La richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura della Repubblica di Milano segna una svolta nella vicenda giudiziaria che da mesi investe Gianluca Rocchi e alcuni esponenti del mondo arbitrale, con inevitabili riflessi sull’intero sistema del calcio italiano. Un passaggio che non chiude formalmente il procedimento, la parola spetta ora al giudice per le indagini preliminari, ma che riporta al centro del dibattito una questione che travalica il caso specifico: le modalità e i limiti dell’esercizio dell’azione penale, e il peso che un’indagine può avere sulla vita professionale e personale di chi ne è coinvolto. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Antonio Bana, penalista e difensore di Rocchi.
Avvocato come valuta questa notizia?
Non conosciamo naturalmente ancora le motivazioni della richiesta, che dovranno poi essere valutate dal GIP. Però quello che possiamo dire è che in questo momento, qualsiasi sia la costruzione motivazionale della richiesta di archiviazione, l’aspetto principale è che oggi si sono forse correttamente seguiti quelli che sono i dettami corretti dell’esercizio dell’azione penale: un esercizio che deve essere fatto con prudenza e responsabilità, sulla base di un’attività di indagine completa, che non abbia trascurato tutti gli elementi di prova, anche e soprattutto a favore del soggetto coinvolto nell’attività di indagine. Questi sono parametri sanciti in maniera molto evidente, e con principi molto solidi, dalla Corte Costituzionale. Cito tra tutte la recentissima sentenza numero 58 del 2026.
Quali sono, a suo avviso, le conseguenze di vicende come questa?
Ritengo che di fronte a una situazione come quella capitata a Rocchi, in questa vicenda sugli arbitri e sul mondo del calcio, si siano forse inizialmente compromessi, in maniera anche un po’ irragionevole, quelli che sono i diritti costituzionali personali dei soggetti che vengono coinvolti, come in questo caso o in generale nelle vicende penali. L’esistenza è sempre sconvolta dalla pendenza di un processo penale, che spesso va a determinare gravi pregiudizi sulla vita professionale e anche relazionale di una persona.
Rocchi aveva scelto la strada dell’autosospensione. Che valore assume quel gesto?
L’autosospensione di Rocchi ha a suo tempo tracciato una linea molto forte: quella di una persona che ha iniziato a rivendicare a gran voce la propria professionalità in tutto quello che ha sempre fatto durante la sua attività. E oggi la richiesta di archiviazione — di cui non conosciamo ancora le motivazioni e che dovrà comunque essere valutata da un GIP — rappresenta un passo ulteriore per riabilitare la figura di Rocchi in questo contesto. Lo ritengo importante. Attendiamo: altri giudizi sono assolutamente prematuri, nel pieno rispetto di qualsiasi decisione futura. Però oggi una richiesta di archiviazione in questa vicenda inizia a tracciare un percorso che deve essere preso in considerazione in maniera più forte per la persona del signor Rocchi.




