La solitudine di qualche dea minore

Capire la politica con la mitologia classica

La modernità deve parecchio a Carl Gustav Jung. Soprattutto sul versante dell’analisi della psiche che impatta con la scivolosa materia politica attraverso i comportamenti delle masse. Ma un credito imperituro il grande psicanalista svizzero se l’è conquistato certamente con la teoria degli archetipi.

Nel pensiero junghiano, infatti, gli archetipi sono posture psicologiche che arrivano dritte da quel magma primigenio che lui chiama inconscio collettivo, comune a tutti gli esseri umani a prescindere da culture, latitudini ed esperienze. Per rendere “leggibile” l’adesione di ognuno degli umani ad un archetipo lo psicanalista ha fatto ricorso al Pantheon della mitologia classica, facendo sì che ogni postura potesse adagiarsi nell’orma di un mito presente nell’immaginario collettivo, esaltandone le caratteristiche prevalenti.

L'Italia sognata da Giorgia Meloni - Alessandro Calvi - L'Essenziale

All’analisi junghiana viene da pensare, allora, accogliendo lo stimolo assai ghiotto del direttore che apre finestre molto larghe con il suo bell’articolo “giordaniano” (nel senso di Paolo Giordano, Ndr) denso di solitudine e di numeri primi riferiti alla presidente Meloni.

 

 

Perché sono solitari i numeri primi si sa: possono dividersi solo con se stessi o annullarsi nello zero, un infelice destino di privazione del rapporto con altri umani che tocca anche ai leader. Ma il destino di solitudine perfetta ha un suo archetipo junghiano in un dio greco: Efesto, entrato nel Pantheon romano col nome di Vulcano. Un archetipo tipicamente maschile, certo, ma anche un dio umbratile, che armeggia col fuoco, abile con le mani, un artigiano piuttosto che un intellettuale, non solo per scelta ma anche per necessità lavorativa. Come si declina, allora, il patronage di Efesto con una leader politica italiana?

Intanto il “potere” nel nostro paese è stato da sempre una faccenda di maschi: basti pensare che arrivammo tra gli ultimi, nel bouquet dei grandi ordinamenti democratici, a consentire alle donne di votare. Lo stile “maschilista” della politica, spesso muscolare e pochissimo solidale, ha creato un canone a cui le non numerose donne che si sono trovate ad esercitare ruoli di potere, si sono adeguate, anche per ragioni di sopravvivenza.

Ma davvero Elly Schlein è quello che serve al PD? | Rolling Stone ItaliaForse, allora, l’archetipo del dio Efesto può essere attribuito non solo a Giorgia Meloni, ma anche ad Elly Schlein, suo “doppio” speculare sull’altro versante del bizzarro bipolarismo-spaghetti che inonda il sistema italiano. Entrambe hanno celebrato per prime l’avvento della donna al vertice di un partito italiano, Giorgia addirittura inventandoselo di sana pianta ed Elly planando sull’antica nomenclatura non come un prodotto interno, bensì come papessa straniera.

 

Giorgia, poi, addirittura ha raggiunto l’apice del governo, prima nella storia d’Italia, dall’Unità ai giorni nostri. Entrambe sole, solissime come Efesto, in un mondo di rudissimi cacicchi Elly, in una landa semidesolata di nostalgie e piccole frustrazioni Giorgia, si sono attrezzate a battere il “ferro” del mitologico fabbro con gli approcci che indole personale, cultura e contesto poteva consentire loro, ma con alcune significative ricorrenze.

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Intanto quelle di qualche alleato al fiele. Che dire del Salvini sturm und Drang, che passa la notte a pensare che cosa potrà dire e architettare il giorno successivo per far danni all’alleata, alla ricerca di quel momento magico del 34% delle europee, bruciato nel 2016 sulle spiagge del Papeete di Milano Marittima tra i fumi della Hybris (altro archetipo della mitologia greca, che evocava la sorella cattiva e violenta della Dike, la giustizia)?

 

Italia – Giuseppe Conte dichiara lo stato di emergenza – #LoStatoinCrisiÈ la giusta “Nemesi” di Giorgia che fa il paio con quella dell’alleato scomodo di Elly Schlein, Giuseppe Conte, se possibile ancora più pericoloso del “capitano” Salvini. Conte, infatti, reca con se il portato leguleio del civilista che fa dell’uso di parole a forma di pandetta la sua fonte di guadagno, e non l’oneroso fardello di una formazione politica, sicuramente più sofferta di uno studio legale, ma, in genere, più consapevole di come ci si comporta tra alleati. Per cui campo largo o campo stretto che sia, l’intermittenza di lealtà nell’alleanza col Pd trova una solida radice nella competizione per la leadership del Centro-sinistra, restituendo al pubblico la sensazione di una continua rincorsa del Pd per la sottoscrizione di un’alleanza – necessaria, forse, ma insufficiente – frustrata dalla riottosità del Movimento.

In più, a complicare la solitudine della segretaria piddina, che viene attesa al varco delle europee dai ras delle correnti interne attrezzate come il cast di un film su soggetto di Agatha Christie, tutti col coltellaccio in mano, c’è pure il guaio di Bari e Torino.

Insomma: delle due solitudini, forse quella di Elly sembra essere più abbandonica. Quella di Giorgia somiglia più al dramma Boris Godunov di Puškin, il potere assoluto e temuto, senza vera solidarietà.

 

Pino PisicchioProfessore ordinario di Diritto comparato. Già deputato in numerose legislature, presidente di Commissione, capogruppo, sottosegretario. Saggista

 

 

 

 

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