazione per la protezione della comunità e attenzione alla riparazione dello scandalo e al risarcimento del danno. Scandalo e risarcimento sono balzati alle cronache in ottobre, con la pubblicazione in Francia del Rapporto della Commissione sugli abusi (Ciase), che in 546 pagine elaborate dal 2018 su incarico dei vescovi denuncia abusi compiuti nell’arco di settanta anni nella Chiesa di Francia.

Il rapporto è stato consegnato al papa il 14 dicembre dal vertice dei vescovi francesi. Altro obiettivo delle nuove norme penali è quello di dare ai presuli gli strumenti per prevenire e intervenire tempestivamente in situazioni potenzialmente pericolose.

I principi della prevenzione e della vigilanza animano la riforma di papa Francesco contro i crimini sessuali contro i bimbi, e sono affermati già in alcuni provvedimenti legislativi del 2020, una sorta di anno costituente per la lotta bergogliana agli abusi.

In quell’anno infatti il papa  ha emanato in marzo un “Motu proprio” sulla protezione dei minori nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano; in maggio un secondo “Motu proprio” sullo stesso argomento, ma relativamente alla Chiesa universale, e in dicembre ha rimosso il segreto pontificio in materia di abusi.

Tra i principi fondamentali affermati dal pontefice, c’è il dovere di segnalare gli abusi alle autorità competenti, il diritto delle vittime ad essere accolte, ascoltate e accompagnate, il diritto dell’imputato a un processo equo nel rispetto della presunzione di innocenza, la rimozione del condannato dai suoi incarichi, la formazione alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

Il “Motu proprio” di maggio, “Vos estis lux mundi” (VELAM) obbliga tutti i vescovi del mondo a predisporre entro un anno un sistema pubblico, affidabile e accessibile, per assicurare che le vittime siano ascoltate e tutelate. In ogni diocesi deve esserci un ufficio con un responsabile per accogliere le segnalazioni e avviare le procedure e si stabilisce l’obbligo canonico di denuncia, contro ogni tentazione di insabbiamento. Le nuove norme sanciscono la necessità che i pastori siano affidabili, stabilendo sanzioni in caso di coperture dei crimini commessi dai sottoposti.

Le leggi emanate da papa Francesco ne indicano la ferma intenzione di perseguire con forza la lotta ai crimini sessuali contro i piccoli e i fragili, in un percorso di trasparenza, purificazione e prevenzione in cui è impegnata tutta la Chiesa e con la responsabilità maggiore dei propri vertici.

 

*Giornalista, vaticanista   

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