Croce Rossa: Nell’Est Europa tanti no vax. E crescono morbillo, HiV e tubercolosi

 Migranti in Bielorussia, il 40% dei nuovi arrivi sono donne, bambini e con disabili

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In Bielorussia, al confine con l’Unione Europea, secondo il governo polacco circa 5.000 migranti sono pronti a varcare la frontiera. L’emergenza dei flussi migratori aumenta nel periodo peggiore, quello delle prime nevicate e del grande freddo. Flavio Ciriaci, delegato internazionale della Croce Rossa Italiana per l’Europa, spiega qual è la situazione alla frontiera.

Qual è l’intervento che la Croce Rossa sta mettendo in campo?

La Croce Rossa è intervenuta a supporto dei migranti sin dall’inizio di questo nuovo flusso migratorio nell’est Europa, incominciato nella tarda primavera di quest’anno ai confini tra Bielorussia e Lituania, molto prima della recente e drammatica escalation verificatasi alla frontiera polacca-bielorussa di Kuznica Bruzgi, poco meno di un mese fa. Un intervento che dura da mesi e che tutt’oggi vede come protagonisti i volontari della Croce Rossa di Lituania, Polonia e Bielorussia, i quali sono impegnati senza sosta ad assistere i migranti dentro e fuori i centri di accoglienza.

Come si svolge quest’azione umanitaria?

Si svolge su due livelli: sul campo, salvando vite e rispondendo ai bisogni umanitari più urgenti, e a livello diplomatico, promuovendo l’accesso ai servizi umanitari per i migranti e sostenendo l’inderogabilità dell’intervento umanitario, nel pieno rispetto dei principi fondamentali del nostro Movimento di Croce Rossa e Mezzaluna rossa, quali l’umanità e la neutralità, che ci richiamano sempre al dovere di portare soccorso a tutti coloro in bisogno senza discriminazione alcuna e senza prendere parte nelle controversie politiche.

Alcune Ong hanno riscontrato difficoltà a operare al confine con la Bielorussia. Voi?

La protezione e l’accesso delle organizzazioni umanitarie per ridurre le sofferenze e i bisogni delle persone in condizioni di vulnerabilità è un tema centrale della politica internazionale, non solo nello scenario migratorio ai confini della Bielorussia, ma anche nelle altre crisi umanitarie o conflitti militari presenti in tutto il mondo. Ancora oggi capita infatti troppe volte che personale sanitario e umanitario non è messo nelle condizioni di poter svolgere il proprio mandato, aggravando ancora di più le condizioni di vita dei più fragili. Per quanto riguarda il fenomeno migratorio sopra citato, la Croce Rossa ha avuto una posizione sin da subito centrale nella risposta all’emergenza in Polonia, Lituania e Bielorussia. Qui la Croce Rossa nazionale è l’unica organizzazione locale autorizzata a fornire supporto ai migranti al confine. Maggiori difficoltà di accesso si registrano in particolare alle aree di confine in Polonia e Lituania, dove si sta cercando di interloquire con le autorità nazionali per garantire maggiore spazio d’intervento per supportare i migranti in transito.

In che condizioni sono i migranti? Sono al riparo dal gelo? Quali storie avete raccolto?

Si stima che circa 20.000 persone sin dall’inizio di questa emergenza siano rimaste coinvolte e abbiano avuto o avranno bisogno di assistenza umanitaria. Solamente in Lituania circa il 40% dei nuovi arrivi sono donne, bambini, minori non accompagnati e persone con disabilità. Questo significa che ci sono gruppi vulnerabili che hanno maggiore bisogno di aiuto e forme più mirate di assistenza umanitaria. Al momento la maggior parte dei migranti sono presenti nelle diverse strutture di accoglienza predisposte dalle rispettive autorità nazionali, ma ci sono ancora migranti nelle aree di confine che vivono in condizioni di estrema precarietà e bisogno. L’operato dei volontari di Croce Rossa è fondamentale e sono gli stessi migranti che hanno avuto modo di esprimere il proprio riconoscimento in più occasioni, come hanno fatto i bambini assistiti dalla Croce Rossa Bielorussia e ospitati nel centro logistico della regione di Grodno, regalando e dedicando disegni come gesto di ringraziamento.

Oltre all’assistenza sul posto e alle prime cure, quali altri tipi di servizi offrite alla popolazione migrante?

Oltre alla necessità di rispondere ai bisogni umanitari più urgenti, come predisporre alloggi e distribuire viveri e beni di prima necessità, vi sono anche ulteriori necessità a livello sanitario e socio-legale. A tal proposito, gli interventi della Croce Rossa sono molteplici e vanno dall’erogazione dei servizi sanitari di primo soccorso alle attività di sensibilizzazione sulle misure di prevenzione per contrastare la diffusione della pandemia di covid-19, passando per le attività di assistenza legale e ricongiungimento familiare o infine quelle di supporto psico-sociale.

Qual è il campo di interventi di maggior rilievo?

