Latronico (FdI): “Rispettare il referendum, ma avanti con le riforme”

Il referendum sulla riforma della giustizia, le sfide di Fratelli d’Italia in vista del 2027 e la sanità come banco di prova: Cosimo Latronico, assessore alla Salute della Regione Basilicata ed esponente di FdI, traccia un bilancio politico e amministrativo dell’azione di governo

Nelle ultime settimane il referendum sulla riforma della giustizia ha riacceso il confronto politico, riportando al centro un tema che tocca insieme assetti istituzionali, identità di partito e rapporto con l’elettorato. In questo scenario abbiamo intervistato Cosimo Latronico, assessore alla Salute della Regione Basilicata ma anche esponente di Fratelli d’Italia, per ragionare non solo sull’esito del voto e sulle sue implicazioni politiche, ma anche sulle sfide che attendono il partito di Giorgia Meloni nei prossimi mesi. Dal terreno nazionale, segnato dai dossier più divisivi, a quello regionale, dove la prova del governo si misura ogni giorno sulla capacità di dare risposte concrete ai cittadini, il confronto con Latronico tiene così insieme politica e amministrazione. E non a caso uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda proprio la sanità lucana: dal nuovo Piano Integrato della Salute e dei Servizi 2026-2030 alle priorità su liste d’attesa, accesso alle cure, telemedicina e rafforzamento della medicina territoriale, fino al rapporto tra welfare, inclusione e qualità dei servizi. Perché è anche su questo terreno, oggi, che si misura la credibilità dell’azione pubblica e la tenuta di una classe dirigente.

Assessore, partiamo dal tema che più di altri ha acceso il confronto pubblico nelle ultime settimane: il fronte del No ha vinto il referendum sulla riforma della giustizia. Qual è il suo commento su questo risultato e quali indicazioni politiche ne trae?

La riforma della giustizia era parte integrante del programma elettorale e il governo Meloni ha avuto la sensibilità politica, l’onesta intellettuale e il coraggio di misurarsi su questa partita sicuramente complessa e sentita da una parte assolutamente non trascurabile del Paese. Si tratta di un impegno preso con gli elettori. Il voto del referendum va rispettato, l’espressione della volontà popolare è sacra e rappresenta al tempo stesso uno stimolo a continuare a lavorare con equilibrio e responsabilità senza perdere lo spirito riformatore seguendo metodi più adeguati e più coinvolgenti.

In vista delle elezioni politiche del 2027, qual è, secondo lei, la sfida politica più difficile per il partito nei prossimi mesi: consolidare la leadership nazionale o evitare che il consenso si logori nel confronto con i dossier più divisivi?

È fondamentale un lavoro costante, un impegno quotidiano e la capacità di stare sui dossier, affrontando con serietà, come fatto fino ad oggi, le questioni più complesse e tendenzialmente più divisive. È necessario ascoltare il Paese e dare risposte. Finora, la premier Giorgia Meloni ha dimostrato grande capacità in questo senso, maturando una notevole autorevolezza sul piano internazionale e guidando il partito con determinazione, costruendo un rapporto di fiducia con gli italiani. Sarà essenziale stare sulle questioni sociali ed economiche che interessano la vita reale delle persone e delle comunità.

Una fra tutte la sanità. Lei ricopre il ruolo di Assessore alla Salute della Regione Basilicata, ed ha recentemente presentato il Piano Integrato della Salute e dei Servizi 2026-2030, una delle principali leve di programmazione della Regione. Che idea di sanità emerge da questo documento e quali sono i punti di discontinuità rispetto al passato?

La sanità, come noto, è una delle materie più delicate e complesse e richiede, già in fase di programmazione, uno sguardo lungo e una grande attenzione. Il benessere delle persone e la capacità del sistema di rispondere in modo adeguato alle esigenze di salute devono venire prima di tutto. È proprio in questo ambito che si esprime la dimensione più alta della politica, chiamata a garantire equità, assistenza e coesione sociale. Il Piano Integrato della Salute e dei Servizi 2026-2030 si muove in questa direzione e definisce una strategia articolata su cinque ambiti: prevenzione e promozione della salute; accesso ai servizi e rafforzamento dell’assistenza territoriale; qualità ed efficienza delle prestazioni; innovazione e sviluppo delle eccellenze; governance e sistemi informativi.

Quali le priorità al centro?

Le priorità sono chiare: potenziare la prevenzione, sviluppare la telemedicina, rafforzare la sanità territoriale e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure. A questo si affianca un investimento importante sul welfare, con 30 milioni di euro nel bilancio 2025 destinati a inclusione sociale e sostegno a famiglie e giovani, e interventi mirati anche sull’autismo, orientati alla presa in carico precoce e alla continuità assistenziale. Prendersi cura delle persone e delle comunità non è solo un dovere istituzionale: può e deve diventare una leva di sviluppo, capace di generare occupazione e attivare processi di rigenerazione sociale e culturale.

Liste d’attesa, accesso alle cure, innovazione: quali strumenti state mettendo in campo per affrontare queste sfide in modo strutturale?

Le liste d’attesa rappresentano una criticità a livello nazionale e la Basilicata non è esente dalle difficoltà che interessano l’intero sistema sanitario. Per questo abbiamo attivato strumenti mirati, come le aperture straordinarie anche nei giorni festivi, per aumentare la capacità di risposta e ridurre i tempi di accesso alle prestazioni. Allo stesso tempo, stiamo utilizzando le risorse del PNRR, in particolare della Missione 6, per rafforzare in modo strutturale la sanità territoriale e rendere i servizi più vicini, accessibili ed efficienti. In questo quadro, la telemedicina è una leva strategica, ma la vera sfida è renderla uno strumento ordinario. Stiamo lavorando su infrastrutture digitali solide, piattaforme interoperabili e strumenti semplici per cittadini e operatori, così da favorire una reale integrazione tra medicina territoriale e specialistica. Solo così l’innovazione può tradursi in un miglioramento concreto dell’accesso e della qualità delle cure.

Previous slide
Next slide
Previous slide
Next slide
Previous slide
Next slide