“Martiri di Carta”. I giornalisti caduti nella Grande Guerra

“Martiri di carta. I giornalisti caduti nella grande guerra”, (448 pagine) di Pierluigi Roesler Franz ed Enrico Serventi Longhi, immaginato esattamente 12 anni fa e realizzato poi per conto della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi”, racconta la storia di 264 giornalisti italiani morti nel corso della Prima Guerra mondiale.

Ora finalmente, per iniziativa della Fondazione, questo saggio potrebbe finire sui banchi di migliaia di studenti italiani che potranno così conoscere, regione per regione, scrittori artisti e intellettuali famosi della propria terra di origine, morti nel corso della Grande Guerra del 1915-1918 e di cui per lunghi anni non si è mai saputo nulla. Il progetto è già pronto, ora va solo avviato.

In effetti, “Martiri di carta” – spiega il giornalista-autore Pierluigi Roesler Franz- “racconta la storia – finora mai scritta – di 264 intellettuali di tutte le Regioni italiane, fra i quali Battisti, Stuparich, Serra, Gallardi, Boccioni, Niccolai e Umerini, morti nel conflitto mondiale 1914-1918. La maggior parte dei caduti erano giovani ventenni che, provenienti da tutte le parti d’Italia, avevano cominciato a scrivere su grandi e piccoli giornali e riviste. Alcuni di loro erano stati chiamati alle armi, mentre altri erano andati volontari al fronte”.

Pierluigi Franz, come nasce questo complesso lavoro di ricerca?

Quando, nel maggio 2011- ricorda Pierluigi Franz- fui informato dal collega Massimo Signoretti, scomparso qualche anno fa a Roma, del fortuito ritrovamento nella cantina di un palazzo Inpgi della capitale di una grande lapide con i nomi di 83 giornalisti Caduti nella Grande Guerra non avrei mai immaginato quanto fosse stata importante questa scoperta per la nostra categoria, al fine di tramandare ai giovani le gesta eroiche dei tanti intellettuali che persero la vita eroicamente combattendo nel 1° conflitto mondiale 1915-1918. Ora però a distanza di 12 anni e dopo la pubblicazione nel 2018 del libro “Martiri di carta – I giornalisti caduti nella Grande Guerra” (480 pagg, edito da Gaspari- Udine, per conto della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi”) che ho curato assieme ad Enrico Serventi Longhi, posso tranquillamente affermarlo”.

Nel volume, frutto di sette anni di ricerche, si racconta la storia – mai scritta prima – degli intellettuali di tutte le regioni, e in gran parte decorati al valor militare, morti in guerra. Vi figurano scrittori, letterati, critici letterari, poeti, poeti-soldati, poeti dialettali, lettori di poesia, umoristi, vignettisti, disegnatori satirici, caricaturisti, pupazzettisti, illustratori, xilografi, paroliberisti, stenografi, teosofi, anarchici, musicisti, sportivi, dirigenti sportivi, registi del cinema muto, nonché pittori, acquafortisti, matematici, ingegneri ed architetti anche futuristi. Ma vi figurano anche patrioti, politici, sindacalisti, nazionalisti, interventisti, neutralisti, massoni, socialisti, radicali, democratici, liberali, repubblicani, mazziniani, irredenti (trentini, giuliani, dalmati e istriani), garibaldini e nipoti di garibaldini della spedizione dei Mille, ex combattenti in Libia, Benadir, Eritrea e a Rodi. Un lavoro che avrebbe certamente meritato un’attenzione diversa da parte degli Ordini Regionali dei Giornalisti Italiani.

Il famoso giornalista romano Pierluigi Franz racconta che la maggior parte dei caduti erano giovani ventenni che, provenienti da tutte le parti d’Italia ed alcuni tornati appositamente dall’estero, avevano cominciato a scrivere su grandi e piccoli giornali, una dozzina di testate sono ancora in edicola a distanza di un secolo, e riviste.

“Si tratta in gran parte di personaggi di assoluto rilievo storico e di notevole importanza, che erano rimasti purtroppo del tutto sconosciuti finendo ingiustamente nell’oblìo per 100 anni, mentre, invece, dovrebbero essere onorati e ricordati come meritano anche per tramandare la loro memoria ai giovani e alle future generazioni”.

Pierluigi Franz quando parla del suo lavoro è un computer di ultimissima generazione, ti riversa addosso una miriade infinita di particolari, di dettagli, di nomi e di location che sono poi la parte essenziale di questo suo lavoro di ricerca che solo un grande cronista navigato come lui avrebbe potuto fare. Non è vero che in questo nostro mestiere tutti possano fare tutto.

