“La scomparsa dello Spirito” in Occidente

Un saggio che può essere illuminante per alcune questioni di bioetica

Cultura

Per la maggior parte degli studiosi il Concilio ecumenico tenutosi nella città francese di Vienne fra il 1311 e il 1312 è legato alla soppressione dell’ordine dei Templari, decisa più per le pesanti pressioni di Filippo il Bello che per intima convinzione di papa Clemente V. Le leggende, ora auree, ora sulfuree, legate all’ordine monastico fondato da san Bernardo di Chiaravalle hanno finito per far passare in secondo piano altre questioni intorno a cui si arrovellarono i padri conciliari.

Una di esse è il definitivo abbandono della concezione tripartita dell’uomo in corpo, anima e spirito teorizzata inizialmente da San Paolo e avallata dai primi padri della Chiesa, a favore di una bipartizione in corpo e anima. Tale tendenza, già manifestatasi negli ultimi scritti di Agostino d’Ippona, aveva avuto una precedente espressione nel Concilio tenutosi a Costantinopoli nell’869. Solo a Vienne però conobbe un’esplicitazione dogmatica, portando nell’antropologia cattolica alla “scomparsa dello Spirito” come componente separata dalla semplice anima. E proprio alla “scomparsa dello Spirito in Occidente” è dedicato il saggio pubblicato da Raffaele Ciambrone, docente di Pedagogia generale e sociale e Didattica generale presso l’Università di Pisa, dopo una lunga carriera come dirigente del ministero dell’Istruzione*.

L’autore ricostruisce, sulla base di una ricchissima documentazione e di una densa appendice documentaria, l’evoluzione (o, a seconda dei punti di vista, l’involuzione) del dibattito teologico a proposito dell’anima umana. Un dibattito su cui influirono l’intimo convincimento degli studiosi, ma anche fattori contingenti, come la preoccupazione di prendere le distanze da movimenti considerati ai margini dell’eresia. Sui lavori del Concilio di Costantinopoli gravò probabilmente la preoccupazione di prendere le distanze dalle dottrine manichee. Il Concilio di Vienne a sua volta si svolse in un periodo di dispute teologiche all’interno degli ordini degli Spirituali e dei Minori, anche sotto l’influenza delle teorie di Gioacchino da Fiore, “il calavrese abate Gioacchino di spirito profetico dotato” che Dante ricorda nel XII canto del Paradiso. Però l’influenza della visione tripartita dell’uomo continuò a influenzare i teologi cattolici e secondo Ciambrone la messa all’indice di alcune opere di Antonio Rosmini non sarebbe stata legata solo all’ostilità dei Gesuiti “austriacanti” per le sue posizioni filo-risorgimentali, ma anche alla sua concezione dell’anima.

Negli ultimi decenni, però, l’atteggiamento dei vertici ecclesiastici nei confronti della questione è andato mutando. Lo dimostra fra l’altro la riabilitazione nel 2001 del teologo Rosmini da parte della Congregazione per la dottrina della fede presieduta dall’allora cardinal Ratzinger, che, divenuto papa, nell’omelia del 26 novembre 2005 avrebbe parlato dell’intera persona umana “quale unità articolata di dimensione somatica, psichica e spirituale”. E anche tale riconoscimento induce l’autore a intitolare “Scomparsa e rinascita dello Spirito” l’ultimo capitolo del libro.

A tutta prima, il saggio di Ciambrone può sembrare un’elegante e coraggiosa cavalcata attraverso quasi due millenni di antropologia cattolica, priva però di un interesse attuale. E invece non è così.

La “rinascita dello Spirito” nella teologia potrebbe comportare fra l’altro serie conseguenze nella sfera della bioetica, soprattutto in materia di trapianti. A questo proposito alla conclusione del suo saggio Ciambrone cita alcuni brani significativi del discorso tenuto il 29 agosto 2000 da Giovanni Paolo II al Congresso internazionale della Transplantation Society. Papa Wojtyla ricordava ai partecipanti che “in forza della sua unione sostanziale con un’anima spirituale il corpo umano non può essere considerato solo come un complesso di tessuti, organi e funzioni (…) ma è parte costitutiva della persona, che attraverso di essa si manifesta e si esprime”, nell’ambito di “una concezione unitaria della persona secondo la prospettiva cristiana”. Di conseguenza “esiste una sola ‘morte della persona’, consistente nella totale disintegrazione di quel complesso unitario ed integrato che la persona in se stessa è”.

Da Costantinopoli a Vienne, da Rosmini a papa Ratzinger, il cammino è lungo, ma il saggio di Ciambrone presenta un indubbio merito: ricordarci che l’uomo non è un semplice essere animato, ma un’entelechia di corpo e di spirito, e gli organi del suo corpo non sono semplici pezzi di ricambio.

Raffaele Ciambrone, La scomparsa dello Spirito in Occidente. I Concili Ecumenici di Vienne e di Costantinopoli IV e la dottrina della Chiesa cattolica sull’anima umana, Edizioni Ets, Pisa 2023, pp. 254, Euro 24.

 

Enrico NistriSaggista

 

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