Il nuovo Piano industriale 2026-2030 di Fincantieri segna una nuova direzione netta per l’azienda, con la difesa che non è più una componente tra le altre, ma diventa il perno attorno a cui riorganizzare produzione, investimenti e geografia industriale. Una scelta strategica che segna con decisione il nuovo indirizzo del gruppo triestino. L’amministratore delegato Pierroberto Folgiero lo ha detto con chiarezza presentando il piano al mercato: la difesa sarà centrale. Il cuore del piano è la riorganizzazione industriale in funzione della difesa. La scelta ha anche una valenza geopolitica: in un’Europa che accelera sul riarmo e sulla difesa comune, l’Italia si candida a rafforzare la propria autonomia industriale nel dominio navale, tradizionalmente uno dei pochi in cui può giocare un ruolo di primo piano.
Difesa come politica industriale
Il nuovo piano di Fincantieri è un atto di politica industriale. Spostare il baricentro verso la difesa significa intercettare la domanda pubblica in crescita, ma anche posizionarsi nel cuore delle filiere strategiche europee e atlantiche. La cantieristica militare, il dominio subacqueo, il nucleare di nuova generazione: sono tutti tasselli di un mosaico che parla di sovranità tecnologica. In questo senso, il piano 2026-2030 rappresenta un cambio di paradigma. Fincantieri punta a governare il ciclo geopolitico, costruendo capacità produttiva e know-how in settori che definiranno l’equilibrio dei prossimi decenni. La scommessa è quella di trasformare un campione nazionale della cantieristica in un pilastro della difesa europea.
Le cifre di Fincantieri
I numeri, del resto, raccontano una traiettoria inequivocabile. Nei prossimi mesi sono attese commesse per circa cinque miliardi nel settore difesa, mentre è prevista una crescita media annua dei ricavi dell’8% e un aumento rilevante dell’Ebitda rispetto al 2025. Il gruppo punta a crescere fino a 12,5 miliardi di ricavi e 1,25 miliardi di Ebitda al 2030, con un portafoglio ordini che già oggi tocca la cifra record di 60 miliardi. Ma soprattutto, la crescita più robusta è attesa proprio nei segmenti militari e subacquei.
Produzione e underwater
Fincantieri prevede un incremento significativo della capacità produttiva militare, anche attraverso la redistribuzione dei carichi tra i cantieri italiani e il rafforzamento del polo subacqueo. A La Spezia l’Arsenale sarà dedicato ai sottomarini, mentre Castellammare di Stabia si concentrerà su fregate e unità militari, con una terza linea di produzione a Riva Trigoso. È un riassetto che consolida la “Dimensione Subacquea” come asse strategico nazionale, integrando costruzione, manutenzione e tecnologie in un ecosistema unico.
Il progetto Minerva
Tra le novità più rilevanti c’è il ritorno al nucleare, definito dallo stesso Folgiero una visione strategica di lungo periodo. Fincantieri sta studiando applicazioni dual use legate all’energia nucleare di nuova generazione e, in ambito militare, il progetto “Minerva” per lo sviluppo di tecnologie avanzate in collaborazione con la Marina Militare. Si tratta di un “long shot”, come è stato definito, ma coerente con una strategia che punta ad anticipare i bisogni futuri delle flotte e a presidiare le tecnologie critiche, comprese quelle legate alla propulsione e alle infrastrutture sottomarine. In un contesto in cui il controllo dei fondali marini – dai cavi sottomarini alle pipeline – è diventato un tema di sicurezza nazionale, il rafforzamento del segmento underwater assume un valore che va oltre il perimetro aziendale.
Investimenti del Piano Fincantieri
Il piano prevede 1,9 miliardi di investimenti tra il 2026 e il 2030, interamente autofinanziati. L’obiettivo è duplice: sostenere la crescita produttiva e riportare il gruppo a una posizione finanziaria netta positiva entro il 2032, con riduzione significativa dell’indebitamento. Il ritorno al dividendo è previsto dal 2028, dopo un decennio di sospensione. È un segnale al mercato, ma anche un indicatore della fiducia nella solidità del modello industriale. La crescita del peso della difesa, caratterizzata da margini più elevati rispetto al civile, dovrebbe contribuire in modo decisivo al miglioramento della redditività.




