Sulla scia di Spinoza e Bacone. “Io sto con la natura”

Quanti equivoci dietro la parola modernità. Dalla genitorialità forzata all’utero in affitto e altre pratiche

Deus sive natura”, Dio o natura. La sostanza unica, infinita ed eterna, che è Dio, coincide, per Spinoza, con la natura naturata o la res extensa del mondo sensibile, la natura, in quanto estensione e creazione di Dio stesso.

Da leggere anche come un monito per il rispetto della natura e di Dio in linea ascendente o discendente.

“Natura enim non nisi parendo vincitur”, ovvero alla natura non si comanda se non obbedendole, sostiene Bacone.

Due mondi filosofici e di pensiero lontani, ma convergenti nella concezione religiosa o laica del rispetto della natura.

La società della quale attualmente facciamo parte ignora il significato non letterale, ma etico degli enunciati, delle sintesi di riflessione filosofica di cui sopra.

La nostra è una società senza Dio, senza dei e priva di riconoscimenti profondi dei bisogni altrui, al di fuori degli stretti, strettissimi desideri e/o necessità del singolo.

Come si può, dunque, pensare di far maturare fino a far interiorizzare il principio etico di identificazione tra l’assoluto della sostanza eterna e il relativo del mondo sensibile quando l’assolutamente valido e unicamente perseguibile è soltanto  il proprio bisogno?

Le necessità fuori di me sono altre, non di interesse personale, e dunque mi sono indifferenti.

Raggiungere velocemente e più o meno facilmente l’obiettivo, quello che riguarda la mia sfera personalissima è ciò che è portatore di valore.

Allora la mercificazione, il processo di reificazione, quando sono coincidenti con la  gratificazione, la realizzazione, l’esaltazione del bello e dell’utile per me, non rappresentano un dis-valore.

Gli ambiti di riflessione si aprono a ventaglio sulle molteplici problematiche della società civile. Quella che mi preoccupa più di ogni altra è la manipolazione della vita.

Vivere secondo natura, rispettandone non più i ritmi, ormai modificati, ma almeno le modalità con cui e per cui si viene al mondo, è obsoleto. Chi prova a ricordare che la vita non è merce e che i figli non sono cose, deve attendersi levate di scudo a favore della modernità. Penso alla vita nata da uteri in affitto, penso all’invenzione della genitorialità a tutti i costi. Penso ai diritti-non diritti  di essere genitori. E mi chiedo: il diritto di chi viene messo al mondo, come fosse una stringente necessità per la falsa realizzazione di coppie etero e/ o omosessuali, chi lo registra?

“Alla natura non si comanda se non obbedendole”. Ebbene, chi obbedisce ormai alla natura, alle leggi di natura? Si ubbidisce, sempre più spesso, con tutte le giustificazioni ingiustificabili del caso, alla “naturale” urgenza di divenire genitori!

I genitori dovrebbero essere coloro che non vivono per sé, ma per il figlio che hanno naturalmente generato. Sono coloro che donano la vita non per auto- consolarsi “dell’esser nati”.

In una parola il genitore, quello vero, è un altruista, per il quale  l’altro è il più prossimo a sé. Le forme di pseudo-genitorialità sono l’opposto di ciò che dovrebbe essere: sono espressioni di egoismi sconfinati nemmeno molto ben mascherati da buone intenzioni.

Si può essere genitori in molte forme, con grandi disponibilità d’animo. Ancora mi chiedo in cosa si differenzi, rispetto ad una adozione, la fecondazione eterologa, o addirittura la mostruosità dell’utero in affitto di donne indigenti che si prestano a questa pratica assurda.

Troppo dolore da un lato, quello di chi osserva impotente perché il mondo “deve andare  avanti”, eccessiva leggerezza quella di chi ossequia le scelte di massa perché il mondo “va ovunque avanti così”.

Non sorge il minimo dubbio sulla giustezza o meno di certe pratiche e di certe scelte. L’onda impetuosa travolge uomini, idee, ma si può  e si deve riflettere contro-corrente, anche contro un paradigma di modernità e di apertura sociale che si “dovrebbe” condividere.

Al di là  della propria formazione laica o religiosa, ai desideri personalistici ed egoistici che, sotto la voce  di “modernità”, molto spesso ripropongono, invece, ingiustizie e sfruttamenti di ordine etico e morale, si dovrebbero porre degli argini ben strutturati, ma la società  contemporanea costruisce ponti dove non si dovrebbe e non erige argini dove si dovrebbe.

 

Rita Rucco – Docente Scuole superiori. Direttrice della Collana Pluriverso femminile della Casa editrice Milella

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