“Di ciascun Caduto in guerra- sottolinea- sono stati individuati i dati anagrafici salienti: luogo e data di nascita, paternità, e in molti casi anche maternità, distretto della leva militare, ruolo svolto in guerra, luogo e data dell’eroica morte, indicazioni sulla sepoltura della salma (anche nei Sacrari militari), motivazioni delle decorazioni e onorificenze ottenute per il valore dimostrato sul campo, testate giornalistiche, eventuali iscrizioni al sindacato dei giornalisti, nonché i loro scritti, opere, foto (in abiti borghesi o in divisa militare), aneddoti e ogni altro interessante riferimento alla loro vita, come commoventi testamenti e lettere spedite ai familiari pochi giorni prima di morire al fronte, nonché busti, lapidi o intitolazione a loro nome di vie, piazze, o monumenti. Si è quindi raccolta un’enorme documentazione che è stata poi man mano selezionata e sintetizzata”.

Il saggio, illustrato da immagini e volti dei caduti, rappresenta la prima attività di studio e ricerca svolta dalla Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi”

“Tutti i nostri scritti- dice con malcelato orgoglio Pierluigi Roesler Franz- sono corredati da note esplicative, fotografie d’epoca, ritratti dei protagonisti e mappe dei luoghi delle battaglie in cui “i martiri di carta” hanno perso la vita combattendo eroicamente per la patria. Abbiamo pensato ad un volume di questo tipo perché nel panorama storiografico e giornalistico italiano mancava un lavoro capace di unire biografie, storia sociale, storia militare e storia politica. Si tratta dunque di un contributo capace di interessare storici, giornalisti, appassionati e semplici lettori, anche in virtù della categoria scelta, quella dei giornalisti: che sono storie vere, di uomini in carne ed ossa, restituite oggi grazie a una sistematica ricerca storica basata su un’ampia bibliografia, su centinaia di articoli di giornali e su inoppugnabili documenti d’archivio”.

Va detto anche che è assolutamente indubitabile che si tratti di “Giornalisti-Eroi” per le loro gesta in prima linea al fronte. Lo provano le numerose decorazioni italiane ed estere al valor militare da essi ottenute: ben 15 medaglie d’oro, 113 medaglie d’argento, 48 medaglie di bronzo, 11 croci di Guerra, 44 promozioni per merito di guerra, 2 proposte di promozione, 1 promozione garibaldina, 4 proposte per una medaglia, 18 encomi militari solenni, 1 particolare elogio, 1 medaglia d’oro Pirelli per l’abbattimento di un aereo, nonché 1 medaglia d’oro serba, 3 croci di guerra francese, 1 menzione dell’Ordine Militare francese, 1 legion d’onore francese, 1 croce inglese e 1 croce di cavaliere di San Stanislao di Russia.

“In media -ricorda Pierluigi Franz- ben oltre la metà dei giornalisti caduti hanno ottenuto un riconoscimento militare o un’onorificenza per i loro atti eroici durante la Grande Guerra. Non va poi trascurato che anche chi non ha ottenuto alcuna onorificenza, come il lombardo Giovanni Marchini, tenente del 156° reggimento, si è comportato eroicamente. Infatti, nell’attacco che gli costò la vita sul monte Cappuccio (Zona del San Michele) il 24 agosto 1915, da lui ben tatticamente predisposto per accerchiare una pattuglia nemica, furono poi comunque presi prigionieri ben 147 austriaci. Ben 27 giornalisti Caduti al fronte hanno tuttavia, ottenuto due o più medaglie: 1 d’oro e 3 d’argento Carlo Ederle, 1 d’oro e 2 d’argento Maurizio de Vito Piscicelli; 1 d’oro e 1 di bronzo ciascuno (Giulio Bechi, Garibaldi Franceschi, Federico Grifeo di Partanna e Spiro Tipaldo Xydias); 2 d’argento ciascuno (Pico Cavalieri, Gianni Cipolla, Giovanni Battista De Gasperi, Domenico Giordani, Ottorino Mutti, Luciano Orlando, Alberto Pascal, Antonio Sant’Elia e Roberto Taverniti); 1 d’argento e 2 di bronzo ciascuno (Vladimiro Bono e Carlo Ridella); 1 d’argento e 1 di bronzo (Nino Bernasconi, Nunzio Cervi, Luigi De Prosperi, Alessandro Galli, Lino Perron, Franco Scarioni, Loreto Starace e Adolfo Viterbi); infine 2 di bronzo (Giovanni Costanzi e Salvatore Serretta).

