Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha tracciato una linea precisa per l’evoluzione della Strategia sull’intelligenza artificiale del dicastero. Il documento, primo del suo genere, è stato approvato il 16 gennaio 2026 e resa pubblica il 25 febbraio, prevede due strutture complementari: l’Ufficio per l’Intelligenza Artificiale (UIA), con compiti di indirizzo strategico e supervisione, e il Laboratorio AI per la Difesa (LIAD), incaricato dello sviluppo tecnologico e della sperimentazione. Secondo quanto affermato da Crosetto al Senato, il Laboratorio dovrà entrare in funzione entro la fine del 2026, e non come struttura di studio o indirizzo, ma come piattaforma operativa permanente per sperimentare, integrare e portare a scala le applicazioni più rilevanti per lo strumento militare.
Il comitato ordinatore e il piano attuativo
Per garantire l’esecuzione puntuale della strategia, il ministro ha disposto l’istituzione di un comitato ordinatore con un mandato preciso: trasformare gli indirizzi strategici in decisioni operative, coordinare l’esecuzione e verificare l’avanzamento. Il comitato ha già avviato i lavori sulla valutazione del piano attuativo, che Crosetto ha definito “il passaggio decisivo per allineare priorità, iniziative e responsabilità in materia di intelligenza artificiale in tutti gli ambiti della difesa italiana”. Il piano attuativo, una volta adottato, avrà carattere vincolante: definirà azioni, responsabilità, indicatori di risultato e un programma temporale. A supportarlo, una governance multilivello con un organismo consultivo a competenze tecnologiche e giuridiche, orientata anche a garantire coerenza con il diritto internazionale umanitario — elemento che la strategia italiana ha voluto enfatizzare come tratto distintivo rispetto ad altri modelli nazionali.
Fattori abilitanti prima di tutto
Il focus del 2026 sarà sui fattori abilitanti: infrastrutture digitali di calcolo, valorizzazione e qualità del dato, rafforzamento delle competenze del personale. Senza questi elementi strutturali, ha sottolineato Crosetto, qualsiasi strategia sull’intelligenza artificiale resta lettera morta. La strategia individua quattro pilastri: dati, capacità di calcolo, algoritmi e talenti. I dati vengono riconosciuti come patrimonio strategico, da liberare dalla logica a silos che caratterizza molte amministrazioni. Il calcolo, con investimenti in High Performance Computing fino a livelli petascale ed exascale, rappresenta la spina dorsale infrastrutturale. Gli algoritmi pongono la questione della dipendenza da fornitori esterni e del rischio di vendor lock-in. La dimensione più critica, però, resta quella dei talenti: competere con il settore privato per data scientist e ingegneri del machine learning richiede una flessibilità organizzativa che le strutture pubbliche tradizionalmente faticano a garantire.
Progetti pilota nei settori ad alto impatto
In parallelo, il Ministero ha già avviato i primi progetti pilota in settori considerati ad alto impatto: supporto decisionale, comando e controllo, logistica, manutenzione e impiego di modelli avanzati a supporto delle attività di staff. La scelta, come ha spiegato Crosetto, è deliberata: partire dagli ambiti in cui l’intelligenza artificiale può generare risultati misurabili in tempi brevi, consolidare competenze interne e validare modelli replicabili su scala più ampia. Il documento strategico muove dall’idea che l’intelligenza artificiale non sia più un mero supporto tecnologico ma un elemento imprescindibile della sicurezza nazionale e della resilienza operativa, coerentemente con le principali tendenze globali e con le iniziative adottate dai partner europei e dalla NATO.
La posta in gioco: sovranità o dipendenza
Dietro le dichiarazioni tecniche di Crosetto c’è una questione politica di prima grandezza. La dipendenza tecnologica è una vulnerabilità strategica. In ambito militare, affidarsi a tecnologie sviluppate altrove espone a rischi sistemici che vanno ben oltre la fornitura di hardware o software: l’intelligenza artificiale entra nei sistemi autonomi, nella cyber difesa, nell’intelligence, nei modelli predittivi di minaccia e nella deterrenza. La strategia punta a costruire una rete tecnologica diversificata e resiliente, combinando l’interoperabilità del Modular Open System Approach, l’agilità del dual-use e un solido controllo sovrano sulle tecnologie critiche. L’obiettivo dichiarato è che l’Italia possa colmare il gap tecnologico e posizionarsi come partner credibile e proattivo in ambito NATO e nell’Unione Europea.




