Bassetti: con il Covid abbiamo vinto una battaglia campale, ma la guerra ancora no. Le proposte che il noto virologo fa al ministro della Salute Schillaci

Professor Bassetti, la pandemia è finita?

Bisogna distinguere, altrimenti induciamo confusione nei cittadini. Se si intende che è stata superata la fase grave, che registrava ogni giorno centinaia di morti, allora la risposta è sì., la pandemia è finita, Il peggio è passato. I contagi continuano ma le conseguenze non sono più quelle di prima. Se invece si intende che la guerra sia finita, allora no: è una guerra che continua, non solo in Italia naturalmente ma a livello mondiale

A chi ha creduto nel vaccino e ha fatto le varie dosi, che cosa si sente di dire?

Che ha fatto bene a fidarsi della scienza, della ricerca, del progresso. A oggi il 95 per cento degli italiani e il 99% degli operatori sanitari hanno fatto una scelta saggia, scientifica, basata sulle evidenze. Sono state somministrati 13 miliardi di dosi nel Mondo.

E a chi non ha creduto ai vaccini per motivi diciamo così ideologici e a coloro che per motivi psicologici  hanno avuto paura di complicazioni cosa può dire?

Dico che mi fa molta paura chi per motivi psicologici dice no al vaccino. Sono gli stessi tipi di soggetti che diranno no all’antibiotico, al vaccino anti influenzale ecc. Chi si è messo  ( e si è mosso) contro le vaccinazioni si è messo contro il progresso, contro la scienza. Le dirò di più: non ho tanta voglia di parlare con chi ha fatto della sua vita un manifesto di violenza e d’ignoranza.

Vediamo il tema covid da un’altra angolazione. Il virus può considerarsi sconfitto? In altre parole: con il virus si è vinta una battaglia sia pure campale o abbiamo vinto la guerra?

Abbiamo vinto la battaglia contro il covid 2019, ma non ancora la guerra. La guerra contro i virus è in corso da tanti anni. Ma la scienza e la ricerca hanno consentito di ottenere grandi risultati. Nel 1970 la mortalità infantile era elevata, per poliomelite, morbillo ecc

Professore, al momento da 1 a 10 a quale livello di contagio ci troviamo?

Siamo a un livello  8- 9. Però  anche qui distinguiamo:  ci troviamo di fronte a un virus molto contagioso ma molto meno pericoloso.

 E qual è, sempre da 1 a 10, il livello di pericolosità?

Prima era intorno al 10, ora siamo scesi a un livello 3.

È prevedibile una nuova ondata?

Improbabile. Nelle proporzioni in cui l’abbiamo conosciuta, non succederà più

Quali sono le precauzioni che dobbiamo continuare a osservare?

Le più importanti, specialmente per le persone anziane e fragili, sono: il richiamo del vaccino anticovid, del vaccino anti influenzale. Per tutti: lavarsi le mani, starnutire nel gomito, non usare i fazzoletti della nonna, usare le mascherine in certe situazioni

A proposito di mascherine. Vado dal medico di famiglia e mi chiedono la mascherina, la sera vado al cinema e non mi chiedono nulla;  sull’autobus c’è chi la indossa, c’è chi no (e sono quelli più numerosi). Professore, siamo allora alla prevenzione faidate, al gesto autarchico? Aiuta questa sensazione di anarchia? Dove siamo arrivati?

Siamo arrivati al punto dove dovevamo essere. Siamo cioè alla fase di passaggio dalle declamazioni e dalle indicazioni precettive e obbligatorie all’utilizzo di dispositivi sulla base di scelte individuali.  Siamo insomma a una fase di maggiore consapevolezza e di autonomia di decisione. Il che vuol dire: nello studio del medico è obbligatorio portare la mascherina; al cinema, sull’autobus ognuno decide di se stesso, come comportarsi e come proteggersi. Con l’ovvia considerazione che chi decide di non mettere la mascherina non deve essere guardato in cagnesco o esplicitamente criticato.

Argomento varianti. Ho perso il conto di quale lettera ora abbiamo come variante. Se ne prevedono altre o il virus ha smesso di variare?

Ci siamo fermati alla lettera omicron, poi al suo interno ci sono una serie di sottovarianti. Per questo, ripeto, il virus è più contagioso ma meno letale.

Con il senno di poi senza le vaccinazioni che cosa sarebbe successo?

Avremmo avuto almeno il doppio se non il triplo di morti.

I medici no vax riammessi e forse anche con le multe condonate: qual è il suo pensiero come medico e come cittadino?

Delle multe non m’importa nulla. A me interessa l’aspetto etico, deontologico. I medici che non riconoscono i benefici dei vaccini non li consigliano e non li utilizzano per i propri pazienti. E’ un comportamento inaccettabile. Questi medici non rispettano il giuramento di Ippocrate, dovrebbero cambiare lavoro. Perciò il reintegro di questi medici no vax è un errore. Diverso il discorso per il personale sanitario, che si può far rientrare.

Una delle ragioni di scetticismo su cui i “vaccinoscettici”, chiamiamoli così, hanno puntato e fatto propaganda è la recidiva: cioè, persone che hanno avuto il covid, pur vaccinati più volte, sono poi ricaduti nel virus. Si può spiegare tutto questo soltanto con il fatto che il virus è variato tra una vaccinazione e l’altra?

C’è un’altra spiegazione: sono stati fatti troppi tamponi, in maniera proprio esagerata. Quanta gente, con il naso che colava, abbiamo messo in croce per mandarla a andare a fare il tampone, e così abbiamo messo in croce pure il vaccino. Si è creata, diciamolo pure, una forma di psicosi, di ansia aggiuntiva individuale e collettiva: una minor quantità di tamponi l’avrebbe evitata.

 Si dice che ora prendere il Covid sia più o meno, tranne che per le persone fragili, come prendere un raffreddore, alla peggio una influenza comunque non aggressiva. Questa convinzione, secondo Lei, cosa può produrre nei comportamenti individuali e collettivi?

Ancora una volta: deve indurre nelle persone la consapevolezza che se siamo arrivati a questi risultati, ed è stato disinnescato il pericolo più grave, è perché abbiamo seguito le indicazioni della scienza.

Il ministro della Salute non è un politico ma un professore. Ha qualche idea, professor Bassetti, da prospettargli? Qualche suggerimento da dargli, nella situazione data?

Il ministro Schillaci sa fare il suo lavoro.

 

Ma qualche proposta da un esperto come Lei non sarebbe utile?

Ecco, ne avrei più d’una. Quello che potrebbe fare è :

  • ascoltare gli esperti di questo settore.
  • Fare un cambio generazionale all’interno dei consulenti del Ministero;
  • Cambiare norme non più idonee, come l’isolamento dei positivi
  • Semplificare i tamponi;
  • Semplificare l’uso degli antivirali per rendere ancora più debellabile questo virus
  • Fare report differenziati. Farli ogni settimana invece che ogni giorno va molto meglio, ma andrebbero meglio articolata la statistica, per distinguere la tipologia dei vari decessi e delle loro cause

(Il professor Matteo Bassetti, virologo, è Ordinario di Malattie infettive nell’Università di Genova)

 

 

Simone Massaccesi Redattore

 

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