Clementina’s Version. “Che lavoro fate?” Fenomenologia di una domanda d’oggi

Quante volte vi è capitato di chiedere ai vostri genitori se sapessero che lavoro fate e la risposta è stata: “lavori con il computer, ma non so bene cosa fai” oppure “ma perché non ti trovi un lavoro serio? Tra poco esce un concorso”, a me è successo, e pure tante volte! Quante volte anche avete chiesto a qualche commerciante o imprenditore, chi gestisse i propri canali social, sito internet o la propria grafica, vi ha risposto: “No, me lo fa mio cugino, quello è bravo sta tutto il tempo con il telefono in mano”.

In seguito alla pandemia, la presenza di imprese, aziende (piccole e medie) e imprenditori è cresciuta in maniera esponenziale e probabilmente è chiaro a tutti coloro che utilizzano i social come scrivere un post, pubblicare un’immagine, inserire hashtag generici o pubblicare un video delle vacanze estive, ma il lavoro di chi gestisce dei profili aziendali è molto più complesso.

Chi gestisce i canali di un’azienda, non fa ciò che vi ho elencato prima, ma imposta la presenza dell’azienda sul web, ne cura l’immagine, si occupa delle campagne pubblicitarie dalla a alla z, ne scrive i contenuti e a propria disposizione hanno tools che aiutano ad analizzare i risultati delle campagne.

Tutto ciò è preceduto da briefing lunghi e impegnativi dove chiunque sia impegnato in quel progetto mette in moto le proprie competenze e la propria creatività per far di sì che quell’azienda o cliente guardando l’operato ne rimanga totalmente soddisfatto.

Se qualcuno si stesse chiedendo, però, perché pubblicizzare la propria attività sui social network, se posso creare dei cartelloni pubblicitari con un claim d’effetto e su scritti i propri riferimenti e il sito web (assolutamente trascurato), ve lo dico io.

Durante la pandemia, come vi dicevo, la presenza sui social è aumentata molto e molte aziende, grazie ad uno studio accurato e a delle strategie mirate, hanno fatto crescere il proprio fatturato.

Sicuramente uno dei case study più significativi che mi vengono in mente è il caso: “Amabile Jewels”.

La sua fondatrice Martina Strazzer, atterra su Tik Tok, raccontando le sue giornate e facendo vedere ai suoi follower cosa indossasse e raccontando aneddoti che inducevano il pubblico ad interessarsi e ad interagire con lei e ogni giorno consolidava il suo pubblico rendendoli partecipi di piccole decisioni, rendendo il suo pubblico solido e vasto.

Martina, che ancora oggi invade i “per te” di Tik tok, presenta al suo pubblico Amabile Jewels, il suo brand di gioielli interamente progettato da lei. Il legame tra la creator e il suo pubblico fa sì che quest’ultimo fosse così legato a lei da volerla supportare nel suo progetto, così da generare la domanda.

La creator, che ormai vanta più di un milione di follower sui vari profili social, nonostante il suo consolidato legame con il suo pubblico, affida a un team esperto, composto da social media manager, graphic designer e altre figure, la comunicazione del suo brand, che con una studiata strategia, diventa il principale ambassador di Amabile. Le sue dipendenti, attraverso lo storytelling, rendono partecipe il pubblico agli avvenimenti quotidiani in ufficio che riguardano la vita aziendale.

Per citare invece una grande azienda, Nespresso mi sembra il miglior soggetto. L’azienda conosciuta a tutti come leader mondiale per la produzione e la vendita di caffè e accessori, decide di cambiare il proprio posizionamento sul mercato e diventare un brand esclusivo, pubblicizzando il proprio prodotto come una vera e propria esperienza.

Nespresso decide di puntare ad un target esclusivo e far percepire il proprio caffè come
un bene di lusso. Figura di punta nel progetto di retargeting del brand, Nespresso inizia la sua collaborazione con Chiara Ferragni, volto di note case di moda e aziende di lusso di tutto il mondo, con cui crea una capsule collection che va sold out in tempi record.

È certo che ancora per molti affidare la gestione dei propri canali a dei professionisti sia troppo caro e che il “dipendente che sta tanto al telefono” sia una delle soluzioni più economiche e veloci. Il messaggio che chi lavora nel digitale vuole far comprendere è che affidarsi a dei professionisti è più che una spesa, un investimento mirato al guadagno e alla notorietà dell’azienda.

In conclusione, volete sapere cosa rispondere a chi vi chiede che lavoro fate? Non lo so, non ne ho idea. (Sicuramente non “pubblico video con delle musichette carine”). Ma se trovate qualche risposta efficace, scrivetemelo in DM.

 

Clementina Gallo – Social media manager

L’odissea dei padri separati e dei figli e dei diritti negati, sentiamo l’altra campana

Caro direttore, intervengo sul tema trattato giorni fa da Beemagazine, coppie che si separano e figli senza diritti, spesso inascoltati. Read more

Prof. Luigi Sergio Germani: Il mondo dell’intelligence? Non è come ce lo mostra il cinema 

Professor Germani, il mondo dell’intelligence, dei servizi segreti resta per i più un pianeta sconosciuto e misterioso. Influisce sulla modalità Read more

Partecipazione, cittadinanza e l’essenza della democrazia. Un saggio di Giovanni Moro

Da anni, Giovanni Moro, Docente all’Università di Roma La Sapienza, studia i temi della cittadinanza attiva e della partecipazione, che Read more

L’odissea dei padri separati. Intervista a Giorgio Ceccarelli

Nel recente cinquantesimo del referendum sul divorzio, abbiamo intervistato il dott. Giorgio Ceccarelli, presidente della Associazione Figli Negati, fondata nel Read more

Articolo successivo
In aumento le terapie avanzate, incontro in Parlamento per fare il punto. E per mettere in chiaro il piano d’azione e disporre un quadro normativo
Articolo precedente
Alluvione Emilia-Romagna, Pnrr, energia, nucleare: parla il ministro Pichetto Fratin

Menu