Canto del Gallo/20/ Pietre. Parole. Potere

Pietre.Parole. Potere

Gorgia da Lentini, sofista, greco, siciliano, conterraneo di Empedocle, il fondatore

della geologia, ma lui con la sua particolarità logologica, sosteneva che non ci

fosse un legame strutturale, tra le parole e le cose, ma solo una pretestualità legata

allo stesso modo di percepire, di vedere, di toccare, di annusare; ipotizzando, così,

dei precisi limiti per la conoscenza, connaturati agli stessi processi mentali, che

portano a fonetizzare in un modo, piuttosto che in un altro, nelle mille e mille

lingue del mondo, con i limiti della traducibilità che tutti conosciamo, per cui possiamo,

per paradosso dire, che i libri non debbano essere tradotti, senza neanche contare che

ognuno poi ritraduce nella propria testa, con le proprie versatilità, ubbie, passioni,

antipatie, avendo consapevolezza che esistono i multilingue ma non i multipensiero

e che ognuno nel fondo più fondo, pensa sempre con la propria lingua madre.

Pensate una Divina Commedia in swahili oppure I Ching in lingua basca, tanto per estremizzare,

ma non troppo… Possiamo in ciò, istituire una scalarità, che mette Gorgia, nell’alveolarità

di Ermete, Eraclito, Spencer, facendo salti temporali che oggi non scandalizzano più

nessuno, nell’era della contemporaneità, che comprime e schiaccia sia esegetica che

ermeneutica, intendendo con essa, non più e non tanto, una diacronia, del moderno più

vicino a noi, ma una affinità elettiva, che transita le cronologie, in una cronicità di concetti

e teoremi che vanno dalla paleontologia, alla antropologia, alla psicologia, alla biologia

evoluzionistica, alla futuribile neuro biologia. Fare ricorso al passato aiuta a sconnettersi

dalla immemoricità dei trovatelli e dalla nebbiosità dei dispersi; aiuta oggi, come sempre.

Ricordo che aiutò Giotto nella querelle tra vecchio (Costantinopoli) e nuovo (Parigi) e gli

fece scegliere ciò che veniva da Polignoto, Zeusi, Parrasio e anche Fabullo, ma questo

è Raffaello in pieno Rinascimento. Si chiama retroterra, se non si riduce a dogmatismo

deleterio o ad auctoritas sclerotica, quello che permette di andare avanti nel sapere,

attraverso una lingua franca, oggi l’inglese, ma senza essere sicuri di niente, nel dubbio

metodico (che è quanto ci rimane di valido, del rovinato impianto concettuale cartesiano)

quello che parte da affermazioni di principio ritenute, ma fino a prova contraria, senza

alcuna forma di assolutismo.

 Manteniamo le affermazioni di principio, come un orizzonte

degli eventi oltre cui non sappiamo niente e domina lo sconosciuto, che non è, per definizione, inconoscibile.

Dobbiamo perseguire il vero come itinerario di verità, sapendo che il primo

siamo noi, è umano e la seconda divina e insondabile. Oggi, un oggi sempre più ristretto,verso

un veloce ieri e un fulmineo domani, il rischio è quello del post umano, tutto tecnica e di

un potere assurdo, mostruoso, dove luce e ombra si equivalgono e anche bene e male

possono equivalere.

 Ma, io confido in una ragione e un cuore, che premettano ai progressi

della scienza e della tecnica, in tutte le direzioni, un equivalente, se non maggiore, sviluppo

dei principi etici e morali, che facciano, l’uomo più uomo e sempre l’uomo come fine:

 

Francesco Gallo Mazzeo – Docente emerito ABA di Roma, Docente di linguistica applicata ai nuovi linguaggi inventivi delle arti visive in Pantheon Institute Design & Technology di Roma e Milano

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