40 anni dal governo Craxi/interviste/ 10/ Riccardo Nencini

Craxi diede la spallata a un’idea di sinistra antistorica. Fu un governo riformista come pochi nella storia italiana

“Ma la resistenza alle riforme, nel Paese, è dovuta al fatto che nel fondo è rimasto un animo populista che non ha mai considerato il riformismo come la strada maestra”

Proseguendo la serie di interviste sui primi anni Ottanta che videro, dopo la breve esperienza del governo Spadolini, il primo presidente non Dc dell’era repubblicana, il primo presidente del Consiglio socialista, con un governo che durò dal 1983 al 1987. Registriamo l’analisi di Riccardo Nencini, già deputato, senatore, vice ministro, segretario del Psi, saggista, autore di una importante biografia di Giacomo Matteotti: Nipote del famoso campione di ciclismo Gastone Nencini

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Senatore Nencini, Il 2023 sono trascorsi 40 anni dal governo Craxi. Che cosa resta di quell’esperienza di governo durato quattro anni?

Resta la formidabile spinta data all’Italia, il suo inserimento definitivo nel complesso delle grandi nazioni. Resta l’esempio di un governo riformista come pochi altri nella storia italiana.

 

 

 

-Spieghiamolo ai giovani che al tempo del governo Craxi non erano neanche nati: in che cosa consisteva la novità del governo Craxi? Quali i suoi punti qualificanti?

Era la prima volta che un socialista guidava il governo, all’inizio addirittura con Pertini presidente della Repubblica. Un duo straordinario. C’erano passione politica e un’interpretazione audace e realistica dell’Italia del tempo, un Paese che si stava modernizzando affidandosi soprattutto alla creatività delle imprese piccole e medie e ad un rinnovato ruolo nella politica estera. Confidare nella capacità dell’industria e scommettere sull’Europa mi pare siano due pilastri di quella politica. La vittoria nel referendum sulla scala mobile, il vero punto di svolta. Raccolse il consenso popolare e di larga parte del mondo sindacale, intellettuale e d’impresa. L’inflazione fu messa sotto controllo e i salari ne uscirono rafforzati.

 

 

 

Della Grande Riforma, che Craxi agitò come bandiera di rinnovamento dello Stato, quali proposte conservano una validità e attualità?  Che cosa andrebbe rilanciato

La Costituzione è da considerarsi intoccabile nella sua prima parte: i valori e i principi di riferimento. Non nell’organizzazione dei poteri dello Stato. Craxi e i socialisti non intendevano modificare i pilastri della Carta, si ponevano il problema di come governare una comunità complessa a fronte dei grandi cambiamenti di fine millennio. Fluidificare il processo decisionale, rendere l’esecutivo più autorevole, non devitalizzate il Parlamento ma evitare che l’esecutivo fosse costantemente prigioniero delle Camere. Del resto, il problema era così evidente che se ne occuperanno più commissioni parlamentari. Senza esito alcuno

Per esempio la battaglia per la delegificazione, la polemica sul Parlamento che perdeva tempo a fare leggi sui molluschi eduli lamellibranchi o sulla eviscerazione degli animali da cortile, invece di far procedere con atti amministrativi? Il Parlamento continua in questo andazzo?

Oggi si governa soprattutto per decreti legge, la funzione legislativa delle Camere è moribonda. Nei mesi di Covid, l’emergenza è stata trattata con atti presi lontano dal Parlamento e con provvedimenti di entità minore ai decreti. Una riforma di fatto ma non di diritto che svilisce il Parlamento e non porta vantaggi alla governabilità.

Il modus operandi del governo Craxi prevedeva riunioni preparatorie, in organismi istituiti ad hoc, come il consiglio di Gabinetto. Un metodo che poi è stato abbandonato. Sarebbe ancora valido?

Assolutamente si. Significa condivisione al più alto livello. La mano destra deve sapere cosa fa la mano sinistra. Sempre.

Con Berlinguer i rapporti furono pessimi. Il segretario del Pci, invece di salutare la novità del primo presidente del Consiglio socialista, lo definì un pericolo per la democrazia. C’erano anche motivi caratteriali nei loro rapporti?

Mah, non ho mai pensato che il carattere sia stato decisivo. La verità è che c’erano, a sinistra, due visioni diverse, conflittuali. Una sinistra riformista riconosciuta a livello internazionale e una sinistra massimalista che dallo statuto non aveva cancellato il riferimento al marxismo-leninismo. La frattura del 1917 e del 1921 mai sanata davvero. L’origine del male è lì. Giorni fa Veltroni ha dichiarato che l’ideologia del PCI era sbagliata, gli ideali no. Finalmente!

 

 

 

Come si potrebbe definire o descrivere lo stile di governo del presidente del Consiglio Craxi

Autorevole senza essere autoritario. Carismatico. Strabico: un occhio al presente, un occhio al futuro.

Qual è la cosa meglio riuscita del governo Craxi?

Più di una: il Decreto sulla scala mobile, Sigonella, la spinta impressa all’Unione Europea, la spallata a un’idea di sinistra antistorica.

E quella non realizzata o rimasta incompiuta perché non ci fu più tempo o perché non era possibile?

L’Italia è un Paese di unità politica e amministrativa recente, con un processo unitario nato contro le grandi masse popolari, cattoliche e operaie e bracciantili. È rimasto, nel fondo, un animo populista che non ha mai considerato il riformismo come la strada maestra. Noi facemmo i nostri errori, ma nulla mi toglie dalla testa che il rallentamento di una politica riformatrice nasca proprio dalla nostra natura di Paese.

 

Mario Nanni – Direttore editoriale

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