E’ quello della tutela della salute fisica e mentale dei migranti. Questo è un settore che ha visto in particolare il coinvolgimento di Croce Rossa Italiana, da anni impegnata a supporto delle comunità locali più vulnerabili in Bielorussia e in Lituania con programmi di inclusione e tutela della salute pubblica. Una delle azioni della CRI che sono poi state anche incluse nell’intervento umanitario più ampio a favore dei migranti in Bielorussia è stata in precedenza la formazione e la costituzione di un corpo di volontari- clown dottori, che supportano con la terapia del sorriso i trattamenti medico-ospedalieri negli ospedali bielorussi. Proprio in questi giorni, i volontari neoformati stanno svolgendo servizio anche tra i bambini migranti presenti al confine con la Polonia, offrendogli la possibilità di svagarsi e di ridurre le conseguenze degli effetti negativi a livello psicologico legati alla difficile e precaria situazione che stanno vivendo.

Come si sta muovendo la FICR (Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa) per evitare l’emergenza migratoria?

La FICR sta supportando le diverse consorelle di Croce Rossa Nazionale sin dall’inizio dell’emergenza, offrendo supporto tecnico e finanziario. Da pochi giorni  la FICR ha  anche lanciato un appello internazionale multi-paese (link: https://adore.ifrc.org/Download.aspx?FileId=467565)  per poter raccogliere fondi da dentro e fuori il movimento di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, con l’obiettivo di supportare l’operato delle rispettive consorelle coinvolte di Lituania, Polonia e Bielorussia. Con le risorse raccolte, si rafforzeranno le attività umanitarie sul campo nel breve e medio-lungo periodo raggiungendo direttamente i migranti ed eventualmente rispondendo a nuovi bisogni anche nei prossimi mesi, qualora l’emergenza perdurasse. Inoltre, come detto, la FICR continua anche a lavorare sul fronte diplomatico. Ed è infatti di pochi giorni fa la visita del suo Presidente, Francesco Rocca (allo stesso tempo Presidente della CRI), sia a Minsk che a Mosca per incontrare le autorità nazionali con l’obiettivo di assicurare maggiore accesso e assistenza umanitaria ai migranti nelle aree di confine.

Oggi si guarda con massima attenzione all’emergenza in Bielorussia. Verso la Russia, invece, ci sono flussi migratori rilevanti?

Il fenomeno migratorio è globale e non tocca solamente paesi ricchi o più sviluppati nell’Europa occidentale, in quanto  ci sono altri flussi migratori che sono meno visibili ma sono costanti e anche più duraturi di quelli a cui assistiamo in Europa in questi tempi più recenti. Il fenomeno migratorio verso la Russia parte da lontano, dalla caduta dell’Unione Sovietica all’inizio degli anni ‘90, che ha fatto della Russia uno dei paesi principali di arrivo per milioni di migranti per lo più economici.

E poi?

Dal 1992 ad oggi la Russia ha accolto più di 11 milioni, la maggior parte dei quali dai paesi CIS (ex repubbliche sovietiche).  Un fenomeno migratorio di natura diversa, che però anche qui ha visto necessario l’intervento della Croce Rossa, in questo caso di quella Russa, la quale da anni supporta migliaia di migranti ad accedere ai servizi di base e a promuovere la loro inclusione. Un programma anche questo supportato da tempo dalla Croce Rossa Italiana che appunto aiuta l’operato dei volontari russi nell’implementazione delle attività a diretto contatto con i migranti,  condividendo con loro le proprie buone pratiche ed esperienze nel settore della migrazione.

La Croce Rossa si è contraddistinta per l’impegno a fronteggiare il Covid. Quali sono i problemi maggiori che avete riscontrato nell’Europa dell’Est? Oltre alla pandemia, ci sono altri problemi sanitari che possono preoccupare?

Come in Italia con la Croce Rossa Italia, anche all’estero e nell’est Europa le diverse consorelle, in qualità di forze ausiliari hanno dato un contributo fondamentale ai propri rispettivi Stati Nazionali, sia a livello di prevenzione e risposta al covid-19 che nella gestione delle rispettive campagne vaccinali. Tuttavia, in molti paesi dell’Est Europa, anche quelli membri dell’Unione Europea, quali Bulgaria e Romania, si è registrato anzitempo una nuova e rapida crescita dei casi di covid-19, potenzialmente ricollegabile in parte alla titubanza di una porzione dell’opinione pubblica a sottoporsi al vaccino e dall’altra alla minore accessibilità al vaccino stesso soprattutto agli inizi della campagna vaccinale e in particolare nelle aree più remote.

Qual è allora l’impegno diretto su questo specifico fronte?

Le diverse Croce Rosse sono tutt’oggi impegnate fortemente sul tema della sensibilizzazione pubblica e  sull’importanza dell’immunizzazione di massa e della prevenzione nei confronti non solo del covid-19 ma anche di altre malattie trasmissibili, quali per esempio il morbillo, HiV e la tubercolosi,  delle quali oggi purtroppo nell’ultimo periodo si sta osservando una recrudescenza, anche a causa della minore accessibilità alle strutture sanitarie e attenzione pubblica sulla prevenzione. La CRI, in tale settore avvierà nei primi mesi del nuovo anno un programma nazionale in Ucraina con la Croce Rossa Ucraina proprio per rafforzare il tema della prevenzione e supportare a livello locale per mezzo dei team mobili di volontari di croce rossa le campagne di immunizzazione e di tutela della salute pubblica.

 

*giornalista

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