Riforma agraria, quel modello di sviluppo che cambiò l’Italia

La riforma, frutto della linea De Gasperi–Segni, che cambiò il volto all’agricoltura italiana rivista in un libro e in un cortometraggio d’epoca partendo da due Comuni dell’Alto Lazio, Pescia Romana e Montalto di Castro

Dalla redazione

Fu una riforma storica, che creò, in una Italia uscita dalla guerra e in un clima internazionale da guerra fredda,  scontri politici e visioni contrapposte di modelli di sviluppo dell’agricoltura italiana. Portata avanti tenacemente dalla Dc, suscitò fiere opposizioni da parte della sinistra unita che aveva perso le elezioni politiche del 1948.

Quella riforma è stata ricordata durante un pomeriggio di cultura  nel Teatro “Lea Padovani” attraverso immagini del libro di Daniele Mattei, in collaborazione con Emanuele Eutizi e Carlo Alberto Falzetti, e un cortometraggio d’epoca. Tante storie e testimonianze che hanno restituito l’atmosfera e lo spirito dei quegli anni della Ricostruzione del secondo Dopoguerra.

La  riforma agraria prese l’avvio dalle devastazioni della guerra, trasformò il paesaggio, l’economia, lo sviluppo e la politica del Comune – ha scritto il sindaco Sergio Caci – ma anche di vaste zone d’Italia:  800 mila ettari di cui 220 mila in Maremma.

È stata una sfida vinta, fatta di sacrifici, di determinazione, di quanti hanno creduto nello sviluppo della agricoltura. Oggi con le specializzazioni produttive se ne avverte ancora di più il significato.

In un tempo in cui si tende con facilità  a rimuovere il passato, rinverdire la memoria di ciò che il Paese è stato e ha vissuto, non è retorica, perché senza la preistoria non si costruisce la storia.

Negli scatti, nelle inquadrature, nei “colpi di obiettivo” si colgono i momenti più significativi della Storia, i criteri di priorità nelle assegnazioni, i sorteggi, come le firme, le consegne di contratti ai neo assegnatari, i futuri proprietari di terra e podere, gli animali, le radio, le biciclette, e sull’onda del successo di Mike Bongiorno, i quiz dell’assegnatario, la vita di comunità civile e religiosa. Naturalmente non può essere sottaciuto anche il clima di scontento strumentalizzato e amplificato dalla sinistra.

Nel borgo di servizi di Pescia Romana comprendente scuola, chiesa, circolo ricreativo, spacci (la prima pietra fu posta il 15 maggio 1958 dai ministri Andreotti e Colombo ndr) tutto era in linea con quanto veniva realizzato analogamente a Borgo Carige e a quanto sosteneva Giorgio La Pira che l’aveva fortemente voluto nella vicina Grosseto a Rispescia e a Castiglione della Pescaia: una comunità viva nella libertà. I pionieri, come nella Conquista del West, erano ancora senza acqua ed energia; verranno, poi, i pozzi, poi le riforme a corredo, con le bonifiche, gli acquedotti, le scuole, le strade e la elettrificazione, le infrastrutture civili con cantine, oleifici, caseifici, centrali ortofrutticole, officine macchine agricole.

Sulla riforma c’era una contrapposizione culturale tra democristiani e socialcomunisti.                                                                                           I primi volevano una classe di proprietari coltivatori diretti e futuri imprenditori, la sinistra voleva realizzare il modello sovietico dei kolchoz espressione della proprietà agricola collettiva. Da una parte la persona e le sue libertà, dall’altro lo Stato e la sua invadente oppressione. La diversità emergeva a livello locale nella competizione elettorale con la lista “Vanga e Stella” contrapposta a quella “polli e poderi” .

Nella impostazione della Riforma vinse la linea De Gasperi- Segni. Li, in dieci anni dal 1951 al 1961 la popolazione quasi raddoppiò! Un poderoso indicatore di sviluppo economico. Certo non tutto ha potuto trovare spazio nel libro, soprattutto il contesto nazionale. E qui subentrano le valutazioni dell’ osservatore.

Per esempio la corrispondenza tra il Mmnistro della Agricoltura Segni e De Gasperi è utile per comprendere i criteri della riforma, per evitare errori, così come i richiami alla migrazione interna per superare i divari i divari demografici, anche nelle competenze professionali, e alle scorte di grano e olio!

Così come non si può non evidenziare il quadro delle distruzioni della guerra che avevano portato in agricoltura ad un – 60 per cento sul prebellico. Questi erano i dati drammatici del nostro Paese:

  • 135 milioni tra viti olivi e frutteti
  • 67 milioni di pascoli
  • 800 mila macchine agricole
  • 600 mila bovini
  • 389 mila suini
  • 142 mila equini
  • Un milione ovino caprini

 

Cosi come non può non essere ricordato il peso rilevante del Piano Marshall (erp) che gli autori hanno richiamato ma non evidenziato come sperato, perché gli Aiuti vengono prima della Riforma e della sua compiuta realizzazione.

Si perfezionarono infatti accordi con gli Usa per indirizzare il comparto verso una agricoltura più redditizia con utilizzo di fosfati e nitrati, agevolazioni ai combustibili, abolizione di soprattasse sui fertilizzanti, i crediti agricoli, gli aumenti delle superfici e l’ Expo verso la Germania occupata e la formazione professionale. Furono fornite 2000 tons di grano ibrido per la semina e per aumentare la resa per ettaro.

Su 38 milioni di ettari coltivabili solo 21 erano in pianura, mentre 37 erano in montagna e 42 in collina.

Erano 10 milioni di ettari da bonificare in tutto il Paese.

  1. McClelland, capo divisione agricoltura del piano Erp, monitorava lo stato di avanzamento del programma e constatò come c’erano “Contadini che strappano la sussistenza sui terreni rocciosi e chilometri senza contadini”. Questo era lo scenario che aveva di fronte.

Un quarto degli aiuti Erp andó alla agricoltura. Fondamentale fu poi il ruolo dei consorzi agrari nella gestione dei fertilizzanti per determinare riduzioni di prezzo così come nella meccanizzazione attraverso la diffusione dei trattori.

Nel 1956, quando la riforma era ormai a regime si registrarono 102 mila assegnatari non lontano dall’ obiettivo di 140 mila in sostituzione 3 mila proprietari ex latifondisti agrari! Questa è la risposta a chi sostiene che vi furono cedimenti nella Riforma!

Interventi aggiuntivi si ebbero con lo strumento della Cassa per la piccola proprietà contadina. Ulteriore passi furono fatti con la creazione degli enti di sviluppo con la sapiente azione di Tommaso Morlino come capo del legislativo del Ministro dell’agricoltura Colombo.

I risultati furono visibili. La resa per ettaro passava da 14,8 al 19,6; nel 1955 i trattori si erano triplicati.

Quando scorrevano le immagini qualcuno si è ritrovato con nostalgia. Quando apparivano quelle di De Gasperi, Segni, Medici, Fanfani una signora ha energicamente interrotto il conduttore per ricordare con forza, orgoglio e apprezzamento che Fanfani veniva spesso a Pescia a vedere le realizzazioni!

Il migliore riconoscimento di una testimone del tempo.

Non è stato un Amarcord felliniano, ma un immergersi nel neorealismo alla De Sica, dove tante storie raccontate con i fotogrammi fanno una grande storia del progresso e delle conquiste del Paese.

 

Maurizio Eufemi  – Già senatore nella XIV e XV legislatura

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