La copertina del libro raffigura l’eroica morte a Castagnevizza del ventenne modenese Garibaldi Franceschi, giornalista del “Corriere di Livorno”, immortalata da Achille Beltrame sulla Domenica del Corriere del 23 settembre 1917. Franceschi morto a 20 anni fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare alla memoria. L’unico degli 83 giornalisti indicati sulla lapide di cui ancora non si conosce quasi nulla è Vittor. (forse Vittorio o Vittorugo) Caggiano de “Il Commercio” (é così indicato sulla lapide).

La notevole importanza storica della lapide, inaugurata il 24 maggio 1934 da Benito Mussolini nell’atrio del Circolo della Stampa di Roma a Palazzo Marignoli, poi finita in una cantina per una quarantina d’anni e ricollocata il 27 novembre 2017 a Roma in via Valenziani 12/a nella sede della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi”, é dimostrata, paradossalmente, proprio dal fatto che vi é riportato il nome di Caggiano perché, mancando altri riscontri, non sarebbe stato assolutamente possibile ricomprenderlo tra i giornalisti combattenti caduti al fronte.

La ricerca dei giornalisti combattenti morti nel 1° conflitto mondiale 1915-1918 ha comunque dato i suoi frutti perché da 83 giornalisti della lapide si é poi passati a 264 riportati sul libro. Negli ultimi due anni ne sono stati ritrovati altri tre. In totale si é ora arrivati a 267. Il loro numero si é quindi triplicato rispetto al 2011. Ma potrebbe forse lievitare ulteriormente.

Un lavoro, questo di Pierlugi Franz, destinato a rimanere nel tempo una delle pagine di storia del giornalismo italiano più interessanti e anche meno conosciute dalla gente comune.

Iscrizioni sulla Lapide

IN MEMORIA DEI GIORNALISTI MORTI PER LA PATRIA 1915-1918

  • ALIOTTI EUGENIO “La Sicilia”
  • ASTOLFONI ANGELO “La Gazzetta di Venezia”
  • BATTISTI CESARE “Il Popolo” – medaglia d’oro
  • BATTISTIG ROMEO “La Patria del Friuli”
  • BERNASCONI NINO “Cronaca Prealpina”
  • BERTA LUIGI
  • BIAGI ASPROMONTE
  • BIANCONI GASPARE “L’Ordine” di Ancona
  • BOCCACCINO GIOVANNI “Il Gazzettino”
  • BONACCI GIULIANO “Corriere della Sera”
  • BONO VLADIMIRO “Il Grido del Popolo”
  • BORELLA LUCIANO “La Libertà” di Padova – Medaglia d’argento
  • BORGHI CESARE “La Nazione”
  • BORSI GIOSUE’ “Il Nuovo Giornale” – Medaglia d’argento
  • CACCIAMI VITTORIO “La Sera”
  • CAGGIANO VITTORIO “Il Commercio”
  • CANTAGALLI DEL ROSSO “Corriere di Livorno” – Medaglia d’argento
  • CARAVAGLIOS NINO – Medaglia d’argento
  • CARONCINI ALBER “Resto del Carlino” – Medaglia d’argento
  • CARUSO ARTURO “L’Ordine” – Medaglia d’argento
  • CASOLI ALFREDO “Corriere della Sera”
  • CASSAN CARLO
  • CASTELLINI GUALTIERO “Idea Nazionale”
  • CERVI ANNUNZIO “Don Marzio”
  • CIPOLLA GIOVANNI “Idea Nazionale” – Medaglia d’argento
  • COTRONEI VITTORIO “Il Mattino”
  • CROLLALANZA GIACOMO “Il Secolo”
  • CRUDELI RACLIFF “Corriere di Livorno”
  • D’AGATA ETTORE “Giornale dell’Isola” – Medaglia di bronzo
  • D’ALFONSO PIETRO “Corriere di Livorno” – Medaglia d’argento
  • DEFFUNU ATTILIO “Popolo d’Italia”
  • DE MASI FELICE “Il Mattino”
  • DE PROSPERI LUIGI “Idea nazionale”
  • DE ROSA SALVATORE “Giornale di Sicilia” – Medaglia d’argento
  • FAURO RUGGERO “Idea Nazionale” – Medaglia d’argento
  • FAVA CARLO “Roma” di Napoli
  • FERRO IGNAZIO “Giornale dell’Isola”
  • FIGLIOLA FELICE “La Terra Italia”
  • FINOTTI PIERO “Corriere del Polesine”
  • FIORILLI RICCARDO
  • FIORINI MARIO “Il Messaggero” – Medaglia d’argento
  • FORNACIARI DINO “Corriere di Livorno”
  • FRANCESCHI GARIBALDI “Corriere di Livorno” – Medaglia d’oro
  • GALLARDI CARLO “La Sesia” – Medaglia d’oro
  • GEMINIANI PIETRO “La Patria del Friuli”
  • GIAMPIETRO MARIO “Don Marzio”
  • GIBELLI PAOLO “La Patria degli italiani”
  • GIOVANNETTI RENZO “La Vita” di Napoli
  • GRIFEO FEDERICO “Corriere di Livorno” – Medaglia d’oro
  • HENRY PAOLO “Agenzia Stefani”
  • LUCCHESI VEZIO “Corriere della Sera”
  • MARCIANO ROBERTO “L’Ora” di Palermo
  • MAZZINI AMILCARE “La Stampa”
  • MORESCHI AUGUSTO “Il Cittadino”
  • OXILIA NINO “Gazzetta di Torino” – Medaglia d’argento
  • PETRACCONE ENZO “Il Giorno” di Napoli
  • PICARDI VINCENZO “Rassegna Contemporanea” – Medaglia d’argento
  • PINTAURA MANLIO “Roma” di Napoli
  • PITTERI GIULIO “Corriere del Mattino”
  • PORRY PASTOREL AMERIGO “Messaggero”
  • RIDELLA CARLO “Provincia Pavese” – Medaglia d’argento
  • ROTELLINI AMERIGO “Il Fanfulla”
  • SAVINI EMILIO “L’Avvenire d’Italia”
  • SCARIONI FRANCO “Gazzetta dello Sport”- Medaglia d’argento
  • SERRA RENATO “La Voce”
  • SERRANI GAETANO “Il Popolo d’Italia”
  • SERRETTA SALVATORE “L’Ora” di Palermo
  • SLATAPER SCIPIO “Resto del Carlino”- Medaglia d’argento
  • SOLDANI AUGUSTO “Il Corriere di Catania”- Medaglia d’argento
  • SOLDATI PIETRO “Corriere del Polesine” – Medaglia d’argento
  • SPALLANZANI GIOVANNI “Giornale di Modena”
  • SVIGO FELICE “Corriere della Sera”
  • TALAMINI GIOVANNI “Il Gazzettino”
  • TAVERNITI ROBERTO “Terra Nostra”
  • TEVINI GEROLAMO “Il Piccolo” di Trieste – Medaglia d’argento
  • TOSINI MARIO “Il Numero”
  • UMERINI UMBERTO “Il Sole” – Medaglia d’argento
  • VERSI ANGELO “Corriere di Livorno” – Medaglia d’argento
  • VIDALI GIUSEPPE
  • VIMERCATI ALDO
  • VITTA ZELMAN EMILIO “Idea Nazionale” – Medaglia di bronzo
  • VIZZOTTO CARLO “La Lombardia”
  • XIDIAS TIPALDO SPIRO “Idea Nazionale” – Medaglia d’oro

