Amministrative: trionfo del centrodestra in un match a senso unico

Tra rassegnazione e movimenti in ordine sparso, la sinistra sembra vocata, anche psicologicamente, alla sconfitta. E le elezioni europee del prossimo anno impongono un cambio di passo, idee nuove e iniziative chiare

L’ennesimo successo della coalizione di governo dimostra come quest’ultima sia saldamente alla guida del Paese, senza che all’orizzonte si possa intravedere alcun avversario in grado di mettere minimamente in discussione il risultato.

Quando si parla di match a senso unico, gli appassionati della boxe ricorderanno l’incontro tra George Foreman e Joe Frazier, con quest’ultimo che finì ko dopo nemmeno due riprese, mentre i calciofili non potranno non pensare al Mineirazo, quell’incredibile semifinale dei Mondiali in cui si registrò la débacle verdeoro contro la Germania di Joachim Low, che mandò in lacrime oltre 200 milioni di brasiliani.

Ecco, così come i due eventi sportivi, anche la tornata di queste elezioni amministrative è stata totalmente a senso unico, costituendo per il Pd e per tutto il centrosinistra (i 5 stelle sono ormai sempre più inesistenti a livello locale) l’ennesima batosta, in parte sì annunciata, ma non sino a questo punto e con questi disastrosi risultati.

In ambito politico, quindi, l’esisto di queste votazioni assume un significato simile sia all’incontro del 22 gennaio del 1973 al National Stadium di Kingston, sia all’incontro di Belo Horizonte del 2014: match mai in discussione, risultato mai in bilico, sconfitti umiliati.

Certo, la differenza è che i due casi sportivi furono in parte una sorpresa, che lasciò senza parole rispettivamente gli amanti del pugilato e del pallone, mentre non si può dire la stessa cosa dei risultati di queste elezioni.

D’altronde, che la strada per il centrosinistra fosse in salita era chiaro a chiunque, per diversi motivi.

In primis, l’incapacità di costruire quel famoso “campo largo” di cui si parla ormai da anni senza che nessuno davvero abbia mai avviato un’effettiva iniziativa in grado di porre le basi per un progetto comune (anche se i risultati dimostrano che neanche con un’alleanza giallo/rossa si sarebbero evitate le varie sconfitte).

In secondo luogo, è innegabile che la mancanza di un vero programma del Pd continui a non definire l’elettorato del partito, considerando che la sua segretaria, dopo tre mesi esatti dalla sua elezione, non ha ancora preso posizioni concrete e nette sui temi più importanti, dando ragione alla definizione che le ha affibbiato il direttore del Foglio Claudio Cerasa, ossia Schlein-GPT, dal momento in cui quest’ultima “come un algoritmo, non prende decisioni”.

I risultati di ieri, quindi, dimostrano come questa tornata elettorale, così come quella per le regionali della Lombardia, del Lazio e del Friuli- Venezia Giulia, sia stato un match totalmente a senso unico, con un’ulteriore aggravante per il centrosinistra, visto che si è assistito ad una débacle anche nei capoluoghi (ove, in molti di questi, storicamente il centrosinistra partiva spesso avvantaggiato) , con il centrodestra che questa volta ha ottenuto bottino pieno (salvo l’eccezione di Vicenza vinta da Giacomo Possamai, lettiano lontanissimo da Elly Schlein), conquistando per la prima volta anche la storica roccaforte “rossa” Ancona.

Chissà se nelle quasi tre ore di riunione convocata dalla segretaria Schlein, qualcuno abbia fatto presente in maniera schietta, che da un paio di mesi a questa parte il Pd si presenta ai vari appuntamenti elettorali con la consapevolezza (quasi certezza) di perdere, e che c’è un anno di tempo in vista delle elezioni europee per costruire un’identità (così come l’anima di una squadra di calcio) in grado di poter almeno competere con l’avversario.

Situazione che ad oggi appare lontanissima.

 

Francesco Spartà – Giornalista

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