Una NATO senza USA? Non corriamo. Il punto di Tricarico

Secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal, l’Europa starebbe pensando a una NATO senza USA. Ne abbiamo parlato con il generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, che ci ha spiegato che le cose non stanno proprio così – ma che il continente deve cominciare, senza ulteriori indugi, a fare di più per la propria difesa

In questi giorni il Wall Street Journal ha rivelato l’esistenza di un piano informale, in gestazione tra diversi governi europei, per rafforzare il pilastro continentale dell’Alleanza Atlantica nell’eventualità di un ridimensionamento del ruolo statunitense. Non si tratterebbe di sostituire la NATO, ma di trasferire progressivamente agli europei funzioni oggi largamente dipendenti da Washington: comando, logistica, intelligence. Sullo sfondo pesano le pressioni di Donald Trump sul burden sharing, le tensioni con gli alleati e la guerra con l’Iran, che hanno riaperto il dibattito sulla tenuta del legame transatlantico.

“È una valutazione grossolana”, spiega a Beemagazine il generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, “che probabilmente rientra nel quadro scomposto degli accadimenti di questi giorni e di questi mesi”. Ma subito aggiunge: “Questo non ci deve fare scartare l’ipotesi di un progressivo disimpegno degli Stati Uniti, che comunque ci sarà, Trump o non Trump, nel tempo – non si sa con quale rapidità, non si sa in quali forme, ma comunque ci sarà”. La ragione è strutturale, non congiunturale: gli interessi vitali americani stanno migrando verso altre aree geografiche, e l’Europa farebbe bene a prenderne atto.

Per il generale, dunque, i nervi vanno tenuti saldi di fronte alle “sparate e alle uscite vuote di senno”, ma esse devono funzionare da stimolo. “Avremmo dovuto farlo da tempo”, dice Tricarico riferendosi alla necessità di prendere in mano il proprio destino difensivo. “Dobbiamo farlo ora e, a maggior ragione, dobbiamo farlo giorno dopo giorno, in maniera sempre più determinata e convinta”.

La realtà dei numeri

Prima di parlare di scenari, Tricarico fotografa la situazione attuale: “Dovessimo contemplare una fuoriuscita da un giorno all’altro degli Stati Uniti”, avverte, “non riusciremmo a esprimere uno strumento militare unico né tantomeno a utilizzarlo”. Il problema non è solo quantitativo: ci sono funzioni abilitanti – comando e controllo, intelligence – che sono “prossime a zero o comunque molto carenti”. L’Europa non ha soltanto una macchina imperfetta, in certi settori non ha nemmeno la macchina. Il riequilibrio è necessario e possibile, ma richiede metodo e gradualità.

Il percorso

Il primo passo, secondo Tricarico, è assegnare un “doppio berretto” ai reparti già oggi assegnati alla NATO. Queste unità – che hanno già standard capacitivi verificati e collaudati – potrebbero essere rese disponibili per un futuro comando europeo, ancora da costruire ma già da progettare.

Il secondo passo riguarda le capacità criticamente assenti. Comando e controllo e intelligence sono, nelle parole del generale, i fattori il cui valore attuale è “zero virgola”: finché non vengono costruiti, il resto dell’edificio non regge. Sono anche le più impegnative da sviluppare, perché richiedono tempo per “messe in piedi quasi ex novo”.

Il terzo passaggio riguarda ciò che già esiste e che può essere etichettato da subito come europeo con aggiustamenti relativamente contenuti. Tricarico cita la formazione e l’addestramento. Per esempio, esiste già un consesso europeo che mette a fattore comune le accademie aeronautiche, con la prosecuzione per il volo effettuata dal reparto italiano in Sardegna e con il reparto in via di costituzione per il combattimento sull’F-35. “Si tratta di completare questo percorso, di renderlo capacitivamente dimensionato sull’Europa e di etichettarlo come europeo”. Analogo discorso vale per il trasporto strategico e tattico, dove esiste già un organismo europeo da completare e ridimensionare sulle esigenze continentali.

La dimensione etica

Capacità e risorse, tuttavia, non sono tutto. Per Tricarico un elemento fondamentale e dirimente per la sicurezza del Vecchio continente è la dimensione etica della difesa europea. “Di questo si è proprio smarrito il senso”, osserva il generale, “non certo nella NATO, ma in tutti i conflitti aperti che ci sono al mondo”. Costruire una difesa europea significa anche trasferire e rafforzare quella dimensione etica che dovrebbe distinguere l’uso della forza da parte delle democrazie occidentali.

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