La rottamazione è un favore ai furbastri. Misiani (Pd) sulla manovra

Le proposte fiscali dei Dem: “Ridurre le tasse sul lavoro, semplificare il sistema, basta sanatorie e regimi di favore”

Antonio Misiani, vice presidente della commissione Bilancio del Senato, è responsabile Economia del Pd. Con BeeMagazine analizza in modo critico le direttrici della manovra che il governo ha messo in cantiere ed espone le proposte fiscali dell’opposizione Dem.

Si avvicina la quarta manovra di questo governo. La promessa di tagliare le tasse è molto impegnativa alla luce dei conti pubblici e della situazione internazionale. Tuttavia, vede qualcosa in questa direzione?

Per il momento, l’unica cosa che vedo in questa manovra è una pressione fiscale che con il governo Meloni è salita al 42,7% del Pil. È il livello più alto degli ultimi cinque anni. In soldoni, gli italiani stanno pagando 22 miliardi di tasse in più di quanto sarebbe accaduto se la pressione fiscale fosse rimasta al livello del 2022. Questo è il punto di partenza. Quanto alle costose promesse dei partiti della maggioranza, l’impressione generale è che si schianteranno contro la realtà. L’economia italiana è ferma al palo e con i dazi di Trump rischia di finire in recessione. L’aumento della spesa militare, frutto dell’accordo Nato accettato senza fiatare dal governo, a sua volta si mangerà buona parte degli spazi di bilancio disponibili. Di trippa per i gatti non ne vedo molta.

Lei lo giudica negativo, ma in attesa della Difesa europea con il disimpegno Usa non c’erano alternative all’aumento delle spese militari.

Rafforzare la capacità di deterrenza europea è un imperativo. Non lo si può fare però con un riarmo base nazionale. Oggi i 27 Paesi dell’Unione spendono molto di più della Russia ma la frammentazione ci rende enormemente più deboli. Oggi in Europa abbiamo 178 sistemi d’arma contro i trenta degli Stati Uniti. L’esercito europeo è una prospettiva lontana. Ma un salto di scala per i progetti, la ricerca e le politiche industriali genererebbe economie di scala gigantesche

Tutti promettono ossigeno al ceto medio. L’ipotesi portata avanti da FdI di tagliare di due punti, dal 35% al 33%, l’aliquota Irpef per i redditi da 30mila a 50mila euro è sufficiente?

Direi proprio di no. La verità è che negli anni del governo Meloni il ceto medio è stato massacrato due volte. La prima sul fronte delle entrate. Il fiscal drag secondo alcune stime ha portato nelle casse dello Stato 25 miliardi di tasse in più a danno innanzitutto dei contribuenti a reddito medio. La seconda sul versante delle spese: la crisi della sanità pubblica ha fatto esplodere la spesa sanitaria privata. Le liste d’attesa infinite nel sistema pubblico hanno spinto milioni di famiglie a pagare di tasca propria visite specialistiche ed esami medici. Altri sei milioni di persone hanno semplicemente rinunciato a curarsi perché non se lo possono permettere.

E allora che si fa?

Vogliamo veramente aiutare il ceto medio? La via maestra secondo noi è sterilizzare strutturalmente il fiscal drag, indicizzando all’inflazione gli scaglioni Irpef, come avviene in diciassette Paesi OCSE, e rifinanziare i servizi pubblici essenziali, a partire dalla sanità.

La Lega vuole l’ennesima rottamazione, con rateizzazione molto più lunga delle precedenti. Un metodo utile almeno a ridurre il magazzino dei crediti inesigibili che zavorrano le casse erariali o anche un “regalo” ai furbetti che deprimerà le prossime entrate tributarie?

La rottamazione voluta dalla Lega costerebbe fino a cinque miliardi di euro. Noi non siamo pregiudizialmente contrari a dare una mano a chi ha realmente bisogno, a chi è davvero in difficoltà. Qui però siamo in presenza dell’ennesimo condono generalizzato. Un grande favore ai furbastri e una scelta diseducativa nei confronti di tutti i contribuenti. Impegnare cinque miliardi per questo sarebbe francamente demenziale. A maggior ragione di fronte ad una sanità pubblica al collasso, con il fondo affitti annullato e le politiche industriali drasticamente de-finanziate. Le priorità sono ben altre. Speriamo che il governo se ne renda conto.

Salvini vuole un contributo dalle banche, Tajani si oppone. Come finirà?

La tassazione degli extraprofitti delle banche è diventata una telenovela stucchevole. Sono tre anni che la Lega la propone, Forza Italia si mette di traverso e alla fine non se ne fa nulla. Penso che finirà così anche quest’anno.

Si parla di un nuovo rinvio delle DTA, ovvero certi crediti d’imposta. Ma le banche poi quei soldi li avranno…

Il rinvio delle DTA è una finzione contabile. Le banche pagano un po’ più di tasse adesso, che verranno restituite fino all’ultimo euro più avanti. In pratica, con questo meccanismo lo Stato chiede un prestito alle banche. Che sono ben felici di farglielo. Altro che tassazione degli extraprofitti. Nel frattempo i prestiti delle banche alle piccole imprese in tre anni sono crollati del 21%.

Quali sono le proposte fiscali del Pd? Se voi foste al governo che manovra fareste?

Nella nostra manovra noi lavoreremmo per tre obiettivi. Primo: redistribuire il carico tributario. Oggi il fisco è nemico dello sviluppo. Premia la rendita e penalizza chi lavora e chi fa impresa. La base imponibile Irpef si è via via ristretta, di fatto è composta nella quasi totalità da redditi da lavoro dipendente o da pensione. Il carico sul ceto medio è sproporzionato, insostenibile. Questo stato di cose va cambiato, sfoltendo drasticamente i regimi cedolari di favore e le spese fiscali, abbattendo i sussidi dannosi per l’ambiente e alleggerendo le tasse a chi le ha sempre pagate.

Poi?

Semplificare il sistema, che rimane complesso e gravoso dal punto di vista degli adempimenti. I testi unici e la tecnologia sono cruciali, da questo punto di vista. In generale, dobbiamo lavorare per un rapporto più civile tra fisco e contribuenti, passando dalla presunzione di colpevolezza ad un approccio più collaborativo.

Terzo obiettivo?

Abbattere l’evasione fiscale, che non è un destino ineluttabile. Negli anni di governo del centrosinistra l’abbiamo ridotta dal 34 al 24%. Il governo Meloni si è invece segnalato per una raffica di condoni. Bisogna cambiare registro e farla finita con le sanatorie. Per individuare e recuperare l’evasione, l’intelligenza artificiale può farci fare un salto enorme, ma serve anche investire sulle risorse umane dell’amministrazione. La strada è questa, bisogna seguirla con coerenza e determinazione.

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