Fincantieri punta all’underwater. I risultati del primo trimestre 2026

Il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero chiude il primo trimestre con un carico di lavoro record di 74,2 miliardi di euro e rivede al rialzo la guidance per l’intero esercizio. Mentre la marginalità migliora e la posizione finanziaria si consolida, l’amministratore delegato annuncia possibili acquisizioni nel segmento subacqueo
Fincantieri

Settantaquattro miliardi di euro di lavoro, consegne garantite fino al 2039, una Guidance alzata prima ancora che l’anno entri nel vivo. Il primo trimestre di Fincantieri restituisce i numeri di un gruppo che segue un progetto industriale di lungo respiro pienamente in fase di maturazione.

Il punto di partenza è il carico di lavoro complessivo, voce che aggrega backlog consolidato e lettere di intento. A fine marzo la cifra tocca i 74,2 miliardi di euro (mai così alta nella storia del gruppo) con una progressione del 17,4% rispetto ai 63,2 miliardi di dicembre 2025. Solo il portafoglio ordini in senso stretto vale 42,7 miliardi, il 3,9% in più rispetto a tre mesi prima. Significa che gli stabilimenti Fincantieri hanno lavoro certo fino alla fine del decennio prossimo. Nei soli primi tre mesi dell’anno, il gruppo ha acquisito contratti per 3,4 miliardi, portando il totale già al di sopra dell’obiettivo annuale da undici miliardi fissato nel Piano industriale 2026-2030. Un target bruciato in un quarto del tempo disponibile.

I ricavi del trimestre si fermano a 2,135 miliardi, contro i 2,376 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il confronto, però, va letto con attenzione: dodici mesi fa il primo trimestre era stato gonfiato da una componente straordinaria, ovvero l’ordine per due unità PPA/MPCS destinate alla Marina indonesiana, contabilizzato integralmente in apertura d’anno. Espunta quella distorsione, la traiettoria sottostante racconta una storia ben diversa. La redditività avanza: l’Ebitda sale a 159 milioni dai 154 milioni dell’anno precedente, e il margine corrispondente cresce dal 6,5% al 7,4%, guadagnando quasi un punto percentuale. Il miglioramento non è localizzato in un singolo comparto ma è distribuito sull’intera struttura operativa del gruppo.

Anche la finanza è in ordine. La posizione finanziaria netta adjusted passa da 1,311 miliardi di debito di fine 2025 a 771 milioni, con un rapporto PFN/Ebitda che scende da 1,9 a 1,1 volte. Una parte del merito va all’aumento di capitale da cinquecento milioni completato a febbraio, ma anche al contributo della generazione di cassa operativa: al netto della ricapitalizzazione, il debito si collocherebbe comunque a 1,24 miliardi, entro i parametri della Guidance annuale fissata a 2,0 volte. Nel trimestre sono state consegnate cinque navi da altrettanti cantieri, e il portafoglio attivo conta 94 unità in costruzione.

L’amministratore delegato Pierroberto Folgiero ha segnalato che nei prossimi mesi il gruppo conta di chiudere contratti in ambito difesa per circa cinque miliardi di euro. La difesa navale soprattutto, secondo Folgiero, è un’area di sviluppo strutturale, destinata a crescere indipendentemente dall’evoluzione degli scenari bellici. Fincantieri non si considera un beneficiario temporaneo dell’instabilità geopolitica, ma un attore industriale che presidia un segmento in espansione per ragioni profonde e durature. A questo si aggiunge l’apertura esplicita alle acquisizioni nel comparto della subacquea non convenzionale. Un dominio tecnologico in rapida ascesa nell’agenda della difesa europea e atlantica.

Le previsioni sull’intero esercizio riflettono questo scenario. I ricavi 2026 sono ora attesi tra 9,3 e 9,4 miliardi. La forchetta precedente si fermava a 9,2-9,3 miliardi. L’Ebitda è stimato tra 700 e 710 milioni, il margine al 7,5%, l’utile netto tra 140 e 180 milioni. Un intervallo preciso che segnala fiducia nella prevedibilità dei risultati. Sul fronte costi, Folgiero ha segnalato l’assenza di pressioni significative a breve termine: le coperture su acciaio e carburante sono efficaci, e la supply chain non presenta colli di bottiglia rilevanti.

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