Ecco le 26 biblioteche italiane dove si può consultare questo lavoro di ricerca

Il libro di 448 pagine “Martiri dicarta: i giornalisti caduti nella Grande Guerra” a cura di Pierluigi Roesler Franz ed Enrico Serventi Longhi; Editore Gaspari, oltre che nella sede della Fondazione sul Giornalismo “Paolo Murialdi” a – Roma (dal lunedì al venerdì h. 9-13) é consultabile sempre a Roma presso la Biblioteca del Senato, la Biblioteca Militare centrale, la Biblioteca dell’A.N.R.P. – Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’internamento, dalla guerra di liberazione e loro familiari, la Biblioteca Nazionale Centrale, la Biblioteca di Storia moderna e contemporanea e la Biblioteca statale Antonio Baldini, nonché presso la Biblioteca del Centro studi sul giornalismo Gino Pestelli di Torino, la Biblioteca di Studi Umanistici dell’Università di Pavia, la Biblioteca dell’Accademia nazionale virgiliana di Mantova, la Biblioteca universitaria di Genova, la Biblioteca “Antonio Panizzi” di Reggio Emilia, la Biblioteca Sala Borsa di Bologna, la Biblioteca del Museo civico del Risorgimento di Bologna, la Biblioteca dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in Ravenna e provincia – Alfonsine (Ravenna), la Biblioteca dell’Ente Casa Oriani di Ravenna, la Biblioteca universitaria di Padova, la Biblioteca Civica di Conegliano, la Biblioteca Comunale Bruna Lizzi De Minicis di Lignano Sabbiadoro, la Biblioteca civica Vincenzo Joppi di Udine, la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, la Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste, la Biblioteca civica Attilio Hortis di Trieste, la Biblioteca di Filosofia e storia dell’Università di Pisa, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Biblioteca comunale “Alessandro Capotosti” di Santa Marinella e la Biblioteca comunale “Ugo Tognazzi” di Pomezia.

 

 

Pino NanoGiornalista. Già capo redattore centrale della Rai

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